Nessuno tocchi Caino - USA, CONDANNATI A STARE A GUANTANAMO A VITA SENZA UN PROCESSO… ACCADE ANCHE IN ITALIA AL 41 BI
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Anno 24 - n. 20 - 18-05-2024
Contenuti del numero:
1. LA STORIA DELLA SETTIMANA : USA, CONDANNATI A STARE A GUANTANAMO A VITA SENZA UN PROCESSO… ACCADE ANCHE IN ITALIA AL 41 BIS
2. NEWS FLASH: IL SENSO DEL PERDONO, UNA VIA D’USCITA CHE LIBERA, GUARISCE, RISTORA
3. NEWS FLASH: VERONA: 20 MAGGIO VISITA AL CARCERE E CONFERENZA
4. NEWS FLASH: ARABIA SAUDITA: TRE GIUSTIZIATI PER TERRORISMO E TRAFFICO DI DROGA
5. NEWS FLASH: BANGLADESH: ALTA CORTE LIMITA L’ISOLAMENTO PER I PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
6. I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : DONA IL 5X1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO
USA, CONDANNATI A STARE A GUANTANAMO A VITA SENZA UN PROCESSO… ACCADE ANCHE IN ITALIA AL 41 BIS
Valerio Fioravanti
“Indipendentemente dall’esito del loro processo, possiamo tenere questi
uomini in carcere per sempre, in una forma di detenzione preventiva”.
Tenere persone in carcere “per sempre, indipendentemente dal processo” è
il desiderio di miriadi di “giustizialisti”, ma di solito cose del
genere si pensano, e non si dicono apertamente, o comunque lo si fa
attraverso giri di parole. Invece qualcuno lo dice esplicitamente, in
forma breve, e ci viene il dubbio se sia una cosa positiva oppure
negativa. Se proprio dev’essere, almeno sia detto chiaramente.
La frase apodittica di cui sopra è stata pronunciata il 22 aprile da uno
statunitense, il colonnello Joshua Bearden che rappresenta la pubblica
accusa in quello che vorrebbe essere il processo contro gli
organizzatori degli attentati dell’11 settembre 2001, processo che si
tiene nella base cubana di Guantanamo. La frase esatta è:
“Indipendentemente dall’esito del loro processo, gli uomini accusati di
aver organizzato gli attentati dell’11 settembre 2001 possono essere
tenuti per sempre come prigionieri nella guerra contro il terrorismo, in
una forma di detenzione preventiva”.
Come è noto, i processi di Guantanamo contro alcuni veri e molti
presunti membri di Al Qaida sono fermi da più di 20 anni alle fasi
preliminari. Chi segue gli aggiornamenti che periodicamente pubblica
Nessuno tocchi Caino, sa che ci sono alcuni problemi praticamente
insormontabili: tutti gli imputati, anzi, spesso neanche imputati,
perché non si è potuti arrivare nemmeno a un formale rinvio a giudizio,
tutti i sospettati allora, sono stati individuati in varie parti del
mondo dai servizi segreti, che hanno agito sulla base di informazioni
“riservate”, delazioni, e informazioni estorte sotto tortura. Tutte
fonti di prova che sono difficili se non impossibili da traghettare
all’interno di un processo che voglia rispettare anche solo
sommariamente le norme dello stato di diritto. Questo è il motivo per
cui, da venti anni appunto, degli agguerritissimi avvocati d’ufficio
stanno contestando ogni singolo passaggio all’interno delle corti
marziali (non sono vere e proprie corti marziali, ma si entrerebbe troppo nel tecnico). Al punto che quasi
una decina di giudici e pubblici ministeri militari hanno dato le
dimissioni, lasciando che a sbrogliare il bandolo della matassa ci
provasse qualcun altro, e al punto che, sembra ormai evidente, il
governo degli Stati Uniti sta per proporre ai sospettati un accordo:
confessione (senza torture) in cambio della non-condanna a morte. Sembra
un regalo, ma non lo è, perché contro i sospettati non ci sono prove
“vere”, ma solo le confessioni estorte dalla Cia, e siccome quelle in un
processo (grazie ai difensori d’ufficio) proprio non si riesce a farle
entrare, se si vuole arrivare a un qualsiasi tipo di condanna c’è
bisogno che gli imputati rilascino delle confessioni “normali”. Senza di
quelle i processi rimarrebbero fermi praticamente all’infinito.
È in questo contesto, e con queste premesse, che la pubblica accusa in
uno dei vari “quasi-processi”, ha ricordato di avere il coltello dalla
parte del manico: grazie al Patriot Act possiamo tenere questi uomini a
Guantanamo per sempre. Invece i difensori, che da fonti ben informate e
non smentite dall’Amministrazione Biden stanno partecipando alla
“trattativa”, si stanno portando avanti con il lavoro: se non saranno
condannati a morte, vogliono che la Corte dichiari sin da ora che i 20 e
passa anni di “carcerazione preventiva” siano scalabili dal computo
della condanna futura. Qua si torna nell’ambito dei “tecnicismi”, con la
pubblica accusa che sostiene che non si tratti affatto di carcerazione
preventiva, in quanto gli uomini sono stati ristretti “ma non come
punizione o esclusivamente per il processo, ma semplicemente per tenerli
fuori dal campo di battaglia nella guerra degli Stati Uniti contro Al
Qaeda”.
