NESSUNO TOCCHI CAINO - ‘PIANGIAMO NOSTRO FRATELLO, PERDONIAMO CHI L’HA UCCISO. È NOSTRO FRATELLO ANCHE LUI’
NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS
Anno 20 - n. 47 - 12-12-2020
Contenuti del numero:
1. LA STORIA DELLA SETTIMANA : ‘PIANGIAMO NOSTRO FRATELLO, PERDONIAMO CHI L’HA UCCISO. È NOSTRO FRATELLO ANCHE LUI’
2. NEWS FLASH: RITA NON SI FERMA: GIÀ UN MESE DI DIGIUNO PER SALVARE L’UMANITÀ DOLENTE IN CARCERE
3. NEWS FLASH: TANZANIA: CONDANNE A MORTE COMMUTATE PER 256 PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
4. NEWS FLASH: USA: BRANDON BERNARD GIUSTIZIATO NELLA PRIGIONE FEDERALE DI TERRE HAUTE
5. NEWS FLASH: EGITTO: AMNESTY RIPORTA 57 ESECUZIONI A OTTOBRE E NOVEMBRE
6. I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :
‘PIANGIAMO NOSTRO FRATELLO, PERDONIAMO CHI L’HA UCCISO. È NOSTRO FRATELLO ANCHE LUI’
Andrea Nicolosi su Il Riformista dell’11/12/2020
Nella notte del 5 dicembre, un evento terribile si abbatte sulla
comunità dei frati di San Camillo nella terra di Acireale. Un ospite
della comunità di accoglienza, uscito dal carcere otto anni fa, uccide a
bastonate e poi brucia il corpo di Leonardo Grasso, da più di
venticinque anni “ministro degli infermi” al servizio degli ultimi tra
gli ultimi. È una storia antica quanto il mondo quella capitata al
Camilliano Fratel Leonardo, quella di un fratello che viene ucciso da un
suo fratello. Di un uomo buono che viene annientato da un altro che non
ha saputo scegliere il bene e si sente a disagio, va a testa bassa
dinanzi al bene. Anche questa è una storia che intride il suolo di
sangue, un omicidio efferato da parte di un beneficato che si fa
carnefice del suo amorevole servo. Stavolta, però, il sangue del
flagellato non grida dal suolo, ma ha immediati e imprevisti annunci
che, con un enorme balzo, superano la tragedia umana e sembrano, sul
piano umano e spirituale, risolver la tutta intera.
Il sangue di Fratel Leonardo canta un inno nuovo, un inno al perdono del
suo uccisore, che viene chiamato fratello, un fratello che ha
sicuramente sbagliato – forse perché più sfortunato, perché non ha avuto
una famiglia che lo ha sostenuto, degli affetti, delle opportunità per
realizzare la sua vita – ma che DEVE essere perdonato. Ha una forza
dirompente il messaggio dei Camilliani, che il loro portavoce, Fratel
Carlo Maria Mangione, porge con una semplicità disarmante: “Noi siamo
addoloratissimi per la morte di Fratel Leonardo ma anche per questo
fratello che ha sbagliato. Vogliamo come comunità camilliana assicurare
il perdono a questo ragazzo e viviamo, viviamo con l’amore ai poveri,
l’amore agli ultimi perché, quando in una famiglia c’è uno che sbaglia,
questa persona che sbaglia va sempre accolta nel cuore. Vogliamo evitare
ogni forma di maledizione, di giudizio, di condanna nei confronti di
questo nostro fratello”.
La Tenda di S. Camillo, di cui Fratel Leonardo era responsabile da 25
anni, è nata nei primi anni ’90 proprio per accogliere, accudire e
accompagnare fino alla morte i malati di AIDS, che altrimenti morivano
in solitudine, emarginati, spesso anche dalle loro famiglie. I
Camilliani e i volontari, che piano piano si sono radunati attorno alla
comunità, superando le iniziali ritrosie per i rischi del contagio, si
sono così ritrovati ad accudire uomini e donne carichi di storie di
estremo abbandono e grande sofferenza umana. La comunità ha assunto da
subito la conformazione di una famiglia che poi ha accolto anche
tossicodipendenti e persone con disagi psichici che non avevano dove
altro andare. E come dovrebbe essere in ogni famiglia, alla Tenda si
dispensava semplicemente amore: di fratello che serve, di padre che
perdona, di madre che comprende e consola.
