NESSUNO TOCCHI CAINO - IL PERDONO DI UN PADRE FERMA IL BOIA: ASSASSINO GRAZIATO IN ARABIA SAUDITA
NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS
Anno 21 - n. 24 - 12-06-2021
Contenuti del numero:
1. LA STORIA DELLA SETTIMANA : IL PERDONO DI UN PADRE FERMA IL BOIA: ASSASSINO GRAZIATO IN ARABIA SAUDITA
2. NEWS FLASH: OPERAZIONE ‘SPES CONTRA SPEM’, LA DDA USURPA LE PAROLE DI SAN PAOLO
3. NEWS FLASH: LECCE: L’ASSOCIAZIONE RECIDIVA ZERO CON NESSUNO TOCCHI
CAINO DONANO CENTO LIBRI ALLA BIBLIOTECA DELLA CASA CIRCONDARIALE
4. NEWS FLASH: PAKISTAN: ASSOLTA COPPIA CRISTIANA CHE ERA STATA CONDANNATA A MORTE PER BLASFEMIA
5. NEWS FLASH: TEXAS (USA): SECONDO MESSAGGIO DI GERALD MARSHAL DAL BRACCIO DELLA MORTE
6. I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : DESTINA IL TUO 5X1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO
IL PERDONO DI UN PADRE FERMA IL BOIA: ASSASSINO GRAZIATO IN ARABIA SAUDITA
Elisabetta Zamparutti su Il Riformista dell’11 giugno 2021
Il 24 maggio, Awad Suleiman Al-Amrani ha fermato la spada del boia che
stava mozzando la testa di chi gli ha ucciso il figlio. Lo ha fatto
pochi minuti prima che si consumasse l’irreparabile, l’esecuzione per
decapitazione come ancora si usa fare in Arabia Saudita. Lo ha fatto
concedendo il perdono a quell’uomo che, nel corso di una rissa avvenuta
quattro anni prima, gli ha tolto quanto di più caro avesse. Lo ha fatto
per dono, come atto unilaterale senza chiedere nulla in cambio.
Secondo la legge islamica, i parenti della vittima di un delitto hanno
tre possibilità: esigere l’esecuzione della sentenza, risparmiare la
vita dell’assassino con la benedizione di Dio oppure concedergli la
grazia in cambio di un compenso in denaro, detto Diya (prezzo del
sangue) come risarcimento per la perdita subita.
In Arabia Saudita esiste il Comitato per la Riconciliazione,
un’organizzazione nazionale che punta a ottenere il perdono dei
prigionieri del braccio della morte e aiuta a risolvere le lunghe
dispute inter-familiari e tribali. La sua funzione è di evitare che la
famiglia della vittima mercanteggi sul “prezzo del sangue”. Dalla sua
istituzione nel 2008, il Comitato ha trattato migliaia di casi di
condannati a morte per omicidio ed è riuscito a ottenere il perdono per
centinaia di loro.
Non so se Al-Amrani si sia avvalso di questo Comitato. Fatto sta che ora
l’omicida di suo figlio uscirà dal carcere. Al-Amrani ha posto solo una
condizione: che né l’omicida né la sua famiglia festeggino il perdono,
né cerchino di raccogliere fondi da donatori o partecipino a eventi che
potrebbero essere organizzati a seguito della rinuncia all’esecuzione.
Al-Amrani ha arrestato la corsa sfrenata all’esibizione, quella pubblica
di una giustizia che decapita in piazza e quella privata di chi
festeggia lo scampato pericolo e magari ne lucra.
Al-Amrani ha commosso per la sua generosa clemenza. Il pathos del suo
nobile gesto si è tradotto, nei social, in un susseguirsi di versi e
citazioni del Corano che esortano al perdono.
L’Arabia Saudita è stata per anni tra i primatisti mondiali per numero
di esecuzioni, salvo ridurne drasticamente il numero negli ultimi anni.
Se nel 2019 erano state 184, nel 2020 sono state 27 mentre quest’anno ne
abbiamo monitorate “solo” 4 fino ad oggi.
