"Un artista del mondo fluttuante" di Kazuo Ishiguro (Einaudi, traduzione di Laura Lovisetti Fuà)
“Il periodo trascorso da Takeda, - dicevo loro, - m'insegnò una lezione importante all'inizio della mia carriere. E cioè che, mentre era giusto guardare agli insegnanti, era sempre importante contestarne l'autorità. L'esperienza di Takeda m'insegnò a non seguire mai ciecamente la folla, ma a riflettere attentamente sulla direzione nella quale ero spinto. Se c'è una meta che ho sempre additato a voi tutti, è stata quella di porvi al di sopra della corrente delle cose. Di sollevarvi al di sopra delle influenze indesiderabili e decadenti che ci hanno sommerso e hanno tanto contribuito a indebolire la fibra della nostra nazione in questi ultimi dieci, quindici anni -.” (pag. 71)
Mi sono rilassato, sentito avvolto da
una pace di sensi (forse anche per le tisane rilassanti che sto
bevendo) mentre leggevo “Un artista del mondo fluttuante” di Kazuo Ishiguro (Einaudi, traduzione di Laura Lovisetti Fuà) e uscito nel 1986.
Ambientato fra l'ottobre del 1948 e il giugno del 1950 in un Giappone appena uscito sconfitto, in macerie e in ginocchio dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, vede come protagonista e voce narrante l'anziano pittore Masuji Ono.
Chi é questo anziano pittore che vive in una splendida casa con ancora le ferite dei bombardamenti, che cerca di maritare, dopo un primo tentativo fallito la figlia minore Noriko mentre l'altra, Setsuko, è sposata con un uomo tornato lacerato dalla guerra e furioso con la generazione dei padri che l'ha mandato al macello? Dove sono finiti i suoi quadri? Perché il nipotino Ichiro non può vederli? Cosa nasconde il recente passato di Ono? Pagina dopo pagina coi piani temporali che si intersecano magnificamente, i ricordi che si confondono come in una favola il lettore conoscerà, forse, la storia di Ono, che da pittore stimatissimo dal suo maestro/educatore e in cerca di fama (bellissime le pagine sull'arte pittorica giapponese) si trasforma e matura come voce e interprete dell'imperialismo giapponese, mettendosi a servizio, raggiunendo le vette dell'amministrazione pubblica, con le sue opere delle campagne espansionistica giapponesi, di purificazione della società ed estirpazione dal tessuto sociale di ogni tratto decadente, pessimista, debole, senza farsi il minimo scrupolo a denunciare persino uno dei suoi migliori e amati allievi. Attraverso le riflessioni e i ripensamenti di quest'uomo rimasto solo, senza più amici, con un figlio morto durante la guerra, incapace di un dialogo sereno con le figlie e di comprendere i radicali cambiamenti che stanno lacerando il suo amato Paese offre un delicato e conturbante ritratto di un Giappone uscito a pezzi dal conflitto mondiale e attraverso da processi di trasformazione necessari da un lato a ripulirsi (anche con pentimenti e silenzi ipocriti e opportunisti) dagli orrori dell'imperialismo aprirsi alla democrazia e ai diritti civili ma dall'altro anche spersonalizzanti, distruttori dell'anima giapponese, dei suoi riti, delle tradizioni ancestrali, della lentezza per lasciar spazio a caseggiati anonimi (si resta in lacrime assistendo allo scempio della distruzione del “quartiere del piacere” sostituito da un glaciale agglomerato di palazzi pieni di ufficiloculi e impiegati senza un'ora di sonno), al culto del denaro e della produzione, ai miti propagandati dal cinema hollwoodiano (impossibile per il nonno trasmettere al nipote innamorato dei cow-boy e Braccio di Ferro le storie di ninja, samurai, imperatori).
"Un artista del mondo fluttuante" è un romanzo iptnotico, ricco di sfumature e fantasmi, un giardino di bellezza e armonia.
Che grande scrittore che é Kazuo Ishiguro.
“Quando descrivo questo mio lavoro giovanile e certo ancora un po' rozzo, forse per alcune sue caratteristiche può sembrarti familiare. Può darsi, infatti, che tu conosca il mio dipinto Occhi rivolti verso l'orizzonte, che, riprodotto negli anni Trenta, godette di una certa fama ed esercitò una certa influenza nella nostra città. Occhi rivolti verso l'orizzonte fu una rielaborazione di Soddisfazioni, pur con le differenze prevedibili dati gli anni intercorsi fra i due lavori. Il secondo dipinto, ricorderai, presenta anch'esso due imamgini contrastanti che si fondono l'una nell'altra, chiuse entro la linea costiera del Giappone; l'immagine piú in alto è anche qui quella di tre uomini ben vestiti intenti a conversare, ma qui hanno espressioni nervose, si guardano vicendevolmente aspettando che l'uno o l'altro prenda l'iniziativa. E i visi, non occorre che te lo rammenti, somigliano a quelli di tre eminenti uomini politici. In quanto all'immagine piú bassa, piú importante, i tre ragazzi vittime della miseria sono divenuti soldati dal viso severo; due di essi portano fucili con la baionetta inastata e stanno a fianco d'un ufficiale che sguaina la spada e indica la strada davanti a sé, a occidente, verso l'Asia. Dietro di loro, non vi è piú la minima traccia di miseria, soltanto la bandiera militare del sole nascente. La parola “Soddisfazione”, in basso sul lato destro, è stata sostituita da “Occhi rivolti verso l'orizzonte”, e sul lato sinistro si legge il messaggio: “Basta con le chiacchiere codarde. Il Giappone deve andare avanti”. (pp. 166-167)



Io ho letto soltanto Non lasciarmi e mi è piaciuto moltissimo, anche se nella letteratura giapponese percepisco una sorta di freddezza ed estraneità che a volte mi lascia perplesso ( mi successe anche con Norwegian Wood di Murakami ).
RispondiEliminaIn questi giorni è uscito un suo nuovo libro se può interessarti.
Ciao, bellissimo Non lasciarmi e anche il film mi piacque molto. Lui è di origine giapponese ma è molto britannico. Si', ho visto che è uscito il suo nuovo libro e mi piacerebbe leggerlo.
EliminaAnche io ho letto solo "Non lasciarmi" e mi è piaciuta tanto la delicatezza del suo stile. Nell'infinita lista di libri che prima o poi vorrò leggere di sicuro ci sarà qualcosa di suo e devo dire che questa tua recensione mi ispira molto. Un romanzo che riesce a mescolare l'arte con l'orrore della guerra.
RispondiEliminaper me è un bel romanzo e la delicatezza del suo stile è qualcosa che ti resta dentro. Di questo libro mi è piaciuto particolarmente come Ishiguro sottrae molti particolari alla storia, evita sempre di dirti tutto e fare chiarezza.
Elimina