Nessuno tocchi Caino - MENO CARCERE PIU' DIRITTI, UN ALTRO ANNO DALLA PARTE DI CAINO

Nessuno tocchi Caino news

Anno 23 - n. 1 - 07-01-2023

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : MENO CARCERE PIU' DIRITTI, UN ALTRO ANNO DALLA PARTE DI CAINO
2.  NEWS FLASH: E' SOLO UN INFERNO PER POVERI ED EMARGINATI: ABOLIAMO LA GALERA
3.  NEWS FLASH: IRAN: 623 ESECUZIONI NEL 2022 SECONDO IRANIAN HUMAN RIGHTS SOCIETY
4.  NEWS FLASH: MISSOURI (USA): AMBER MCLAUGHLIN GIUSTIZIATA
5.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


MENO CARCERE PIU' DIRITTI, UN ALTRO ANNO DALLA PARTE DI CAINO
Rita Bernardini - Sergio D’Elia - Elisabetta Zamparutti su Il Riformista del 6 gennaio 2023

Questo è un anno importante per noi, perché ricorre il trentennale della fondazione di Nessuno tocchi Caino, la splendida creatura che Marco Pannella e Mariateresa Di Lascia hanno concepito per temperare la giustizia con la grazia e affrontare il potere con la nonviolenza.
In questi trent’anni sono stati rovesciati i principi sacri, le norme universali, le regole fondamentali dello Stato di Diritto. La lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre ha alimentato il diritto penale ovunque nel mondo con pene di morte, pene fino alla morte, morti per pena. In Italia, nel nome della “guerra alla mafia”, ai processi penali si sono aggiunte altre misure, dette interdittive e di prevenzione, ma che sono state, spesso, più distruttive dei castighi penali.
Sono trent’anni nei quali abbiamo fatto luce e vivere la speranza soprattutto nei luoghi dove albergano le tenebre e vite senza speranza: nei bracci dei condannati a morte e in quelli dei condannati a vita, nelle sezioni del “carcere duro”, di isolamento e del “fine pena mai”. Quanti ne abbiamo chiusi di bracci della morte! Quanti ne abbiamo liberati di condannati a vita! Con le risoluzioni ONU sulla moratoria delle esecuzioni capitali. Con le sentenze della Corte europea e della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo. Con il “visitare i carcerati”, la nostra opera laica di misericordia corporale.
È vero che “la durata è la forma delle cose”. Trent’anni. L’ultimo, quello che se ne è appena andato, è stato anche l’anno in cui Nessuno tocchi Caino ha avuto più iscritti nella sua storia: oltre 2.800. Come è potuto accadere? Semplicemente, abbiamo vissuto nel senso e nel modo in cui volevamo accadessero le cose. Abbiamo pensato, sentito e agito in modo nonviolento, inclusivo, “ecologico”. Abbiamo cercato di avere cura della nostra “casa” e delle persone che la abitano. Abbiamo avuto una visione di insieme e dell’insieme che noi siamo, convinti come siamo che sia l’unione – non l’unità – a fare la forza e a farsi forte, non delle identità comuni, ma delle singolarissime diversità costituite da ognuno di noi.
Nei 365 giorni dell’anno che è appena finito, almeno 200 li abbiamo vissuti nelle carceri. Le abbiamo visitate, spesso, insieme ai nuovi iscritti, agli avvocati delle camere penali, in alcuni casi insieme ai magistrati di sorveglianza. “Guai a distrarsi un attimo dalla attenzione sul carcere”, ripeteva spesso Marco Pannella. Perché è diventato un luogo non solo di privazione della libertà, spesso anche della salute e della vita. Una istituzione anacronistica, uno spazio e un tempo fuori dal mondo e fuori dal tempo, dove si infliggono pene corporali e quei trattamenti inumani e degradanti che nella storia dell’umanità abbiamo abolito. Schiavitù, tortura, pena di morte, manicomi, lazzaretti, a uno a uno li abbiamo superati e li abbiamo concentrati tutti in un luogo solo: il carcere.
Anche l’anno scorso, con Rita e i suoi scioperi della fame, abbiamo portato un po’ di sollievo, di ristoro, di amore nella comunità penitenziaria, dei detenuti e dei “detenenti” come li chiamava Marco. La sua iniziativa nonviolenta ha con-vinto il Capo del DAP Carlo Renoldi ad aumentare i contatti dei detenuti con i familiari, a concedere un maggior numero di telefonate, video chiamate e trasferimenti per l’avvicinamento alle loro famiglie. Siamo stati speranza per i dannati della terra, i naufraghi nel mare di dolore delle colonie penali dove nel 2022 sono state inghiottite 84 vite, un numero mai registrato in Italia.
Nessuno tocchi Caino non significa solo giustizia e carcere, significa anche affermazione della vita del diritto per il diritto alla vita, liberazione dagli armamentari mentali e strutturali, violenti e mortiferi che connotano i regimi del nostro tempo. Che sia il regime carcerario italiano, il regime autoritario russo o il regime teocratico iraniano. Con la nonviolenza, che è amore innanzitutto – diceva Mariateresa Di Lascia – nei confronti del nemico, disarmeremo il potere omicida e suicida che nelle carceri italiane, putiniane e iraniane sta facendo strame di diritto, vita, libertà.
Insieme, ce la faremo a cambiare questo regime, questi regimi! Se riusciremo a parlare al male con il linguaggio del bene, all’odio con il linguaggio dell’amore, alla forza bruta della violenza con la forza gentile della nonviolenza. Soprattutto se continueremo a essere in tanti anche per quest’anno, ognuno diverso ma tutti, insieme, umanamente – prima che politicamente – uniti.
Proprio in questo trentesimo anno di vita, che è anche l’anno del Congresso della nostra Associazione, ti chiediamo di non far mancare la tua iscrizione a Nessuno tocchi Caino. Per porre fine allo Stato-Caino e agli stati di emergenza. Per fare emergere stati di diritto e di coscienza. Per continuare, insieme e a partire da noi, a “essere speranza” – contro ogni ragionevole speranza – che il mondo cambi. Auguriamo un Buon Anno a tutti. Che sia per tutti noi e per le idee e gli obiettivi che ci stanno a cuore, un anno di vita e di amore, di giustizia e libertà.