Una sorta di mistero avvolge le ragioni della scelta di Al-Amrani e al
contempo preserva l’autenticità di una decisione tanto singolare quanto
potente. Perché in fondo quanto accaduto pochi giorni fa in una parte
della mezzaluna fertile è una manifestazione di “Spes contra spem”. Un
modo di pensare e di agire improntato alla fede incrollabile in un
futuro migliore, talmente radicato da non condurre mai ad abbandonare la
fiducia, anche quando le circostanze concrete sono così avverse da
indurre a perdere ogni speranza. Un modo di pensare e agire che
trasforma il motto “mors tua, vita mea” – che ci induce a vivere ancora
come guerrieri capaci di sentirsi vivi solo sopprimendo o opprimendo
l’altro – nel rivoluzionario “vita tua, vita mea”.
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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH
OPERAZIONE ‘SPES CONTRA SPEM’, LA DDA USURPA LE PAROLE DI SAN PAOLO
Antonio Coniglio su Il Riformista dell’11 giugno 2021
Venne un tempo in cui Renato Guttuso, assalito dal “sovvenir”, impastò i
pezzi di una vita e, tra teste mostruose, una bambina dal passo veloce e
una donna nuda con le finestre spalancate sull’infinito del mare
siciliano, disegnò se stesso dicendo “Spes contra spem”: la speranza
contro ogni speranza. La speranza che si fa soggetto e solleva da terra
tirandoti per i capelli. Anche nei momenti più mesti, bui, quando la
lupa di mare nasconde al marinaio qualsiasi orizzonte, qualsivoglia
barlume di visibilità. “Spes contra spem” fu la fede incrollabile di
Abramo, raccontata da San Paolo nella Lettera ai Romani, 4, 18: «Egli
ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti
popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza». È la
storia di Caino sul quale il Signore pose un segno perché nessuno lo
toccasse che, nella stessa vita, divenne finanche costruttore di città.
Può la cifra di San Paolo, la divisa di Abramo, diventare qual
cosa di totalmente diverso, essere violentata nella sua inviolabilità?
Accade talvolta nella vita che le parole, le quali hanno ontologicamente
una forza creatrice, vengano travisate, distorte, utilizzate nel
peggiore dei modi possibili. È capitato in Calabria dove “Spes contra
spem” è divenuta la denominazione di un’inchiesta avviata dalla
Compagnia dei Carabinieri, sotto il coordinamento della Procura della
Repubblica di Reggio Calabria. Tra gli arrestati dell’operazione c’è
Pasquale Zagari il quale, recita il provvedimento restrittivo, dopo aver
finito di scontare una lunga pena ed esser ritornato in libertà, «aveva
avviato un apparente percorso di riabilitazione sociale, partecipando a
dibattiti, convegni e incontri, come testimone di redenzione,
pentendosi del suo passato criminale, e contro l’ergastolo ostativo, in
ultimo a Taurianova, nel settembre 2020».
Nel settembre del 2020, noi di Nessuno tocchi Caino, organizzavamo
proprio a Taurianova una delle tante presentazioni del libro “Il viaggio
della speranza”: il racconto del Congresso di Opera che ha celebrato la
sentenza Viola contro Italia della Corte Edu come una rivoluzione
copernicana. Cosa è accaduto con quella sentenza? La Corte dei diritti
umani ha codificato il diritto alla speranza, affermando che la
collaborazione con la giustizia non può essere l’unico criterio di
valutazione del cambiamento di un condannato per mafia. Questo principio
è stato ribadito poi dalla Corte Costituzionale, che di recente ha
sancito l’incompatibilità dell’ergastolo ostativo con l’articolo 27
della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione Europea dei
Diritti dell’Uomo, indicando al Parlamento un anno di tempo per
modificare la normativa attuale.