L’ondata di emozione per l’uccisione di Fratel Leonardo, carambolando
velocemente tra le agenzie di stampa, è stata colta anche da Nessuno
tocchi Caino che, in Sicilia per il “Viaggio della Speranza”, ha deciso
di fare tappa alla Tenda di S. Camillo, in questa piccola frazione di
Mangano, alle porte di Acireale, a rendere omaggio alle spoglie di
Fratel Leonardo e a raccogliere il messaggio dei Camilliani direttamente
dalla voce di Fratel Carlo trasmessa da Radio Radicale. Un messaggio di
speranza e, ancor prima, di testimonianza di fede evangelica e servizio
agli ammalati, agli ultimi. Testimonianza e modello dell’amore che, con
le stesse parole di S. Paolo, “tutto copre, tutto spera, tutto crede,
tutto sopporta” (1 Cor., 13) … tutto perdona!
Scompagina non poco gli schematismi del nostro pensiero e del nostro
agire il messaggio dei Camilliani – pienamente nel solco del messaggio
dell’accoglienza ribadito da Papa Francesco – che, in un’epoca di
confusione e di forti conflitti sociali, spesse volte sommersi, a tutti i
livelli, anche politici e istituzionali, ci costringe a rivedere in
maniera critica e a rinnovare il rapporto e l’approccio ai nostri simili
e ai nostri contrapposti, ai “buoni” e ai “cattivi”.
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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH
RITA NON SI FERMA: GIÀ UN MESE DI DIGIUNO PER SALVARE L’UMANITÀ DOLENTE IN CARCERE
Antonio Coniglio su Il Riformista dell’11/12/2020
Quando lo ha salutato in quel funerale laico nel quale il requiem di Mozart abbracciava una giornata di sole, Bernardini, di nome Rita come la santa delle cause impossibili, era a Piazza Navona: piazza Marco Pannella. In quel rettangolo allungato, il leader radicale aveva beffato finanche la sfida tra il Bernini e il Borromini, unendo religiosamente il paese nel nome dei diritti e delle libertà. Rita era lì ai tempi delle maratone referendarie, con l’espressione limpida di una bambina. Sono trascorsi quarant’anni da allora, senza che il tempo sia riuscito a scalfirne lo sguardo terso e cristallino. Son fatti così i radicali veri: sono belli e hanno dentro la poetica del fanciullino. Non l’ha fermata niente e nessuno Rita Bernardini. Né il colpo della strega, né l’infezione alla bocca, né gli 8 chili lasciati sul campo di un mese di digiuno per quella umanità dolente che in carcere rischia la vita: detenuti e detenenti vittime di una emergenza detta “pandemia” e di un sistema mortifero di giustizia penale. Lei compagna – cum panis – ha rinunciato al pane dando a chi governa una lezione antica: non si massacrano i prigionieri. Il suo corpo, come nel discorso della montagna, “non resiste al male”: non imita il male per combatterlo. È un corpo inerme che, mentre digiuna, sfama. Sfama un potere, rinsecchito di diritto, che fa razzia dei vinti. Che diventa terribilità. Finanche nel VI secolo avanti Cristo, il vecchio Priamo abbracciò le ginocchia di Achille, che sfregiava il corpo di Ettore, ricordandogli il senso di umanità. “Pensa Achille a tuo padre, coetaneo mio, sulla soglia della vecchiaia”. Pensi il ministro Bonafede a questi carcerati! Ai loro padri e ai loro figli! Potrebbero essere i suoi padri e i suoi figli! Hanno perso la libertà e sono inermi. Massacrarli non rende giustizia alle vittime ma rende solo gli uomini dello stato carnefici. Non è solo un affare di norme, di tecnica giuridica, di codici e pandette. È questione di solidarietà. Fino a oggi hanno digiunato 2.859 detenuti, 646 liberi, 201 docenti di diritto penale. Non hanno toccato pane giornalisti, scrittori e alcuni deputati. Rita Bernardini si è fotografata qualche giorno fa con il rossetto rosso delle grandi occasioni. Sanguigno, pugnace, cinabro.
