"Un paese terribile" di Keith Gessen (Einaudi, traduzione di Katia Bagnoli) + "Il futuro è storia" di Masha Gessen (Sellerio, traduzione di Andrea Grechi)

 

- Sí, - disse la nonna quando il film finí. - Fa' che non sia un'altra guerra.

Detta da lei, quella frase, che in tempi sovietici era stata una specie di slogan, significa molte cose. Suo marito, mio nonno, era morto al fronte; i suoi genitori erano stati costretti a sfollare da Mosca nonostante il cattivo stato di salute del padre; in mezzo a tutto questo, la gravidanza e la nascita di mia madre. Fa' che non ci sia un'altra guerra: terrore e speranza insieme
Eravamo seduti vicini sul divano che, levando qualche cuscino, diventata il suo letto. Se suo marito, mio nonno, fosse sopravvissuto alla guerra, lei forse avrebbe avuto altri figli. O se soltanto si fosse risposata prima. Se avesse avuto altri figli, uno di loro avrebbe potuto essere qui adesso, e probabilmente ci sarebbero stati altri nipoti, non soltanto io e Dima. - Ma uno non può mai prevedere come sarà la sua vita, - disse la nonna all'improvviso. E anche questo era vero. D'impulso presi la sua mano nella mia. Per essere una nonna cosí minuta aveva mani sorprendentemente grandi.” (pag. 307)

Prima di scrivere queste due righe leggevo sul Corriere della Sera dell'arresto in Russia di altri 200 oppositori di Putin e sono rimasto colpito perché “Un paese terribile” di Keith Gessen (Einaudi, traduzione di Katia Bagnoli) si chiude praticamente su una retata ai danni di Ottobre, un piccolo gruppo socialista che combatte contro Putin, gli oligarchi e il sistema economico neoliberista. Il romanzo è ambientanto nel 2008 e vede come protagonista Andrej, professore senza particolari ambizioni e talenti e figlio di russi fuggiti dall'Unione Sovietica nei primi anni '80, che torna a Mosca per occuparsi della nonna Seva malata di demenza senile, dopo che il fratello maggiore Dima, tornato da tempo in Russia e divenuto un piccolo imprenditore spregiudicato, che se n'era occupato per anni è fuggito per evitare problemi con la giustizia corrotta putiniana. 

Quella che all'inizio sembrerà una sorta di vacanza in attesa di tornare gli Stati Uniti si rivelerà invece per Andrej un ritorno alle origini e un viaggio di scoperta di Mosca e della Russia in generale. Occupandosi giorno dopo giorno della dolcissima nonna Andrej entrerà nelle contraddizioni di un sistema marcio, rifletterà sugli orrori del comunismo ma anche su come fosse, e per qualcuno forse lo è ancora, portatore di speranza, si innamorerà della bellissima dissidente Julia, si farà degli amici, giocherà ad hockey, parteciperà a manifestazioni, scoprirà che forse non ha così tanta voglia di tornare negli Stati Uniti, si accorgerà di quanto faccia schifo e sia meschino il sistema universitario/scolastico di cui fa parte e a cui è meschinamente aggrappato.

“Un paese terribile” è un romanzo delicato che mescola ironia e realismo, che offre uno squarcio vivido e mai oleografico della Russia contemporanea in tutti i suoi difetti ma anche nelle sue immense bellezze (impossibile non innamorarsi della Mosca che vive in questo romanzo), che commuove (le pagine dedicate alle passeggiate di Seva e Andrej o mentre guardano i film russi anni '50 e in generale tutte le parti di vita casalinga/quotidiana sono bellissime) e fa riflettere, senza mai annoiare, sulle contraddizioni e limiti del nostro sistema economico e che mi ha offerto alcuni spunti per ragionare su alcuni racconti che sto scrivendo.

Un estratto:

Quando raggiunsi Cvetonj bul'var, vicino a casa mia, vidi un Kroška Kartoška. Era un chiosco di plastica, delle dimensioni di un takeaway cinese, con un grande bancone bianco e pochi tavoli e sedie; l'avevano piazzato al centro del viale, un baracchino su una proprietà municipale, senza dubbio corrompendo qualche burocrate. Kroška Kartoška vuol dire “piccola patata”, ed era questo che servivano: patate al cartoccio. Tagliavano la parte superiore e tu sceglievi il ripieno: funghi, o insalata di pollo, o formaggio, o una combinazione a piacere. Era questo che i russi facevano da tempo immemorabile con le patate. Forse era un po' rozzo, e vederlo qui in un baracchino nel bel mezzo di Cvetnoj bul'var era un po' inappropriato, come una cosa vergognosa fatta in pubblico. Ma era la nostra vergogna nazionale condivisa. “Ci piace cuocere le patate e riempirle di roba grassa per renderle più gustose”: era questo che proclamava Kroška Kartoška. Era una catena diffusa in città, tutti piccoli chioschi. Entrai. Ordinai una patata piena di bacon e cipolla, costo cinquanta centesimi, e la mangiai, meditabondo, seduto a uno dei tavolini di plastica, senza nemmeno togliermi il cappotto. Poi andai a casa. Erano ormai le quattro del mattino. Fra poco la nonna si sarebbe alzata. Io dormii fino alle dieci, e lei non ebbe niente da ridire.” (pag. 243) 

 

 


 E vi consiglio di leggere anche lo splendido saggio della sorella di Keith di cui avevo scritto sul vecchio blog: “Il futuro è storia” di Masha Gessen (Sellerio, traduzione di Andrea Grechi) è uno splendido saggio dal ritmo narrativo che consiglio a tutti coloro che sono interessati/innamorati/incuriositi dalla Russia/UnioneSovietica/Impero Zarista. L'autrice seguendo principalmente le vicende di Zanna, Masa, Sereza e Lesa, nate e nati tutti nel 1984 e realmente esistenti, realizza un affesco memorabile capace di abbracciare il disfacimento dell'Unione Sovietica, i gulag, la repressione, Eltsin, Putin, Dugin, le manifestazioni di piazza, gli attentati, le guerre in Cecenia/Crimea/Ucraina, la vita quotidiana, la scuola, la letteratura, l'avvento della psicologia e della sociologia russa, la legislazione antigay con le sue orribili conseguenze, la fuga/esilio/arresto/uccisione dei dissidenti e tanto tanto altro. Un libro da leggere anche per capire le trame sovraniste in Europa, il legame della Destra e di una presunta Sinistra con la Russia putiniana.  Mi è piaciuto così tanto “Il futuro è storia” che come potete vedere dalla foto ho fatto un sacco di orecchie alle pagine e sottolineature. Ci sarebbero tanti passaggi da proporvi ma vi trascrivo solo l'ultima pagina dell'epilogo:


Vladimir Kara-Murza, la prima persona che Zanna vide quando arrivò sul luogo dell'omicidio di suo padre, scampò a un tentativo di avvelenamento nel 2015. Rimase in coma per cinque giorni. Alla fine fu trasportato in aereo negli Stati Uniti, dove si sottopose a un periodo di riabilitazione. Poi tornò in Russia per lavorare alla Fondazione di Chodorkovskij. Realizzò anche un documentario su Nemcov. Lo proiettò a Jaroslavl', la città dove Nemcov era stato eletto l'ultima volta, nel febbraio del 2017. Meno di quarantott'ore dopo, fu nuovamente ricoverato in ospedale per la compromissione totale degli organi vitali. I medici, fortunatamente, sapevano come curarlo, e questa volta il coma non durò così a lungo.” (pagg. 660)

 

(Sunset Dreams)

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