"Niente è stato vano. Il romanzo di Géza Kertész lo Schindler del calcio" di Claudio Colombo (Meravigli) e una persona che finisce in carcere

 

Mentre leggevo l'interessante e commovente ""Niente è stato vano. Il romanzo di Géza Kertész lo Schindler del calcio" di Claudio Colombo (Meravigli) che racconta la storia di questo calciatore/allenatore ungherese che visse per tanti anni in Italia durante il periodo fascista allenando Spezia, Carrarese, Vezio Parducci Viareggio, Salernitana, Catanzarese, Catania, Taranto, Atalanta, Lazio, RST Littorio e Roma e che una volta tornato in Ungheria divenne membro della resistenza salvando dai campi di concentramento tantissimi cittadini ebrei e partigiani per poi finire, dopo una delazione, fucilato il 6 febbraio a Budapest pochi giorni prima dell'arrivo dell'Armata Rossa, ho ricevuto da mio padre un messaggio di mio padre che diceva "Vai su Casateonline. C'è una sorpresa."

E allora ci sono andato e ho trovato questa notizia: "Omicidio di Carugo: il moltenese Terenghi tradotto in carcere" che mi ha lasciato di stucco perché questa persona l'ho conosciuta bene proprio mentre giocavo a calcio, soprattutto nelle mie due stagioni migliori quando avevo 16-17-18 anni e mio padre l'aveva pure incontrato intorno a un viaggio in Tunisia. Era una sorta di direttore sportivo/tuttofare/motivatore della squadra Diceva che ero troppo indolente, timido ma che avevo un grandissimo talento. Mi picchiava forte sul petto, sbuffava e una volta mi disse "Quando hai finito il liceo se non vuoi giocare a calcio ti sbatto nella Legione Straniera". Ricordo ancora con commozione il finale di una partita che stravincemmo. Forse la mia migliore prestazione in assoluto e giocavo contro la squadra del paese. Terza categoria. Avevo 17 anni. Ero il piu' giovane di una squadra che contava anche un paio di trentottenni. C'era tantissima gente ad assistere alla partita. Era una sorta di derby e io ero molto teso e mi schierarono come difensore centrale (una sorta di libero) mentre di solito giocavo mediano. Non subimmo nemmeno un goal. Mi stavo dirigendo verso lo spogliatoio e Giovanni (è un uomo gigantesco) mi corse incontro stringendomi fortissimo e mi disse "Scirea, sembri Scirea. M'hai fatto piangere". 

Ne scrivo perché nella mia vita ho conosciuto tante persone che sono finite in carcere e non mi vergogno di averle incontrate. Da tutte loro ho imparato qualcosa. Mi hanno permesso di crescere, vivere esperienze, capire qual era la mia strada. Mi porto ogni giorno nel cuore i loro volti, le loro parole, i loro corpi.

Tutto qui.


(Appointments perché ce l'ho in testa fissa)

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