Questo è un digiuno di proposta. Non è un funerale. Dalle parti dei radicali, pannellianamente, “occorre volere e potere rischiare la vita contro, non il rischio, ma la certezza della morte del diritto, dei diritti, della speranza democratica, di un minimo di regole civili”. Chiosava Maria Teresa di Lascia: “Nessuno che faccia un digiuno per motivi politici o per motivi di salute può fare un digiuno contro qualche cosa o contro qualcuno. Non si può fare, non si regge, si muore. I digiuni irlandesi lo hanno dimostrato. Contro un avversario politico non lo si può fare e immagino neanche contro la propria malattia. Allo stesso modo non si può usare in politica uno strumento come il digiuno senza avere amore per l’avversario senza avere la consapevolezza che la crescita, se ci sarà, avverrà dentro e fuori di noi. Se la malattia, nella lettura vitalista, origina quasi sempre dall’amore negato agli altri o non ricevuto, il successo di un digiuno in terapia come in politica è legato alla capacità di liberare la parte migliore di sé, di perdonare e di perdonarsi, di percepirsi come protagonista autentico della propria vita, in una parola di amare.”
Mentre Rita digiuna, continua in Sicilia “Il viaggio della speranza” di Nessuno tocchi Caino-Spes contra spem”. È un viaggio che potrebbe non finire mai, tante sono le cose preziose e le persone straordinarie che si scoprono nel corso del cammino e che ti portano a cercare ancora il bene che pure c’è e a incontrare i buoni che pure abitano nella terra del “male” e degli “irredimibili”. Con i miei compagni di viaggio Sergio D’Elia, Sabrina Renna ed Elisabetta Zamparutti, quanti ne abbiamo incontrati di “cattivi”: politici, imprenditori, sindaci ai quali è stata appiccicata addosso l’etichetta fasulla della mafiosità e comminata la condanna extragiudiziaria di irredimibilità. Sono le vittime collaterali e innocenti di una “guerra” che in nome della “legalità” crea il deserto e nega la libertà di fare impresa, il diritto al lavoro, la partecipazione alla vita politica e civile, in poche parole, lo stato di diritto. Noi andiamo avanti. Perché senza la speranza, la Trinacria diventa la terra della “morte addosso”. Noi speriamo oltre ogni speranza: “Ce n’est qu’un début continuons le combat”.
Per saperne di piu' :
TANZANIA: CONDANNE A MORTE COMMUTATE PER 256 PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
Il presidente della Tanzania John Magufuli il 9 dicembre 2020 ha commutato in ergastolo le condanne di 256 prigionieri del braccio della morte.
La decisione del Presidente, annunciata nel Giorno dell'Indipendenza della Tanzania, dà nuovo impulso agli attivisti per i diritti umani che chiedono l'abolizione della pena di morte nel Paese.
“Oggi è il nostro Giorno dell'Indipendenza, [e] avrei dovuto autorizzare la morte di 256 detenuti. Non ne ho giustiziato neanche uno. Commuto le loro condanne a morte in ergastolo", ha detto Magufuli durante la cerimonia di giuramento per i nuovi membri del governo.
“La legge dice che devo impiccarli tutti e 256. [Ma] Chi avrà più peccato: quelli condannati per aver ucciso una, due o tre persone, o io, che ne devo uccidere 256?"
I gruppi per i diritti umani hanno salutato la decisione come una pietra miliare significativa, sostenendo che tenere prigionieri nel braccio della morte a tempo indeterminato equivale a tortura psicologica.
Secondo i registri del Ministero dell'Interno, i condannati a morte sono sparsi in molte delle famigerate carceri della Tanzania, vivendo in condizioni di sofferenza e disperazione.
I funzionari delle prigioni citati nei resoconti dei media locali affermano che i ritardi prolungati nelle esecuzioni hanno provocato la congestione nelle carceri, poiché i condannati a morte devono essere tenuti separati dagli altri prigionieri.
L'ultima esecuzione in Tanzania è stata approvata dall'ex presidente Ali Hassan Mwinyi nel 1994.
(Fonti: Anadolu Agency, 09/12/2020)
USA: BRANDON BERNARD GIUSTIZIATO NELLA PRIGIONE FEDERALE DI TERRE HAUTE
Poche ore prima dell'esecuzione, la Corte Suprema ha negato una richiesta di sospensione degli avvocati Alan Dershowitz e Ken Starr, che si sono recentemente uniti al team di Bernard.
