"Il tramonto della democrazia. Il fallimento della politica e il fascino dell'autoritarismo" di Anne Applebaum (Mondadori, traduzione di Massimo Parizzi) + Václav Havel
Sono molto stanco perché sono al sesto giorno lavorativo di fila e riposo soltanto mercoledì prossimo ma ho riletto con grande piacere "Il tramonto della democrazia. Il fallimento della politica e il fascino dell'autoritarismo" della giornalista (attualmente scrive per "The Atlantic") e saggista statunitense naturalizzata polacca Anne Applebaum (Mondadori, traduzione di Massimo Parizzi) e non ho smesso di sognare il giorno in cui possa finalmente nascere in Italia un Centro-Destra o un partito sulla falsariga di una Cdu o dei Tory o dei Popolari spagnoli o dei Repubblicani depurato da tutti i legami col passato fascimo, il populismo, l'exnofobia e amicizie col peggio che sta in Europa e non solo (uno che ci sta provando in maniera quasi velleitaria è Filippo Rossi). Come d'altronde sogno uno schieramento di sinistra che faccia finalmente a meno dei populisti d'opposta estrazione (i CinqueStelle & co.) e di quei gruppuscoli nostalgici che sognano ancora il Comunismo, falce e martello. Sarebbe anche bella una legge maggioritaria con l'uninominale.
Anne Applebaum non è di sinistra, è una liberale, una conservatrice progressista, una reaganiana/tatcheriana, una donna di centrodestra che si è opposta al totalitarismo sovietico (era una delle passatrici di Scruton) e che non ama per niente e contrasta le derive illiberali che hanno distrutto i sogni di rinnovamento dell'Europa dell'Est, che detesta Trump, Vox, il populismo di sinistra, che definisce Boris Johnson un buffone ed è riuscita a scrivere un bellissimo e scorrevole saggio che analizza cosa è accaduto e cosa sta accadendo, fra politica e mondo dell'informazione, negli ultimi anni in Polonia, in Spagna, negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra (la scelta scellerata della Brexit), nell'Europa intera (e non solo) con l'avanzare dei movimenti populisti, di una destra revanchista, xenofoba, apocalittica, con toni antisemiti, illiberale, autoritaria, che non garantisce le libertà individuali, antidemocratica nei modi e nei fatti.
Commuove quando racconta di amicizie spezzate, di improvvisi voltafaccia di amici e amiche coi quali si erano condivise battaglie per la libertà e il sogno di un'Europa unita e in pace e che sono finiti invece per sostenere Trump o chi in Polonia opera per distruggere i diritti fondamentali degli esseri umani.
Non offre soluzioni per affrontare questa ondata antidemocratica ma invita persone come me, che credono nei valori del liberalismo, a non darsi per vinte:
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Václav Havel è stato un uomo, un politico, un dissidente, un letterato che non smetto mai di sentire vicino. E fra non molto questo libro mi arriva sulla scrivania.
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