Nessuno tocchi Caino - IL PM DIVENTA GOVERNATORE E FERMA IL BOIA IN PENNSYLVANIA
Nessuno tocchi Caino news
Anno 23 - n. 9 - 04-03-2023
Contenuti del numero:
1. LA STORIA DELLA SETTIMANA : IL PM DIVENTA GOVERNATORE E FERMA IL BOIA IN PENNSYLVANIA
2. NEWS FLASH: L’INFERNO DI DANTE? NO, E’ POGGIOREALE
3. NEWS FLASH: PUGLIA 2023, IL VIAGGIO DELLA SPERANZA: ‘VISITARE I CARCERATI’
4. NEWS FLASH: INDIA: SETTE CONDANNATI A MORTE PER ATTENTATO TERRORISTICO A TRENO NEL 2017
5. NEWS FLASH: L'UE CONDANNA L'IRAN PER LA CONDANNA A MORTE DI JAMSHID SHARMAHD
6. I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :
IL PM DIVENTA GOVERNATORE E FERMA IL BOIA IN PENNSYLVANIA
Valerio Fioravanti su Il Riformista del 3 marzo 2023
Nessuno tocchi Caino ha già detto di politici statunitensi che stanno
prendendo concretamente le distanze dalla pena di morte: in California è
stato svuotato il braccio della morte, in Oregon sono state commutate
tutte le condanne a morte, e in Ohio sono state sospese tutte le
esecuzioni.
Ora si aggiunge il governatore di uno stato importante, la Pennsylvania,
che ha sospeso le esecuzioni, e contestualmente ha sollecitato il
Parlamento ad “abolire la pena di morte una volta per tutte”.
La Pennsylvania, in mezzo tra New York e Washington, è il 5° stato più
popoloso degli Usa (13 milioni di abitanti), e ha il 7° braccio della
morte più popoloso della nazione (127 uomini ed una donna). Lo stato si
chiama così perché fu fondato dal quacchero William Penn, e i quaccheri,
lo sappiamo, sono non solo contro qualsiasi guerra, ma anche contro il
semplice principio di “portare armi”.
La città più importante è Philadelphia, che in greco significa “amore
fraterno”, ed è la città dove hanno visto la luce la Dichiarazione
d’Indipendenza e la Costituzione americana. Per questi retaggi, lo stato
ha compiuto pochissime esecuzioni, nonostante da decenni si alternino
con regolarità governi di destra e di sinistra.
Un nuovo governatore è appena entrato in carica, piuttosto giovane, 49
anni, bianco, Democratico, ebreo: Josh Shapiro. Come sanno tutti coloro
che guardano le serie “crime” statunitensi, i politici spesso iniziano
la loro carriera partecipando alle elezioni per “procuratore
distrettuale”, ossia pubblico ministero. Shapiro non fa eccezione, ed è
stato per 7 anni “Procuratore Generale della Pennsylvania”.
Sembra strano che un politico che inizia la sua carriera come pubblico
ministero, una volta arrivato al vertice della politica, come primo
gesto, cerca di fermare definitivamente la macchina della “morte di
stato”.
Così ha detto alla stampa: “Lo Stato non dovrebbe occuparsi di mettere a
morte le persone. Punto. Lo credo nel mio cuore. Questa è una
dichiarazione fondamentale di moralità. Di ciò che è giusto e sbagliato.
E credo che la Pennsylvania debba essere dalla parte giusta di questo
problema”.
Facciamo un passo indietro: in campagna elettorale aveva specificato che
la sua posizione sulla pena di morte si era evoluta nel corso del
tempo, che inizialmente era “istintivamente a favore”, ma poi durante il
suo doppio mandato da pubblico accusatore ha avuto tempo e modo di
riflettere, e che, comunque, nessun caso gli era sembrato
sufficientemente certo, e straordinariamente grave, da indurlo a
chiedere la pena di morte.
Non è una dichiarazione da poco, perché in Pennsylvania, nel 2018, uno
squinternato aveva fatto una delle “solite stragi”. Un “suprematista
bianco” il 27 ottobre, durante lo Shabbat, aveva aperto il fuoco contro
una sinagoga nei pressi di Pittsburgh, uccidendo 11 persone, e ferendone
6, compresi diversi sopravvissuti all’Olocausto. L’attacco più letale
alla comunità ebraica nella storia degli Usa. In Italia ne abbiamo
parlato poco perché negli Usa le stragi sono troppe, e tutte parimenti
incomprensibili ai nostri occhi. In quel caso però, passata l’emozione,
la comunità ebraica prese posizione contro la pena di morte per il
“loro” assassino.