Brandon Bernard era stato condannato a morte nel 2000 per il rapimento, la rapina e l'omicidio di una coppia dell'Iowa che era in visita in Texas. A quel tempo Brandon Bernard aveva 18 anni. Lui e altri membri di una gang in Texas, il 20 giugno 1999 chiesero un passaggio a una giovane coppia, Todd e Stacie Bagley (26 e 28 anni), all’uscita dalla messa domenicale.
I due vennero chiusi nel cofano dell’auto, le loro carte di credito svuotate passando a diversi bancomat, e infine furono uccisi a colpi di pistola, e l’auto data alle fiamme. Secondo l’accusa, Christopher Vialva, 19 anni, aveva sparato alle vittime, e Brandon Bernard, su ordine di Valva, aveva dato fuoco all’auto. I due vennero processati nel 2000 da una corte federale a Waco perché gli omicidi erano avvenuti su terreni di pertinenza della base militare di Fort Hood, ed entrambi condannati a morte.
Valva venne condannato a morte tre volte, Bernard a morte una volta e all’ergastolo senza condizionale due volte. Altri imputati, che all’epoca erano minorenni, sono stati condannati a pene detentive.
Vialva è stato giustiziato il 22 settembre 2020.
Da quando, il 16 ottobre, è stata fissata l’esecuzione di Bernard, un numero crescente di persone ha pubblicamente sostenuto che la pena di morte dovesse essere riservata al "peggiore tra i peggiori”, e non a Bernard, che non aveva sparato.
Dei 12 giurati del processo del 2000, nove sono ancora in vita. Tra loro, cinque hanno rilasciato dichiarazioni giurate in cui sostengono di aver cambiato idea, e di non ritenere, oggi, che Bernard dovesse essere giustiziato. Undici membri di quella giuria erano bianchi; i cinque imputati erano neri.
Anche Angela Moore, la procuratrice federale che ha rappresentato la pubblica accusa nei gradi di appello, ha dichiarato di aver cambiato opinione, e in un editoriale pubblicato il 18 novembre ha sostenuto che la vita di Bernard dovesse essere risparmiata e che "l'esecuzione di Brandon sarebbe una terribile macchia sull'onore della nazione."
L'8 dicembre, il New Yorker ha riferito che il Clemency Attorney degli Stati Uniti (l’agenzia federale che esamina le richieste di clemenza dei detenuti federali, anche dei condannati a morte), aveva "fortemente raccomandato” la commutazione in ergastolo della condanna di Bernard, e ha ripetuto la raccomandazione in un rapporto alla Casa Bianca.
Bernard diventa la nona persona giustiziata quest'anno dal sistema federale, la 12a giustiziata dal governo federale da quando ha ripreso le esecuzioni nel 2001, la 16a persona giustiziata quest'anno negli Stati Uniti e la n° 1.528 da quando gli Stati Uniti hanno reintrodotto la pena di morte in 1976 e ripreso le esecuzioni nel 1977.
Bernard è anche il più giovane imputato federale giustiziato in 70 anni, e dopo Orlando Hall è il secondo detenuto in 130 anni ad essere giustiziato durante il periodo di transizione tra due presidenti, quando, per consuetudine, il governo uscente gestisce solo l’ordinaria amministrazione o, all’opposto, particolari emergenze.
(Fonti: Time.com, aljazeera.com, 10/12/2020)
EGITTO: AMNESTY RIPORTA 57 ESECUZIONI A OTTOBRE E NOVEMBRE
Le autorità egiziane hanno giustiziato almeno 57 uomini e donne nei soli mesi di ottobre e novembre, ha reso noto Amnesty International il 2 dicembre 2020.
Le autorità egiziane non pubblicano statistiche sulle esecuzioni o sul numero di prigionieri nel braccio della morte, né informano in anticipo le famiglie o gli avvocati delle esecuzioni.
I media filogovernativi hanno riportato 91 esecuzioni praticate nel Paese da ottobre, citando fonti ufficiali anonime.
(Fonti: Amnesty International, 02/12/2020)

Quello dei Camilliani è un messaggio quasi incredibile, di profonda amorevolezza, sembra avere poco di umano, e molto di trascendente. Ma è probabilmente l'unico mezzo per salvare il mondo e salvarci. E l'esempio da seguire. Lo so, è tostissimo. Ma davvero non dovrebbe esistere alternativa.
RispondiEliminaSono perfettamente d'accordo con te Franco.
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