"L'ultima scommessa di Billy Phelan" di William Kennedy (Minimum Fax, traduzione di Nazzareno Mataldi) e altre cose sparse come Giulia Bignami e Lucien Rebatet

 


Qualche giorno fa la tossica che viveva sotto di noi si è trasferita per lasciare posto ad altri due sbandati più giovani, meno simpatici e che talvolta proprio non vogliono andare a letto e così mi sono  alzato alle 3 di notte e ho terminato "L'ultima scommessa di Billy Phelan", romanzo del 1978 di William Kennedy (Minimum Fax, traduzione di Nazzareno Mataldi), dalle tinte fosche e che soprattutto è una splendida ricostruzione della città di Albany sul finire degli anni Trenta: con una famiglia irlandese potentissima, i McCall, che gestiscono affari, malavita e politica e tutta una miriade di allibratori, scagnozzi, prostitute, papponi, giornalisti, giocatori di biliardo/carte/bowling, alcolizzati, proletari, perdigiorno fra cui spiccano Billy Phelan che sguazza fra sale da gioco, scommesse e che soprattutto sa sempre quando bisogna tenere la bocca chiusa e il suo amico giornalista Martin Daugherty, disilluso e col "dono" delle premonizioni, che dovranno cercare di risolvere il rapimento di Charlie McCall, figlio del boss Bindy, anche se questo potrebbe voler dire perdere tutto e magari essere costretti a lasciare la città.
Il romanzo non mi ha del tutto convinto: se nella prima parte mi sono sentito rapire da queste atmosfere brumose, dalla violenza sottile che permea questi ambienti, dalla ricostruzione storica puntuale e affascinante di un mondo pieno di contraddizioni e fondato su legami di sangue, col proseguio della storia ho cominciato ad annoiarmi per la ripetitività delle situazioni, a sentirmi un estraneo a questi ambienti, a non poterne più di come l'autore scandagliava praticamente tutto della vita dei personaggi togliendogli poi gran parte del  loro fascino misterioso. 
L'ho terminato mentre la tipa sotto, probabilmente sotto l'effetto di cocaina o crack o anfetamine, per la quarantesima volta ripeteva: No, domani non vado al lavoro!

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E in questi giorni è uscito il romanzo di Giulia Bignami "La zattera astronomica. Come sopravvivere a un papà scienziato" (Baldini+Castoldi) che ho una gran voglia di leggere anche perché apprezzo molto i suoi articoli su Il Giornale. E mi interessa anche perché anche io potrei dare qualche consiglio su come sopravvivere a un papà chimico e calciatore mancato di Serie A e a una sorella egittologa.

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E sono anni che sogno di leggere "I due stendardi" (Edizioni Settecolori) romanzo di 1400 pagine considerato uno dei capolavori del Ventesimo secolo ma anche un romanzo da evitare perché scritto da un fascista come Lucien Rebatet.

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