"Contro il giorno" di Thomas Pynchon



In questi giorni Einaudi ha riproposto "Contro il giorno" di Thomas Pynchon, traduzione di Massimo Bocchiola e l'ho ricomprato il prima possibile. Tanto tempo fa ne avevo scritto su Lankelot e questa sotto è la recensione di allora un pochettino rivisitata. Ovviamente per i cultori delle "recensioni recensioni" questo continua a non rimanere il posto giusto:

"È sempre notte, altrimenti non ci servirebbe la luce" (Thelonius Monk)

Leggere uno qualunque dei romanzi o dei racconti di Thomas Pynchon significa accettare molteplici sfide correndo il volontario rischio di perderle tutte quante e accettare, forse, di sentirsi raggirati. Di sentirsi degli stupidi. Di guardarsi allo specchio e ritrovarsi più ignoranti di prima. Degli illetterati. Accettare il rischio di uscirne disgustati e sormontati da una valanga di dubbi sulla qualità dei suoi scritti, sulla sua persona, sull'alone di fede che circonda questo scrittore misterioso. I suoi romanzi non sono per tutti anche se in molti amano citarlo snobisticamente, vantandosi di averlo letto e magari i suoi libri te li mostrano pure quando finisci nelle loro case come se averlo letto possa garantire un posto sicuro nell'olimpo dei letterati o dei potenziali ottimi scrittori. Mi è successo, credetemi, mi è successo innumerevoli volte. Fra quei pochi che non possono realmente fare a meno di lui, misterioso o no che sia, ci sono anche io.

Ho accettato anni fa la sfida di sganciarmi dal mondo reale, di staccare la spina dalla razionalità degli eventi, dagli spostamenti terrestri, dalla gravitazione terrestre, dalla consequenzialità, dalla logicità e mi sono innamorato di Pynchon. Mi sono reso disponibile a non arrestarmi di fronte all'apparenza, a forzare la comprensione del linguaggio, a sentirmi trascinato in vicende che poco e tanto hanno a che fare con questo Mondo, a rimettermi sul mio piccolo banco di scuola privata (l'unico dove continuo a volermi sedermi) e correre alla ricerca di vicende storiche, nomi, teorie di cui nulla o poco sapevo e ancora so, a considerare ogni possibilità. Grazie a Thomas Pynchon ho potuto continuare a sognare, a combattere contro la depressione e gli anni neri, a coltivare la speranza in un mondo diverso.

"Against the day / Contro il giorno" romanzo di Thomas Pynchon uscito nel 2006, otto anni dopo dopo l'ostico ma straordinario "Mason & Dixon ambientato nel XVIII secolo poco prima della Rivoluzione Americana e dedicato, ma non solo, alla tracciatura della linea di confine fra Maryland e Pennsylvania ad opera dell'astronomo Charles Manson e dell'agrimensore Jeremiah Dixon, confine che sarà poi quello fra Nord e Sud durante la Guerra di Secessione statunitense.

"Contro il giorno" si snoda lungo un arco di tempo che spazia dal 1893, anno della Mostra Internazionale di Chicago, fino agli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, correndo da un capo all'altro di un mondo dove ci si può imbattere in un Ovest ultracrepuscolare, in particolare la cittadina di Telluride nel Colorado (stato fra l'altro del massacro di Sand Creek nel 1863 ai danni degli Cheyenne) scosso dai conflitti fra minatori innamorati del verbo/azione/dinamite anarchici e padroni (il West lo vedremo poco dopo riprodotto agiograficamente solo in quella Hollywood dipinta nelle ultime pagine del libro, dove, pensate, si rifugiò pure il mitico Wyatt Earp o in quel Wild West Show di Buffalo Bill derisi/sfruttati dai sovrani austriaci) ormai giunto al capolinea di una linea ferroviaria (simbolo non troppo celato dell'industrializzazione divoratrice, osteggiata non a caso dai nativi e la cui costruzione fu foraggiata dai potentati economici nascenti e costruita sulla pelle di migliaia di cinesi e consigliatissimo è la serie Hell on Wheels) che trasporta negli angoli più remoti le migliaia di migranti sfuggiti dall'Europa in cerca di fortuna e libertà per farli lavorare senza diritti e con paghe da fame nelle miniere, sui campi, nelle fabbriche, nei mattatoi in cerca del sogno Americano e che poi li fa sparire, chiusi nei tristi carri bestiame, appena decidono di ribellarsi al potere e che trasporta anche le armi e truppe per sedare le rivolte e che permette il rapido spostamento di merci da un capo all'altro del continente:

"...c'era una guerra fra due eserciti in piena regola, ciascuno con la sua catena di comando e i suoi obiettivi strategici a lungo termine - un'altra guerra civile con la differenza del treno, che adesso attraversava tutti i vecchi confini ridisegnando la nazione esattamente nella forma e nelle dimensioni della rete ferroviaria, in qualunque direzione essa potesse correre. Lui se ne era già accorto fin dallo sciopero di Pullman, a Chicago, con le truppe federali che pattugliavano le strade, la città al centro di venti o trenta ferrovie a irradiarsi con le loro interconnessioni all'esterno, verso il resto del continente. In momenti più folli, a Lew il reticolo d'acciaio sembrava fosse un organismo vivente che cresceva di ora in ora rispondendo a qualche comando invisibile"

per poi finire nella Siberia lacerata dalle fiamme per la caduta dell'asteroide su Tunguska o in una Venezia magica di calle, isole e con il campanile di San Marco ancora in piedi ma prossimo a crollare durante un conflitto aereo nel 1902 (anche se la versione ufficiale parla di un crollo per motivi strutturali) e muoversi fra le città di Gottinga e Ostenda sedi di diatribe matematiche e fisiche che rivoluzioneranno il corso della storie e la Torino durante il grande balzo industriale, con le prime manifestazioni operaie e l'insorgere del fascismo e i Balcani dai confini labili e perennemente in guerra e il Messico in piena rivoluzione coi vari Porfirio Diaz, Francisco Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata e la Londra di partite a cricket e assassini seriali e logge massoniche e tossicomani e la Vienna che celebra sfarzosamente gli ultimi anni dell'Impero Asburgico e le steppe orientali che custodiscono il segreto di Shangri-La (dal libro di James Hilton e anche titolo di una famosa canzone dei Kinks "Now that you've found your paradise // This is your Kingdom to command // You can go outside and polish your car // Or sit by the fire in your Shangri-la // Here is your reward for working so hard // Gone are the lavatories in the back yard // Gone are the days when you dreamed of that car // You just want to sit in your Shangri-la) ) o Shambhala che nel buddhismo è una città mitica situata nei pressi dell'Himalaya e decine di altri luoghi reali o immaginari che siano.

Lungo questi vent'anni Pynchon costruisce una storia (l'anima di Faulkner aleggia come sempre sopra i suoi scritti) che nessuna diga riesce a contenere: il filone principale del libro è dedicato alle vicende della famiglia Traverse, con il capostipite Webb Traverse, minatore anarchico in Colorado, che piazza bombe per contrastare l'egemonia delle Compagnie (erano gli anni della propaganda col fatto, anni di Emile Henry che in tribunale prima di essere decapitato dichiarò "Nella guerra da noi dichiarata alla borghesia non chiediamo pietà. Diamo la morte e sappiamo subirla.", di Gaetano Bresci, della strage di Haymarket, di Czolgosz che uccise il presidente statunitense Mckinley) che proprio per il suo operato e l'alone di leggenda che lo circonda, verrà ucciso da due sicari, Deuce Kindred e Sloat Fresno al soldo del magnate Scarsdale Vibe (la scena del ritrovamento del cadavere del padre issato su un patibolo in mezzo al deserto riecheggia la consueta giustizia sommaria nel West resa famosa dai tribunali fasulli del Giudice Bean e del Giudice Parker e più nell'immediato alla prigione di Guantanamo o alle impiccagioni ai ganci delle gru in Iran) . Seguiremo così le vicende della stoica moglie Mayva, dei suoi tre figli maschi, Reef, Frank e Kit sulla strada di una vendetta familiare che si protrarrà per anni lungo tutta l'Europa, il Medio Oriente, il Messico, le praterie statunitensi, col piccolo Kit, che in un frangente della sua vita finirà per accettare di essere finanziato negli studi matematica/scienze/fisica (il vettorismo) proprio da Scarsdale Vibe (diventerà amico del figlio compagno di studi) e della figlia Lake che finirà per sposarsi proprio con uno dei due sicari del padre, Deuce.