“Robert Bowers dovrebbe passare il resto della sua vita in prigione, ma
lo stato non dovrebbe togliergli la vita come punizione per aver tolto
la vita ai nostri cari”, avevano detto. Shapiro ha ricordato di aver sia
all’epoca sia più recentemente incontrato i parenti delle vittime, e di
aver ricevuto proprio da loro l’incoraggiamento a rivedere le sue
posizioni: “La loro risposta alla strage della Sinagoga mi ha commosso, e
questo è rimasto con me.”
Questa la parte “morale” dell’iniziativa di Shapiro. Poi, pochi quarti
d’ora dopo, il suo ufficio ha diffuso una nota “politica”, incentrata
sull’inefficacia della pena di morte. Dal 1978 ad oggi lo stato ha speso
circa un miliardo di dollari per emettere circa 400 condanne a morte,
metà delle quali in seguito sono state ridotte, 11 si sono dimostrate
sbagliate portando al totale proscioglimento degli imputati, e in circa
80 casi i condannati sono nel frattempo morti per cause naturali. Come
avevamo detto all’inizio, le esecuzioni in 45 anni sono state solo 3,
tra l’altro tutte di persone che avevano rinunciato volontariamente ai
ricorsi e avevano chiesto di accelerare la loro morte. E il tasso di
criminalità violenta è in linea con gli stati che non hanno la pena di
morte. Ha ragione Shapiro, lo stato non dovrebbe uccidere i suoi
cittadini. Hanno ragione i dati: ucciderli non migliora niente.
NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH
L’INFERNO DI DANTE? NO, E’ POGGIOREALE
Elio Palombi e Alessandro Gargiulo su Il Riformista del 3 marzo 2023
Nella mattinata del 28 febbraio, in compagnia di cari amici, tutti “familiari” di Nessuno tocchi Caino, siamo stati in visita al carcere di Poggioreale. Non è stata una visita di piacere, ovviamente, ma una visita di dolore, un’ispezione dello stato del luogo e dello stato d’animo di detenuti e detenenti.
Ci sentivamo forti all’ingresso, sereni grazie anche alle nostre personali esperienze, non solo professionali. La forza la traevamo anche dal nostro gruppo, circa dieci, oltre gli scriventi, tra cui c’erano Argia di Donato, Vincenzo Improta, Marco Spena, Marcello Lala, Elena Cimmino, Amedeo Laboccetta, Elena Lepre e poi Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti (mancava tanto Rita Bernardini). Un caffè al bar di fronte, l’Angolo della libertà, mai nome più azzeccato, e poi dentro al luogo di privazione – non solo – della libertà.
Dopo un briefing con i vertici, la direzione, la polizia penitenziaria, l’area educativa, una attenta discussione intorno ai numeri, alle condizioni di vita e ai copiosi programmi di trattamento. All’apertura immediata delle menti seguiva anche l’apertura dei cuori e allora tutto si trasformava in incontro, dialogo con amministratori del carcere straordinari, sinceri, seri e impegnati a ridurre il danno che la fatiscente, anacronistica struttura arreca.
Siamo stati accompagnati a visitare le celle e i carcerati, a toccar con mano – nelle due sezioni più sconfortanti dell’istituto – il disastro, il disagio, i metri quadri di vita negata; mai bastevoli, perché gli applicativi informatici e le sentenze di Supreme Corti non sono riusciti a rendere umano ciò che, nello scrivere i padri costituenti la Carta fondamentale, appare ancora oggi tanto rivoluzionario, quanto fallimentare nella mancata realizzazione.
Se la pena deve essere anche e soprattutto certezza del diritto del condannato, ebbene questo diritto deve essere declinato proprio nei termini descritti e imposti dalla Costituzione: non può esserci carcere senza rieducazione del detenuto. A Poggioreale la rieducazione è un’opera difficile o inesistente, non tanto per mancanza di educatori, ma perché otto e anche dieci uomini sono costretti a vivere in ventiquattro metri quadrati o poco più e, alle volte, anche meno.
Ore d’aria? A volte solo due su ventiquattro, poi, sempre in quei pochi, sporchi, ammuffiti metri quadri arricchiti da un piccolo lavandino, un cesso e non sempre la doccia e non sempre l’acqua calda.
Poggioreale ha più di cento anni, li porta malissimo, andrebbe abbattuto, ma è sotto l’egida della soprintendenza ai beni artistici? culturali? chissà? Tant’è che anche eventuali lavori di ristrutturazione e rifacimento – in presenza di fondi che pure esistono in cifra con molti zeri – soggiacciono alle medesime tragiche lungaggini burocratiche che caratterizzano in Italia, famosa anche per questo, il mondo di mezzo degli appalti e delle opere pubbliche.
