"Di chi è la colpa" di Alessandro Piperno (Mondadori)
Ho letto tutti i romanzi di Alessandro Piperno e "Di chi è la colpa" (Mondadori) è per me il suo migliore romanzo e una dei libri migliori che ho letto negli ultimi tempi. Mi ci sono quasi specchiato e ha smosso tanti ricordi dentro di me. Non aggiungo altro perché rovinerei il piacere della lettura. Anche se so che Piperno è capace di infastidire parecchio il lettore e in alcune sue opere ha infastidito e annoiato anche me ma questa volta è veramente riuscito a scrivere un bellissimo, intenso, spiazzante, vittoriano romanzo. Con le ultime righe da brividi. E fra quei ricordi ci sono i capelli biondi di Chiara, una mia compagna di classe che stava seduta davanti a me. Ricordo quando da dietro le infilavo la matita fra i capelli e la sentivo sciogliersi e a me venire durissimo. Non sono mai riuscito a esprimerle tutto il mio amore assoluto. E la colpa, questa maledetta colpa che mi porto sempre dentro. Questa voglia di nascondermi... di confondere... di darmi in pasto... di ritrarmi... di fingere...
"Rimestando nel calderone della memoria, stento a trovare una sola circostanza in cui, entrando in un luogo pubblico, io non abbia avvertito gli occhi degli astanti volgersi a me smaniosi di deridermi o, ancor peggio, di giudicarmi. E non perché avessi ricevuto spesso quel genere di trattamento ma perché, date le numerose disfunzioni e una proverbiale arrendevolezza, mi ero convinto di meritarlo. Ancora oggi che i peli bianchi hanno divorato la barba rossiccia e l'orgoglio virile si è di colpo attenuato, se per strada sento qualcuno ridere non ho dubbi su quale sia lo spassoso oggetto d'ilarità. E ciò non di meno non ha senso sostenere che fossi infelice. L'infelicità comporta consapevolezza, cornice di valori, priorità e aspettative, e soprattutto qualcuno a portata di mano con cui potersi confrontare: tutte cose di cui ero semplicemente sprovvisto. Inoltre, occorre tenere presenta l'arte innata nei bambini (cui abbiamo già fatto cenno) di subire imposizioni e angherie senza batter ciglio. Gettati nell'agone della storia umana da un minuto all'altro senza averlo chiesto, considerano il tenore della propria minuscola vita il solo possibile. È come se il giustizia, la smania di libertà, la coscienza dei propri diritti fossero acquisizioni successive. È stato Rudyard Kipling a scrivere che "i bambini parlano appena un po' di più degli animali, perché ciò che avviene loro lo accettano come qualcosa di eternamente stabilito". E anche se ci tengo a precisare che io fui un bimbo decisamente meno maltratto del povero piccolo ramingo Rudyard, mi riesce difficile non condividere le sue fataliste idee sull'infanzia. Solo questo può spiegare perché andassi a scuola tutti i giorni sebbene la odiassi dal più profondo dell'anima. La odiavo talmente che ancora oggi, quando sono di pessimo umore mi dico "Be', dai, almeno non devi anadre a scuola". Ah, i martiri della scuola dell'obbligo! Strappati anzitempo al tepore dei lettini per essere esposti alle intemperie e al giudizio del mondo. Li vedi bivaccare di fronte al capolinea dell'autobus o assieparsi in cortili plumbei e fatiscenti, gravati da cartelle gigantesche; e senti riemergere, da un mondo mai abbastanza remoto, una sequela infernale di mattine trascorse ad ascoltare sciocchezze pseudoculturali destituite di ogni interesse sotto la mannaia di interrogazioni, pagelle, risatine di scherno. Eccoli là, sono sempre loro, eterni come le malattie: la bella della classe, il fico indolente, il nerd con la camicia chiazzata di sudore, il prof collerio, i compagni della FGCI, Ippolito Nievo, La ragazza di Bube... Non mi vergogno di ammettere che se un genio della lampada mi offrisse l'opportunità di ricominciare da capo e tornare a quel tempo gli direi di non rompere e di togliersi dai piedi. Meglio morire che ricominciare." (pp. 60-61)


sì, concordo con Piperno, l'accoppiata adolescenza-scuola può essere micidiale. l'insicurezza insita nella crescita, i primi turbamenti amorosi, la sensazione di essere goffi come una crisalide, il confronto con i pari, il conflitto con i genitori e con gli insegnanti, l'ansia da prestazione, il futuro che si apre davanti e che assomiglia a un mare in cui si teme di annegare ...
RispondiEliminaD'accordissimo con te.
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