Troppo semplice? All'apparenza: perché ora immaginate che la saga dei Traverse è solo una delle tante tracce nel libro perché nel corso della narrazione i Traverse si incontreranno/scontreranno/innamoreranno con personaggi come Foley Walker, l'attendente/consigliere spirituale ed economico di Scarsadale Vibe; Lew Basnight, un detective privato impiegato in un primo tempo contro i sovversivi e che finirà per entrare in crisi una volta arrivato in Colorado; Yashmeen Halfcourt, un'aristocratica inglese innamorata della matematica e del sesso; "La Compagnia del Caso" guidata da Randolph St. Cosmo e che non è altro che una simpatica combriccola (persino col cane parlante e avido lettore, Pugnax) di viaggiatori volanti, imbarcati sull'aeronave Inconvenience, fra cielo e galassia, sopra le disgrazie di una Terra sempre più sconvolta da guerre e sofferenze e protagonista di una serie di libri d'avventura che deve tantissimo a Emilio Salgari; l'omosessuale Cyprian Latewood che tanta importanza avrà nella vita di Yashmeen e Reef Traverse; Merle Rideout, un fotografo itinerante, con la figlia Dahlia che s'innamorerà di Kit e tanti altri come il professore/scienziato/inventore Nikola Tesla (che qualcuno si ricorderà nel film "The Prestige" impegnato proprio fra le montagne del Colorado nelle sue ricerche) contrapposto al più famoso Thomas Edison; il professore Heino Venderjuice; il figlio e i fratelli di Scarsdale Vibe e poi terroristi, poliziotti, investigatori, maghi italiani, esploratori, ufficiali austriaci, spie di ogni genere, matematici, fisici, sette quaternioniste, neo-pitagorici, combattenti balcanici, viaggiatori nel tempo, predicatori religiosi della rivolta etc etc. L'elenco sarebbe sterminato ed è quasi impossibile in poche righe raccogliere tutti i legami che si instaurano fra i vari protagonisti senza soluzione di continuità con un linguaggio denso e ironico, punteggiato qua e là dalle canoniche e divertenti canzoncine (chiaro che un libro di Pynchon si apprezzerebbe molto di più nell'originale).

Pynchon non sceglie a caso l'epoca del romanzo: la fine del XIX secolo è l'inizio della fine di un certo tipo di mondo, sancito poi dai cimiteri della Prima Guerra Mondiale "Se una nazione vuole preservare se stessa, quali altri passi farà, se non mobilitare e andare in guerra?", (certamente non positivo o idealizzato stupidamente) votato al progresso illuministico e il sopraggiungere di uno nuovo dominato dalla tecnologia divoratrice, dalla meccanizzazione, dal denaro che compra il futuro, dalla velocità a tutti i costi che disumanizza i rapporti fra gli individui col pretesto di migliorare le loro, di un mondo che ci schiavi di lavori sottopagati, a catena, senza senso, dove a vincere sono solo i magnati, gli scaltri, gli indifferenti.

Un mondo identico a quello dove viviamo noi oggi.

E così i viaggi nel tempo, la ricerca di "sostanze" miracolose che permettono di accedere a mondi paralleli, sono l'illusione/speranza di chi non si da per vinto nella costruzione di un mondo migliore, liberato dalle ingiustizie, che cerca il paradiso perduto di Shambala dove la vita ha senso di essere vissuta e dove il dolore è assente.

Ai detrattori potrà apparire il romanzo di un settantenne un po' rincoglionito, mai uscito completamente dalla stagione dei fiori, del Peace & Love (sogno tradito ed analizzato in "Vineland") e dedito all'uso di sostanze lisergiche che obnubilano la mente (e di droghe di ogni tipo in "Contro il giorno" ce ne sono parecchie) ma non è così, è invece il romanzo di un uomo che sa bene in quale paese vive e gli orrori commessi dal proprio paese e ben chiare sono le accuse rivolte: dalle guerre combattute in nome alla democrazia, ai soprusi compiuti sulla propria gente (a una lettura più semplice si potrebbe ridurre il conflitto fra minatori e padroni a una semplice lotta di classe) per arricchire quei pochi che ancora oggi detengono le vere redini del potere nel mondo.

Un romanzo massimalista ma che lacrima d'intimismo perché Pynchon non smette mai di credere nella semplicità dei rapporti umani, nei legami fraterni, nell'amore, nella bellezza del Creato distrutto dall'egoismo umano, nell'utopia.

E così Contro il giorno si chiude: "Presto vedranno l'indicatore di pressione che comincia a scendere. Sentiranno cambiare il vento. Inforcheranno gli occhiali affumicati per la gloria di quello che sta arrivando a dividere il cielo. Volano verso la grazia" aprendosi a quello che è stato e sarà "L'arcobaleno della gravità": "Un grido s'avvicina, attraversando il cielo. È già successo prima, però niente di paragonabile adesso"


(Turn Out the Lights)

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