ISCRIZIONE A NESSUNO TOCCHI CAINO (almeno 100 euro)

Bollettino postale: intestato a Nessuno tocchi Caino, C/C n. 95530002

Bonifico bancario: intestato a Nessuno tocchi Caino, IBAN IT22L0832703221000000003012

PayPal: attraverso il sito www.nessunotocchicaino.it/cosapuoifaretu/iscriviti

Con carta di credito telefonando al 335 8000577

N.B. I contributi a Nessuno tocchi Caino sono deducibili dalle tasse in base al D.P.R. 917/86

5x1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO

Firma nel riquadro “Sostegno alle organizzazioni non lucrative, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10 c. 1, lett d, del D. Lgs. N. 460 del 1997 e delle fondazioni nazionali di carattere culturale”

E riporta il codice fiscale di Nessuno tocchi Caino 96267720587

Tel 335 8000577 – email: e.zamparutti@gmail.com

---------
NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

E' SOLO UN INFERNO PER POVERI ED EMARGINATI: ABOLIAMO LA GALERA
Livio Ferrari* su Il Riformista del 6 gennaio 2023

Sono trascorsi 10 anni da quando Massimo Pavarini e io abbiamo scritto il manifesto “No Prison”, venti punti per affermare un’idea di pace e riconciliazione che riduca il più possibile il dolore e la sofferenza, in tanti casi la morte, delle persone che hanno commesso reati e una fondamentale attenzione alle vittime. Il bollettino dei disastri che questi luoghi producono nel nostro Paese è all’attenzione di tutti, una scia di sangue che di anno in anno non si arresta, mentre è urgente intervenire con scelte che riportino la legalità anche nelle città recluse. Nel 2022 sono state 84 le persone che si sono suicidate e 190 i morti nelle carceri italiane, oltre alle migliaia di atti di autolesionismo e le innumerevoli violenze, una fotografia di guerra per luoghi che dovrebbero essere garantiti dai diritti in uno Stato democratico.
La storia del carcere è percorsa da una irrisolta ambiguità tra la volontà di rinchiudere i soggetti che delinquono e quella di rieducarli per il reinserimento, e in questa dicotomia c’è un inganno di fondo determinato dal fatto che il contenitore carcere ammassa sempre e ovunque donne e uomini deboli, infatti è nato per rinchiudervi i poveri e per loro è rimasto anche ai giorni nostri, e sui poveri si può speculare impunemente senza pericolo di contrapposizioni, perché le prigioni sono popolate da persone senza risorse economiche e poche culturali.
L’ideologia politica delle pene non si ferma più solo al punire le persone in seguito a un reato ma di gestire gruppi sociali in ragione del rischio criminale. In effetti, attraverso il diritto penale si perseguono finalità politiche di controllo sociale che tendono a criminalizzare anche soggetti che vivono nella marginalità, nei cui confronti è assente una richiesta sociale di censura, e che il potere invece addita come nemici pur se non necessitano del ricorso all’istituto della pena per essere controllati. Attenzione perché se il sistema penale pone fra i suoi obiettivi quello della difesa sociale, per avviarsi sulla strada della incapacitazione di soggetti appartenenti a frange avvertite come pericolose, si colloca in un ambito improprio che è quello di polizia, fuori da un contesto proprio di uno Stato di diritto e fuori dalla Costituzione.
La maggioranza delle persone recluse sono giovani, immigrati e tossicodipendenti soprattutto, provenienti da strati sociali deboli e marginalizzati, quasi sempre coinvolti in economie e mercati illegali in ruoli subalterni, autori di delitti predatori o di criminalità opportunista, cosa che rende e purtroppo questa tendenza di aumento della carcerizzazione continuerà, in quanto il percorso è ben visibile e tracciato e porta alle minoranze razziali, etniche, culturali, sociali ed economiche segnate da stili di vita ai margini della legalità e irrimediabilmente perse a ogni speranza realistica di inclusione, nella logica militare di: “più prigionieri faccio, da meno nemici dovrò guardarmi”.
Il carcere è solo l’anello finale di una catena giudiziaria che è mera vendetta di uno Stato che applica ancora la legge del taglione, l’odio istituzionalizzato, e non ha cura né del reo e nemmeno della vittima. La genesi è nelle aule del tribunale dove poveri e stranieri, spesso la stessa persona, sono condannati in ragione di una mancanza di reale difesa, mentre il termine giustizia si coniugherebbe veramente al suo più alto livello se il magistrato uscisse dalla recita inquisitoria e avesse interesse del presunto reo, nella sua unicità, cosciente che la vita è breve e che dall’errore si può cambiare.
La prigione umilia, annulla, stigmatizza e impone il dolore, la sofferenza, è crudeltà, crea e aumenta la pericolosità di tutti coloro che vi transitano, che diventano a loro volta moltiplicatori irreversibili e potenziali della violenza ricevuta. Il carcere è considerato un male necessario, nella mancanza di coscienza e conoscenza in generale, senza sapere che provoca più problemi di quanti ne risolve. Sembra non possa esserci alternativa a esso, mentre l’unica soluzione possibile è l’abolizione delle prigioni che non è un’utopia. Non vi è alcun motivo di credere che lo spettro della prigione ridurrà la criminalità, è pertanto assurdo ritardare la ricerca di una soluzione di non carcere. È possibile vivere in un mondo migliore, con un’esecuzione della condanna che sia rispettosa dei diritti dei condannati; invece di reprimere è più utile, sicuro e degno investire in politiche pubbliche per ridurre le diseguaglianze sociali. Ma è necessario buona volontà e un
 atto rivoluzionario per eliminare le prigioni di Stato con le loro torture. Cito dal nostro Manifesto: “Credere e praticare oggi una volontà abolizionista del carcere è irrealistico quanto nel passato lo fu invocare l’abolizione della tortura e della pena di morte”.

* Portavoce di “No Prison”
Per saperne di piu' :

