Gulag, Varlam Salamov, Arthur Koestler, Aleksàndr Solzenicyn

 

In era pre-Covid io e mia sorella ci parlavamo 4-5 volte all'anno, nel 2020 non è sempre stato "piacevole" sentirci mentre nel 2021 siamo già tornati sui soliti ritmi (ma dal museo di Taranto è stata spostata a Firenze e sarà per lei più semplice raggiungere Milano dove continua a risiedere con suo marito)  ma nel 2005 mi regalò un capolavoro: "I racconti di Kolyma" di Varlam Salamov (Einaudi, traduzione di Sergio Rapetti) che in questi mesi sono tornato a leggere questi racconti alternandoli ad altre letture, riannodando fili, ritrovando sottolinerature e facendone di nuove. Ho terminato il primo volume e mi appresto a cominciare il secondo. 
Mentre leggevo questi racconti mi domandavo se per caso vengono letti alle Medie o alle Superiori. Se non accade è un vero peccato. Sarebbe bello abbinarli ai libri sulla Shoah o sulla Resistenza che di solito vengono fatti leggere a quell'età.
 
Magari anche consigliando un altro di quei libri che quando l'hai letto poi è impossibile dimenticarlo e sto parlando di  "Buio a mezzogiorno" di Arthur Koestler (Mondadori, traduzione di Giorgio Monicelli). La prima volta che lo lessi fu per caso, non conoscevo l'autore e me ne innamorai all'istante. A distanza di anni non ha perso nulla in freschezza.
 

E sarebbe bello che nelle scuole si leggesse anche qualche pagina di un altro libro fondamentale che purtroppo è rimasto a casa di mio padre: "Arcipelago Gulag" di Aleksàndr Solzenicyn (Mondadori)
 
 
In questi anni ho scoperto purtroppo che sono tre libri che sono poco letti, o almeno moltissime delle persone che conosco non li hanno mai letti, e per questo non smetto mai di consigliarli e quando mi capita anche di regalarli.
 
 
Sul Post recentemente è uscito questo bell'articolo: 
 
 

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