Un osservatore malizioso potrebbe scorgere in quella frase paolina,
utilizzata impropriamente per un’operazione antimafia, una contestazione
neanche troppo velata nei confronti delle più alte giurisdizioni, della
Corte Costituzionale di Marta Cartabia e della Corte Edu di Guido
Raimondi; un altro più benevolo potrebbe forse più modestamente
ravvisare la delusione dei magistrati inquirenti per il fallimento del
percorso rieducativo di un ex detenuto. Noi di Nessuno tocchi Caino, che
abbiamo voluto aggiungere alla nostra denominazione “Spes contra spem”,
animando insieme ai detenuti di Opera, Rebibbia, Voghera, Parma,
Secondigliano, i laboratori “Spes contra spem” che illuminano il buio
dell’ostatività e della morte per pena, non facciamo di quanto avvenuto
qualche giorno fa “un fatto personale”. In fondo, siamo stati noi a
gridare “Nessuno tocchi Brusca” quando l’antimafia della terribilità si
indignava anche per la scarcerazione di un collaboratore di giust
izia, dissociandosi da sé stessa. La questione è più seria e incrocia il cuore della nostra civiltà.
Signori magistrati, cosa avrebbe detto dell’operazione “Spes contra
spem” di Taurianova Giorgio La Pira che fece proprio di “Spes contra
spem”, dell’anelito a osare l’inosabile, in tempi di guerra fredda e di
minaccia nucleare, l’appello per una nuova fraternità universale? Come
potrebbe commentare ciò Papa Francesco che abbracciò, qualche anno fa,
gli Iracheni, nel nome del sentimento di speranza di Abramo? Può il
titolo del viaggio del Papa che, come il patriarca del Cristianesimo, si
fece pellegrino a Bagdad, donando speranza a un popolo falcidiato da
decenni di conflitti, designare una operazione della Direzione
Distrettuale Antimafia?
A ben vedere è sempre una questione di porte, di finestre, di tapparelle
e persiane aperte o chiuse. Sarà capitato anche a voi, signori
magistrati – ne siamo sicuri – di sentire i medici di una volta che
invitavano i parenti di un infermo, nel corso di una malattia, ad aprire
le tapparelle per “cambiare aria”. Anche Guttuso affidò il suo
testamento a “Spes contra spem”, a una donna che spalancava le finestre
sul mare. Da una piccola finestra dell’ultimo piano di via della
Panetteria, Marco Pannella, un mese prima di morire, spinto dal «vento
dello spirito che muove il mondo», tra le piante impazzite e i gabbiani,
scriveva a Papa Francesco: «in questo tempo non posso più uscire ma ti
sto accanto in tutte le uscite che fai tu. Un pensiero fisso mi
accompagna ancora oggi: Spes contra spem».
Vedete, signori magistrati, anche noi continuiamo a tenere le finestre
aperte, a sperare contro ogni speranza. Continuano a farlo i detenuti
che prendono parte ai laboratori di “Spes contra spem”, che hanno
partecipato al docufilm di Ambrogio Crespi, mettendosi a nudo senza
nulla chiedere in cambio. Crediamo che solo la speranza come soggetto,
la ricerca di un nuovo livello di coscienza, un cambiamento che non
diventi sinallagmatico, reificazione, renda liberi dentro, consenta di
passare dalla dimensione dell’essere “liberi da”, dell’avere speranza, a
quella dell’essere “liberi di”, dell’essere speranza, di guardare a una
vita diversa, come voleva San Paolo. “Spes contra spem” è l’archetipo
antropologico della nostra civiltà. Ridurlo a un’operazione repressiva è
un sacrilegio nel senso etimologico: si porta via qualcosa di sacro,
per credenti e non, di inviolabile. Si chiudono porte e finestre, nel
nome della diffidenza e della paura. Non è ironia, cheper Calvino è sempre «annuncio di un’armonia possibile». È maltolto che, presto o tardi, va sempre restituito.
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LECCE: L’ASSOCIAZIONE RECIDIVA ZERO CON NESSUNO TOCCHI CAINO DONANO CENTO LIBRI ALLA BIBLIOTECA DELLA CASA CIRCONDARIALE
La mattina del 7 giugno 2021 è stata consegnata alla direzione della
Casa Circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce alla presenza
dell’Assessora al Welfare del Comune di Lecce, Silvia Miglietta, della
Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della
Città di Lecce, Maria Mancarella, del responsabile dell’area
trattamentale, Fabio Zacheo, una donazione di circa cento libri
destinata alla biblioteca dell’Istituto.