IRAN: 623 ESECUZIONI NEL 2022 SECONDO IRANIAN HUMAN RIGHTS SOCIETY
Secondo il Rapporto di fine anno di Iranian Human Rights Society sono state 623 le esecuzioni praticate in Iran nel 2022, 273 in più rispetto al 2021.
Nessuno tocchi Caino, alla data del 31 dicembre, ha contato 645 esecuzioni.
L'Iran, con una popolazione di oltre 85 milioni di persone, di cui oltre il 30% sono giovani, è alle prese con un governo autocratico e dittatoriale.
Il governo iraniano, corrotto e sanguinario, sopravvive terrorizzando il popolo con carcere ed esecuzioni.
Secondo le statistiche compilate da IHRS (Iranian Human Rights Society), almeno 623 prigionieri sono stati giustiziati nelle carceri iraniane nel 2022. Ovviamente, a causa della censura e della repressione, questo numero non è completo e il numero effettivo delle esecuzioni è più alto.
Ricordiamo che nell'anno 2021 sono state giustiziate un totale di 350 persone.
Le statistiche registrate nel 2022 indicano l'espansione delle esecuzioni rispetto al 2021.
Le accuse attribuite ai detenuti condannati a morte riguardavano principalmente droga e omicidio. E in alcuni casi, tra le accuse è stata dichiarata anche l'uccisione di agenti governativi.
Nel 2022 sono stati giustiziati 608 uomini e 15 donne.
Dodici erano prigionieri politici, due dei quali sono stati impiccati in pubblico. Cinque dei giustiziati erano minorenni all’epoca del reato ascritto.
Delle 31 province iraniane, quella dove sono state effettuate più esecuzioni è il Sistan e Baluchistan. Il governo corrotto dei mullah mantiene la gente di questa provincia nella povertà e nella disoccupazione nonostante la sua potenziale ricchezza, e li arresta e li giustizia con false accuse.
La seconda provincia con più impiccagioni è quella di Alborz, dove le condanne a morte vengono eseguite settimanalmente nelle carceri di Gohardasht (Rajai Shahr) e Central Karaj. La terza provincia per numero di esecuzioni è quella di Fars.
L'anno scorso, 12 prigionieri politici sono stati impiccati nelle carceri iraniane.
Due di loro, Majidreza Rahnavard e Mohsen Shekari, erano tra i detenuti della rivolta nazionale del 2022, entrambi giustiziati nel dicembre 2022.
Mohsen Shekari era uno dei detenuti della rivolta nazionale iraniana, giustiziato con l'accusa di "Maharebeh avendo ferito una forza repressiva e bloccato la strada" il 17 Azar 1401 pari all'8 dicembre 2022 nella prigione di Gohardasht.
Majidreza Rahnavard Paaindeh, uno dei detenuti della rivolta nazionale iraniana, è stato impiccato in pubblico a Mashhad il 21 di Azar 1401 pari al 12 dicembre 2022.
Majidreza Rahnavard era un atleta di 23 anni residente a Mashhad. Aveva partecipato alle proteste a Mashhad il 17 novembre ed è stato arrestato il 19 novembre con l'accusa di aver ucciso due membri Basij.
La sua prima udienza in tribunale è stata martedì 29 novembre, meno di 10 giorni dopo il suo arresto. L’udienza si è tenuta presso il tribunale rivoluzionario di Mashhad presieduto da Seyedhadi Mansouri e si è conclusa con la condanna capitale. Questo verdetto è stato poi confermato dalla Corte Suprema ed eseguito frettolosamente in pubblico all'alba del 12 dicembre.
