Il mio cuore in una bandiera + letture + Liberali Democratici Europei
In questa bandiera sta il mio cuore.
Con Bianca che non smette di muoversi e giocare e pretenderla come coperta e con Emma, che non si vede, che la prende a graffiate e le dice: Scendi scema che deve fare la foto.
Ormai le due sono inseparabili.
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Un bellissimo romanzo noir e ci voleva una boccata d'aria fresca. Potente, durissimo, molto intrattenimento ma con una dose di ferocia, droga, perdizione di cui avevo bisogno in questo periodo. Ambientato inn una Glasgow del 1973 da brividi, cupissima e l'eroina che è pronta a spazzare via tutto e poi insomma quel CODY (anche se non questo in versione deluxe) che ho ascoltato a fiumi quando avevo vent'anni.
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Se vi interessa e magari vi va di iscrivervi: Liberali Democratici Europei:
"La prima legge a firma Meloni è uno schiaffo alla concorrenza" di Oscar Giannino
Non ci sono solo i balneari, tassisti, notai, aziende pubbliche di tra
sporto che continueranno a non vedere le proprie concessioni messe a
gara.
L’avversione profonda alla concorrenza è una patologia sempre più estesa
nella politica italiana, a destra come a sinistra. Prevale l’idea
paternalista che sia lo Stato e non il mercato a disciplinare prezzi e
tariffe, a tutelare i mille interessi che hanno solo svantaggi da
un’ondata generale in cui siano i liberi prezzi a determinare la
migliore e più efficiente offerta del servizio secondo la valutazione
del cliente. E così la produttività generale italiana, naturalmente,
continua a languire. Vicenda del tutto analoga è quella del disegno di
legge che sta per essere approvato a passo bersaglieresco dal
Parlamento: alla Camera sono bastate tre settimane per passare dalla
commissione all’aula con voto finale senza modifiche. Legge che nasce da
un ddl a prima firma MeIoni – e questo ne spiega la celerità – della
scorsa legislatura. Che mira a tutelare i piccoli professionisti dalla
famigerata avidità delle grandi imprese.
Passo indietro: sulla disciplina delle tariffe professionali si
battaglia da molti anni. I minimi erano stati aboliti in tempi di
liberalizzazioni, ma con il decreto legge 148/2017 riapparve la volontà
di tutelare un equo compenso ai professionisti nei rapporti con imprese
bancarie e assicurative e grandi imprese, per evitare presunte
situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra professionisti e
clienti “forti”. Si previde nullità delle clausole predisposte dalle
imprese committenti laddove i compensi fossero non in linea con i
parametri ministeriali che divennero obbligatori, mentre all’epoca delle
liberalizzazioni erano dovuti per i soli casi di mancato accordo tra le
parti. Nei fatti, il decreto reintroduceva un tariffario invigilato per
i servizi professionali, abrogato nel 2012 perché limitativo della
concorrenza nel mercato di tali servizi, sostituendolo con il
riferimento ai “parametri” definiti dal Ministero vigilante. La legge
Meloni in corso di fulminea approvazione va ben oltre.
Non solo i “contraenti forti” diventano non più le sole grandi imprese
ma tutte le medie imprese sopra i 50 dipendenti o i 10 milioni di euro
fatturati. Ma spetterà al tribunale ordinario pronunciarsi se il
compenso sia equo o no rispetto ai parametri ministeriali. E ciliegina
sulla torta, per i professionisti iscritti a ordini e collegi
professionali spetterà agli ordini stessi “sanzionare” coloro che
accettino liberamente tariffe inferiori. Il parere di congruità degli
ordini diventa vero titolo esecutivo, come se gli ordini fossero
parificati al giudice di Stato. E, attenzione, la mannaia non cade solo
su intese contrattuali dettate unilateralmente dal committente, ben-si
su tutte le intese, anche quelle liberamente pattuite ma segnalate da
professionisti rimasti all’asciutto. E mica solo i piccoli poveri
singoli professioni-sti, bensì qualunque intesa di prestazione di
servizio che riguardi anche studi associati in forma societaria e
plurispecializzati. Sintesi estrema: invece di incentivare la nascita di
sempre più estese forme associative di professionisti in grado di
offrire a più basso costo migliori servizi integrati all’impresa,
l’esatto opposto. Piccolo è bello e piccolo va difeso. L’Antitrust
scrisse nel 2017 che la reintroduzione mascherata delle tariffe
professionali era “in stridente controtendenza con i processi di
liberalizzazione che, negli anni più recenti, hanno interessato il
nostro ordinamento anche nel settore delle professioni regolamentate”.
Infatti, collegando l’equità del compenso ai paramenti tariffari
contenuti nei decreti ministeriali, tali previsioni reintroducevano di
fatto i minimi tariffari, con l’effetto di “limitare confronti
concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto
che tutelare interessi della collettività”
Eventuali criticità connesse alla presenza di fruitori di servizi
professionali con elevato potere di domanda – continuava l’Antitrust –
non vanno affrontate attraverso la fissazione di un prezzo minimo per
l’erogazione dei servizi, che avrebbe l’unico effetto di alterare il
corretto funzionamento delle dinamiche di mercato e ostacolare lo
spontaneo adattamento di domanda e offerta. Che dirà ora l’Antitrust, in
presenza di una stretta ancora e molto più forte?
Si accettano scommesse: qualunque cosa l’Antitrust dicesse, la politica attuale se ne farebbe ampi baffi.




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