A donare i libri sono Rossana Elia, in rappresentanza dell’Associazione
#RecidivaZero e Anna Briganti per Nessuno tocchi Caino Spes contra spem,
Questa iniziativa e le altre che verranno sono parte di un’attività di
cura e attenzione sia sugli istituti penitenziari che sui percorsi
d’inserimento sociale delle persone che scontano una condanna o hanno
terminato di espiare la pena. L’obiettivo è di contribuire alla
riduzione della recidiva e di scontare una condanna coltivando la
speranza che una nuova vita nella società e nella legalità sia
possibile.
Di seguito la dichiarazione della Garante delle persone private della libertà Maria Mancarella:
“I libri sono un’opportunità di vita per i detenuti e le detenute e,
come le persone, hanno diritto ad una seconda vita. Donare libri ai
detenuti e alle detenute è garantire a chi sta scontando una pena il
diritto e il piacere di leggere, consentire a chi è chiuso in spazi
ristretti e sempre uguali di esplorare nuovi mondi e nuove possibilità
di vita; leggere un libro aiuta ad aprire la mente, consente di volare
con la fantasia e ripensarsi in modo diverso, libero e creativo. La
biblioteca carceraria è lo spazio ove è possibile superare l’isolamento,
la deprivazione culturale, le barriere mentali e fisiche, è il luogo
che può, invece, favorire la crescita culturale e il superamento dei
pregiudizi e delle reciproche diffidenze.
Tutto questo acquista un significato particolarmente rilevante se a
compiere il gesto di donare dei libri sono delle persone, come nel caso
dell’associazione #recidivazero che, dopo aver vissuto l’esperienza
della carcerazione, sono riuscite ad andare oltre e, da persone libere,
hanno ripreso in mano la propria vita e, nonostante le difficoltà, sono
oggi parte attiva e vitale della società, impegnate in azioni di
promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici di
tutti i cittadini, in particolare di coloro che sono in condizione di
marginalità sociale”.
(Fonte: NtC, 07/06/2021)
PAKISTAN: ASSOLTA COPPIA CRISTIANA CHE ERA STATA CONDANNATA A MORTE PER BLASFEMIA
Un tribunale pakistano il 3 giugno 2021 ha assolto una coppia cristiana
che ha trascorso sette anni nel braccio della morte con l’accusa di
blasfemia, ha reso noto il loro avvocato.
L'Alta Corte di Lahore ha assolto Shafqat Emmanuel e sua moglie Shagufta
Masih al termine di un'udienza svoltasi nella città orientale di Lahore
il 3 giugno, ha detto ad Al Jazeera l'avvocato della coppia Saif ul
Malook.
"Sono stati assolti da tutte le accuse […] e la pena capitale è stata annullata", ha detto Malook.
Ghulam Mustafa Chaudhry, l'avvocato del denunciante nel caso, ha confermato il verdetto ad Al Jazeera.
"L'appello è stato accolto dopo aver ascoltato le argomentazioni [di
entrambe le parti]", ha detto Chaudhry. "Le motivazioni della decisione
non sono state ancora fornite".
Emmanuel e Masih erano stati giudicati colpevoli e condannati a morte
nell'aprile 2014 per aver inviato messaggi di testo "blasfemi" che
insultavano il profeta Maometto e il Corano a un leader musulmano
locale, nella loro città nativa di Gojra, 165 km a ovest della capitale
provinciale Lahore.
La coppia ha sempre respinto le accuse e il loro avvocato ha sostenuto
che essendo analfabeti, i suoi due assistiti sarebbero incapaci di
comporre messaggi di testo, in base agli atti del processo.
Il 4 giugno, Malook ha affermato che entro una settimana la coppia
sarebbe stata rilasciata dal carcere, ma che avrebbero avuto bisogno di
protezione.
"Se vengono rilasciati e si trovano in pubblico, verranno uccisi", ha detto.