Poggioreale – ma più in generale il mondo delle carceri italiane – girone infernale dantesco reale, costringe gli agenti di Polizia Penitenziaria a respirare il male, la sofferenza, sottopagati, vecchi, età media 53 anni. Allora sovviene il dato (nazionale) sconcertante dei suicidi in carcere nel corso del 2022: 84 detenuti, 5 agenti; ma occorre ricordare anche, sempre in Italia, i circa mille tentati suicidi, sventati proprio grazie all’intervento di agenti e detenuti, in comunione contro la morte.
A Poggioreale su duemilaventiquattro detenuti al 28 febbraio, ci sono (soltanto) ventitre addetti all’area educativa; qui la gioventù caratterizza felicemente l’età media, ma i numeri, nel rapporto detenuti/addetti, dimostrano severi, ancora una volta, che la matematica non è mai un’opinione.
A Poggioreale, oltre alla sofferenza legata al luogo, forse il peggiore nel panorama delle cosiddette democrazie liberali occidentali, ove lo Stato di Diritto anima la Legge, altro diritto, importante, quello alla salute, viene quasi del tutto negato, e ciò in maniera esponenziale al crescere della gravità della patologia. Il farmaco di base, lo psicofarmaco leggero, non si nega a nessuno, ma per le gravi patologie genetiche, cardiache, tumorali … perdete ogni speranza.
Poggioreale però è pieno di esseri umani, belli già solo per questo, che, insieme, quasi sempre senza contrasti e violenza, anzi, in pace, al di là e al di qua delle sbarre, al tintinnio antico delle chiavi, si sforzano, tanto, per portare avanti quella che di fatto è soltanto una baracca.
All’uscita portiamo con noi un grande dolore, addolcito solo dalla nostra fede. Sono sette le opere di misericordia: con coscienza ne abbiamo portata a termine, per un giorno, una soltanto: visitare i carcerati.
PUGLIA 2023, IL VIAGGIO DELLA SPERANZA: ‘VISITARE I CARCERATI’
TARANTO
Venerdì 3 marzo
Ore 10 – Proiezione “Spes contra Spem” IISS Augusto Righi
Ore 15:30 – Conferenza “Il labirinto dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario”
Auditorium Avv. F. Miri – Tribunale di Taranto
Sabato 4 marzo
Ore 11 – Visita al Carcere
LECCE
Lunedì 6 marzo
Ore 11 - Visita al Carcere
Ore 15:30 – Conferenza: “Carcere: luogo di privazione non solo della libertà”
Hotel Tiziano
BRINDISI
Martedì 7 marzo
Ore 11 – Visita al Carcere
Ore 15:30 – Conferenza “Mai dire mai: il diritto alla speranza nelle pene”
Palazzo Nervegna, Via Duomo 20
BARI
Mercoledì 8 marzo
Ore 11 – Visita al Carcere
Ore 15:30 – Conferenza “Una giustizia che ripara e non separa”
Università di Bari
TRANI
Giovedì 9 marzo
Ore 11 – Visita al Carcere
Ore 16 – “Espiazione pena, diritti negati e residue libertà”
Biblioteca Comunale, Piazzetta San Francesco 1
Il Viaggio della Speranza in Puglia è organizzato da Nessuno tocchi Caino in collaborazione con l’Osservatorio Carcere dell’UCPI e le Camere Penali di Taranto, Lecce, Bari e Trani.
Info: 335 8000577
INDIA: SETTE CONDANNATI A MORTE PER ATTENTATO TERRORISTICO A TRENO NEL 2017
Un tribunale speciale dell’Agenzia Investigativa Nazionale (NIA) indiana il 28 febbraio 2023 ha condannato a morte sette imputati nel caso dell'esplosione sul treno passeggeri Bhopal-Ujjain, avvenuta nell’Uttar Pradesh nel 2017. Un ottavo imputato è stato condannato all'ergastolo.
Il tribunale ha condannato a morte Mohammad Faisal, Gaus Mohammad Khan, Azhar, Atif Muzaffar, Danish, Mir Hussain, Asif Iqbal, mentre Atif Iraqi è stato condannato all’ergastolo.
Il tribunale ha giudicato gli imputati colpevoli ai sensi delle Sezioni 121, 121A, 122, 123 del Codice Penale indiano, delle Sezioni 17, 18, 18A, 18B, 23, 38 della Legge sulla Prevenzione di Attività Illecite (prevenzione) e 3/25/35 della Legge sulle Armi.