Un altro prigioniero politico giustiziato quest'anno è stato Abdulbaset Rigi, appartenente all’etnia baluca. È stato giustiziato il 27 gennaio 1400, equivalente al 17 gennaio 2022, nella prigione centrale di Zahedan. Era stato accusato di aver ucciso il giudice Karimi e l'imam di al-Sunnah Saravan, lo sceicco Ali Dehwari.
Altri due prigionieri, Mehran Naghdi e Jahanbakhsh Abbasi, erano stati accusati di Moharebeh (corruzione sulla terra), di aver appiccato il fuoco a una stazione di servizio nel quartiere di Dareh Garm di Khorramabad e di aver ucciso 2 poliziotti nel 1997. Sono stati giustiziati il 12 gennaio 2022 nella prigione centrale di Khorramabad.
Majed Amouri e Ghadir Naseri sono stati giustiziati il 7 giugno 2022 nella prigione di Sepidar. Nel 2018, Majed Amouri si era scontrato con le forze di sicurezza per protestare contro l'arresto del fratello maggiore Rasul Amouri. Era stato condannato a morte dal tribunale rivoluzionario di Ahvaz con l'accusa di azione armata e conflitto con agenti nell'auto che trasportava suo fratello e dell'uccisione di un agente di polizia di nome Navid Haghighatshenas.
Firouz Musalo, un prigioniero politico curdo, è stato giustiziato nella prigione centrale di Urmia senza informare la sua famiglia e il suo avvocato il 30 giugno 1401, il 20 giugno 2022 nel calendario occidentale.
Iman Sebzekar era stato arrestato con l'accusa di aver ucciso l'agente di polizia corrotto Ali Akbar Ranjbar nella stazione di polizia di Bidzard. È stato giustiziato in pubblico nel luogo in cui ebbe luogo l'omicidio a Bidzard il 1° agosto 1401, ossia il 23 luglio 2022.
Mohsen Ghanbarzahi e Ainullah Ghanbarzahi sono stati giustiziati il 12 settembre 1401 (3 settembre 2022). Erano stati accusati di aver agito contro la sicurezza nazionale, di aver comunicato con gruppi che si opponevano al regime e di aver ucciso 3 militari.
Rashid Baloch (Shoaib Askani), Ishaq Askani, 2 prigionieri politici baluchi, sono stati giustiziati con l'accusa di aver ucciso 7 militari al confine tra Pakistan e Iran. Sono stati giustiziati nella prigione centrale di Zahedan il 17 novembre 1401 (8 novembre 2022).
Il sistema giudiziario della Repubblica Islamica ha accusato un gran numero di detenuti di corruzione sulla terra (Moharebeh). Attualmente, circa 100 persone arrestate durante la rivolta nazionale sono accusate di Moharebeh e alcune di loro sono state condannate a morte. Questo problema ha portato una diffusa condanna internazionale.
Le proteste a livello nazionale del popolo iraniano nel 2022 sono iniziate il 18 settembre e, dopo circa tre mesi e mezzo, continuano ancora. Per impedire la diffusione di queste proteste, l'apparato repressivo del governo ha ucciso i manifestanti, li ha arrestati e ha emesso condanne a morte.
Decine di migliaia di giovani e cittadini sono stati arrestati in più di 100 giorni dalla rivolta nazionale del popolo iraniano. Vengono inviati in centri di tortura, centri di detenzione temporanea e carceri.
(Fonte: Iranian Human Rights Society)
Per saperne di piu' :