I gruppi per i diritti hanno rilanciato questa preoccupazione, con
Amnesty International che ha chiesto "adeguata sicurezza" per la coppia,
la loro famiglia e Malook.
"I casi di 'blasfemia' sono spesso basati su prove fragili, in contesti
che rendono impossibili processi equi, sottolineando il significato di
questo verdetto", ha affermato il vicedirettore di Amnesty per l'Asia
meridionale, Dinushika Dissanayake.
"Questo caso è tristemente emblematico delle molestie, delle
intimidazioni e degli attacchi che gli accusati di 'blasfemia'
affrontano abitualmente ed evidenzia l'urgente necessità di abrogare la
legge".
Chaudhry, l'avvocato del denunciante nel caso di Emmanuel e Masih, ha
tuttavia negato l'esistenza di qualsiasi minaccia sia per la coppia che
per Malook.
"Si tratta solo di un clima creato affinché possano ottenere asilo e lasciare il Paese", ha affermato.
Chaudhry ha detto che il suo team sta preparando un ricorso, da
presentare alla Corte Suprema, contro il verdetto di assoluzione.
(Fonti: aljazeera.com, 04/06/2021)
TEXAS (USA): SECONDO MESSAGGIO DI GERALD MARSHAL DAL BRACCIO DELLA MORTE
Un amico di penna di Gerald Marshall ci inoltra un suo secondo messaggio dal braccio della morte texano:
“Caro amico,
ho un amico in Texas nel braccio della morte. È innocente, e non ha
alcun sostegno dalla sua famiglia. Io e poche altre persone abbiamo
cercato di supportare Gerald attraverso delle lettere e raccogliendo
fondi. Abbiamo anche cercato di promuovere un libro che Gerald ha scritto per
far conoscere il suo caso al pubblico. Non siamo stati in grado di
ottenere il sostegno di cui Gerald ha bisogno per uscire dal braccio
della morte. Ti stiamo contattando nella speranza che tu possa essergli
di aiuto.
Gerald è un appassionato scrittore e sta lavorando a diversi libri che
spera di pubblicare per aiutare la sua situazione. Saresti di aiuto
nell'aiutarci a pubblicare i libri di Gerald. Poiché dipinge anche,
potrebbe aiutare anche la promozione dell'arte di Gerald, cercando di
raccogliere fondi tramite essa. Poiché Gerald non ha molto supporto,
stiamo cercando di raccogliere fondi per permettergli di vivere una vita
confortevole mentre vive nel braccio della morte del Texas. Se c'è un
modo in cui puoi aiutarci promuovendo la causa di Gerald, per favore
fallo. Puoi leggere di più su Gerald su justiceforgerald.org.”
A questo messaggio, il suo pen pal aggiunge una sollecitazione che proviene direttamente da Gerald:
“Sarebbe fantastico se poteste promuovere il mio caso in ogni modo
possibile. Inoltre, se poteste trovare qualcuno che possa aiutare a
promuovere/pubblicare i miei libri lì in Italia. Questo sarebbe un
grande aiuto. Vorrei altri amici di penna, anche di Nessuno tocchi
Caino. Puoi dirmi l'indirizzo di Nessuno tocchi Caino? Posso scrivere
loro. Ho davvero bisogno di riportare i miei libri online. Questo era il
modo più semplice per me di raccogliere fondi. Ho fatto molto per mio
figlio con i soldi dei miei libri e della mia arte. Spero di poter
trovare un modo semplice per rimettere in funzione quella roba. Sarebbe
davvero d'aiuto.”
Gerald Può essere raggiunto a:
Gerald Marshall #999489. Polunsky Unit
3872 FM 350 South Livingston, TX 77351
(Fonti: NtC, 09/06/2021)
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I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA
DESTINA IL TUO 5X1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO
Firma nel riquadro “Sostegno alle organizzazioni non lucrative, delle
associazioni di promozione sociale, delle associazioni riconosciute che
operano nei settori di cui all’art. 10 c. 1, lett d, del D. Lgs. N. 460
del 1997 e delle fondazioni nazionali di carattere culturale” e riporta
il codice fiscale di Nessuno tocchi Caino 96267720587
Grazie

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