L'attentato terroristico contro il treno passeggeri Bhopal - Ujjain avvenne il 7 marzo 2017, quando un ordigno esplose in una carrozza del treno tra le 9:30 e le 10:00 di mattina, nei pressi della stazione di Jabdi.
Nel pronunciare la sentenza, il giudice VS Tripathi ha osservato che il caso rientra nella categoria dei più rari tra i rari e come tale i responsabili meritano la punizione più severa. Come riportato dall’agenzia PTI, gli imputati avevano chiesto al tribunale di mostrare clemenza, dal momento che si trovano in carcere da oltre cinque anni.
Il tribunale ha tuttavia respinto la loro richiesta, affermando che i condannati avevano intrapreso una guerra contro il Paese e quindi non avevano diritto ad alcuna clemenza.
Il tribunale ha inviato all'Alta Corte di Allahabad il fascicolo relativo agli imputati che ha condannato a morte per la conferma della condanna, poiché la legge stabilisce che la pena di morte può essere eseguita solo dopo la conferma dell'Alta Corte, ha riportato PTI.
Secondo i pubblici ministeri speciali MK Singh e KK Sharma, un rapporto di polizia sul caso fu registrato l'8 marzo 2017 presso la stazione della polizia antiterrorismo (ATS) di Lucknow, capitale dell’Uttar Pradesh.
L'Antiterrorismo aveva ricevuto informazioni secondo cui membri dell’ISIS stavano pianificando attentati esplosivi in diversi luoghi del Paese. L'unità di Kanpur dell'ATS ha prima arrestato Mohd Faisal, successivamente altri imputati sono stati catturati.
Secondo il pubblico ministero, gli imputati avrebbero effettuato un'esplosione di prova a Ganga Ghat, presso la città di Unnao. Nell'indagine è emerso anche che gli imputati avrebbero piazzato una bomba sulla linea ferroviaria Kanpur-Unnao. Avrebbero anche piazzato bombe in diversi luoghi durante la festa di Dussehra.
Gli imputati volevano recarsi nel Jammu e Kashmir, Rajasthan e a Mumbai attraverso il Pakistan e l'Afghanistan per commettere azioni terroristiche, secondo i risultati dell'indagine.
L’atto di accusa è stato depositato in tribunale il 31 agosto 2017. Nell’atto figurava un altro accusato, Saifullah, che è stato tuttavia ucciso in uno scontro nella zona di Dubagga a Lucknow.
(Fonti: Mint, 28/02/2023)
L'UE CONDANNA L'IRAN PER LA CONDANNA A MORTE DI JAMSHID SHARMAHD
L'Unione Europea il 23 febbraio 2023 ha condannato una pena di morte inflitta da un tribunale iraniano a una persona con doppia nazionalità iraniano-tedesca e ha espresso preoccupazione per il crescente numero di cittadini dell'UE nelle carceri iraniane.
Il tribunale rivoluzionario di Teheran il 21 febbraio ha condannato Jamshid Sharmahd, 67 anni, con l'accusa di aver avuto un ruolo in un attentato mortale ad una moschea del 2008.
La sua famiglia dice che è stato rapito dai servizi di sicurezza iraniani e poi portato in Iran per un processo farsa.
"L'Unione Europea condanna con la massima fermezza l'inaccettabile condanna a morte di Jamshid Sharmahd", ha affermato l'UE in una dichiarazione a sostegno della posizione assunta dalla Germania.
“Siamo in stretto contatto con le autorità tedesche. Faremo ogni sforzo per sostenere un controllo giurisdizionale nel pieno rispetto dei diritti del giusto processo e del diritto di appello. L'accesso consolare deve essere concesso.
La dichiarazione afferma che il blocco ha una posizione unitaria sui cittadini dell'UE detenuti in Iran e si oppone all'uso della pena di morte ovunque, in qualsiasi circostanza.
"Il numero crescente di cittadini dell'UE attualmente detenuti dall'Iran per motivi non verosimili è motivo di grande preoccupazione", ha affermato, tra le preoccupazioni che l'Iran, sotto la pressione di una rivolta interna e sanzioni internazionali, stia ricorrendo alla presa di ostaggi.
L'Iran detiene almeno 17 cittadini occidentali, la maggior parte dei quali con doppia nazionalità, tra cui Sharmahd.
Gruppi per i diritti umani affermano che l’arresto di cittadini stranieri costituisca una vera e propria strategia di “presa di ostaggi” da parte dell'Iran per ottenere concessioni dai governi stranieri.
(Fonte: english.alarabiya.net)
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