MISSOURI (USA): AMBER MCLAUGHLIN GIUSTIZIATA
Amber McLaughlin, 49 anni, bianca, è stata giustiziata in Missouri il 3 gennaio 2023. È stata la prima esecuzione negli Stati Uniti nei confronti di una persona transgender.
Scott McLaughlin era stato condannato a morte nel 2006 con l’accusa di aver violentato e ucciso, il 20 novembre 2003, la ex fidanzata Beverly Guenther, alla quale non avrebbe dovuto avvicinarsi in quanto la donna aveva ottenuto un ordine restrittivo nei suoi confronti.
"McLaughlin è stata dichiarata morta alle 18:51", si legge nel comunicato stampa dell’Amministrazione Penitenziaria del Missouri.
"Mi dispiace per quello che ho fatto", ha scritto McLaughlin nella sua dichiarazione finale, che è stata rilasciata dall’Amministrazione. "Sono una persona amorevole e premurosa."
L'esecuzione di McLaughlin - la prima negli Stati Uniti quest'anno - è insolita: le esecuzioni di donne negli Stati Uniti sono già rare. Prima dell'esecuzione di McLaughlin, solo 17 donne erano state messe a morte dal 1976, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ripristinò la pena di morte dopo una breve sospensione. McLaughlin è la prima persona apertamente transgender ad essere giustiziata negli Stati Uniti.
Secondo il St. Louis Post-Dispatch, McLaughlin ha iniziato la transizione di genere attraverso una terapia ormonale nel 2018, mentre era detenuto nel Potosi Correctional Center, una prigione maschile, nella contea di Washington, nel Missouri.
La McLaughlin e i suoi avvocati avevano presentato al governatore repubblicano Mike Parson la consueta richiesta di grazia, chiedendogli di commutare la sua condanna a morte. La richiesta verteva su due punti principali: al termine del processo la giuria popolare non aveva raggiunto l’unanimità, e fu il giudice a decidere per la condanna a morte, secondo una legge allora in vigore e che nel frattempo è stata modificata (in tutti gli Stati Uniti) e che oggi prevede che il giudice non possa “scavalcare” la giuria popolare.
Il secondo punto indicava il rimorso sincero di McLaughlin, e la sua travagliatissima storia personale.
Figlio di una madre prostituta e di un padre alcolizzato, è stato accolto in una serie di famiglie affidatarie fino a quando, all'età di 5 anni, è stata adottata, assieme a 2 suoi fratelli, dai McLaughlin.
Il padre adottivo di McLaughlin era un agente di polizia e si diceva che picchiasse i bambini con un manganello, oltre a usare il suo taser su di loro. I genitori adottivi avrebbero anche chiuso a chiave la cucina in modo che i bambini non potessero accedere al cibo e, secondo la richiesta di grazia presentata lo scorso dicembre, citata dall'Associated Press, le avrebbero strofinato le feci sul viso.
I problemi di salute mentale di McLaughlin iniziarono a manifestarsi quando era un ragazzino. All'età di 9 anni, è stato scoperto che aveva un QI basso, 82 punti, e gli era stato diagnosticato l'ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, Disturbo da deficit di attenzione/iperattività).
All’età di 8 anni un consulente scolastico del bambino scrisse che “la sua situazione psicologica era estremamente grave". McLaughlin è stato "coerentemente diagnosticato con disabilità intellettiva borderline" e "universalmente diagnosticato con danno cerebrale e sindrome alcolica fetale", e ha combattuto la depressione che ha portato a "molteplici tentativi di suicidio" affermava la richiesta di clemenza.
Ma in una dichiarazione rilasciata la mattina del giorno dell’esecuzione, l'ufficio del governatore Parson (67 anni, bianco, Repubblicano) ha annunciato che l'esecuzione sarebbe andata avanti come previsto. La famiglia e i cari della sua vittima, Beverly Guenther, "meritano la pace", afferma la dichiarazione.
Un giudice federale nel 2016 aveva annullato la condanna a morte di McLaughlin con la clausola “inadeguata assistenza legale”, rilevando che durante il processo la difesa d’ufficio non aveva presentato testimoni sulla difficile infanzia dell’imputato. Nel 2021 la Corte d’Appello dell’8° Circuito annullò l’annullamento per motivi procedurali.
Quanto alla transizione di genere, questo è il percorso compiuto da McLaughlin. Il caso che fece scuola è quello di James/Jessica Hicklin, oggi 43 anni, bianca.
James Hicklin venne arrestato nel 1995, a 16 anni in Missouri, per un omicidio legato alla droga. Condannato all’ergastolo senza condizionale + 100 anni, nel 2016 ha citato in giudizio l’Amministrazione Penitenziaria del Missouri, contestando una politica che proibiva la terapia ormonale per i detenuti che non la ricevevano prima dell’arresto. Ha vinto la causa nel 2018, e da allora è diventata mentore di altri detenuti transgender, tra cui McLaughlin.
Nel frattempo Hicklin, dopo 26 anni di detenzione, è stata scarcerata nel gennaio 2022 grazie ad una rimodulazione della pena scaturita dal fatto che all’epoca del reato fosse minorenne, e le leggi in proposito sono recentemente cambiate in molti stati.
Quando McLaughlin ha iniziato la transizione circa tre anni fa, si è rivolta a Hicklin per ricevere assistenza su questioni come la consulenza sulla salute mentale e ottenere aiuto per garantire la sua sicurezza all'interno di una prigione di massima sicurezza dominata dagli uomini.
Ci sono circa 4.890 prigionieri transgender che vivono nelle carceri statali negli Stati Uniti, ma un'indagine di NBC News è stata in grado di confermare solo 15 casi in cui questi prigionieri sono stati alloggiati in base al loro genere vissuto.
L’avvocato Komp, difensore di McLaughlin, in una intervista alla CNN prima dell’esecuzione aveva detto “questa esecuzione evidenzierebbe tutti i difetti del sistema giudiziario e sarebbe una grande ingiustizia su diversi livelli". Confermerebbe e continuerebbe i fallimenti sistemici che sono esistiti durante la vita di Amber, dove non si sono verificati interventi per fermarla e proteggerla da bambina e da adolescente", ha detto Komp. "Tutto ciò che poteva andare storto, per lei è andato storto."
McLaughlin diventa il primo detenuto a essere messo a morte quest'anno nel Missouri e il 94esimo in assoluto da quando lo stato ha ripreso la pena capitale nel 1989.
McLaughlin diventa il primo detenuto giustiziato quest'anno negli Stati Uniti e il 1.559esimo in totale da quando la nazione ha ripreso le esecuzioni il 17 gennaio 1977
(Fonte: CNN, 03/01/2023)

Commenti

Post più popolari