Il giudice di questo “quasi processo”, il colonnello Matthew McCall, si è
domandato ad alta voce “perché mai un processo penale non dovrebbe
essere gestito come qualsiasi altro processo penale”. “Sono detenuti per
legge di guerra per sempre, fino alla cessazione delle ostilità”, ha
risposto il colonnello Bearden.
Guantanamo è lontana, o almeno dovrebbe.
Anche in Italia si finisce al 41 bis con un atto amministrativo, e non
con una sentenza. E ci si rimane a vita. Anche in Italia se un
imprenditore è sospettato di “collusione con la malavita organizzata”, e
i magistrati non trovano prove sufficienti per un processo vero e
proprio, si passa l’incartamento a un giudice che, con un “quasi
processo”, dispone il sequestro dei beni di famiglia. Come avrebbe detto
il colonnello Bearden: “un sequestro indipendentemente dall’esito del
loro processo penale”. Guantanamo è lontana, ma solo sul mappamondo.
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IL SENSO DEL PERDONO, UNA VIA D’USCITA CHE LIBERA, GUARISCE, RISTORA
Cristina Franchini
Quanto tempo occorre per perdonare? Per realizzare, nel senso di rendere reale, la trasformazione di qualcosa di grosso, di qualcosa di grave? Viviamo a ritmi accelerati, ma la vita e i suoi accadimenti hanno i propri tempi, per manifestarsi.
Il 4 maggio scorso, alla Giornata Internazionale del Perdono 2024, abbiamo assistito a belle realizzazioni.
A un anno esatto dal primo tentativo, fallito a causa di un blocco della circolazione ferroviaria, sei persone detenute in alta sicurezza nel carcere di Opera, frequentatori abituali dei laboratori Spes contra Spem di Nessuno tocchi Caino, sono finalmente salite sul palco dell’evento, per portare la propria testimonianza: Antonio Albanese, Vito Baglio, Felice Falanga, Corrado Favara, Domenico Ferraioli, Giuseppe Grassonelli.
La loro condivisione di quanto attraversato, delle profonde consapevolezze maturate negli anni, è arrivata così autentica alla platea che tutti i presenti, centinaia di persone, oltre a un migliaio collegate, hanno reso omaggio al loro percorso, a queste vite rinate, con un lunghissimo e commosso applauso, alzandosi in piedi.
Come ha scritto Lucia di Mauro, Ambasciatrice del Perdono 2023 insieme a Giuseppe Grassonelli, nel racconto “Opera – San Magno solo ritorno”, che narra l’Odissea dell’anno scorso, “Quando la vita ti fa incontrare una persona, si crea un legame. Nel dolore, seppur differente, ci si può salvare in due. Possiamo tutti far nascere qualcosa dalla sofferenza vissuta. Dobbiamo, far nascere qualcosa, di bello e utile. Insieme, oltre le storie personali, così diverse. Solo così ci si incontra veramente, come persone.” E lì, in quel momento, centinaia di persone si sono incontrate veramente, nel senso più profondo di essere umani.
Con “gli amici di Opera”, come sono stati definiti alla Giornata, erano sul palco il professor Camillo Regalia, dell’Università Cattolica di Milano, e il professor Giuseppe Ferraro, della Federico II di Napoli. In collegamento anche Marco Sorbara, già Consigliere della Val d’Aosta, assolto in via definitiva dopo 909 giorni di custodia cautelare, convalescente da un incidente.
Una pluralità di competenze ed esperienze per esplorare insieme il tema a cui era dedicata la Giornata: il Perdono come unica via d’uscita che libera, guarisce, realizza. In platea, a sostenerli, Rita Bernardini, Sergio D’Elia e Maria Brucale, compagni di viaggio da tanti anni e testimoni, orgogliosi, della loro rinascita.
Al termine della tavola rotonda su Perdono e Giustizia, c’è stato un passaggio di consegne tra Giuseppe Grassonelli e Marco Sorbara, nominato Ambasciatore del Perdono 2024. “Per aver scelto e perseguito fermamente una via d’uscita concreta e costruttiva, per te stesso e per tutti i ragazzi con cui ora condividi un autentico esempio di disegno consapevole della propria Vita.” Chi il carcere l’ha vissuto in conseguenza dei propri reati e chi per un clamoroso errore giudiziario, uniti nel farsi testimoni di valori e proposte che vadano oltre il concetto, disumano e totalmente inefficace, di punizione.
Alla Giornata Internazionale del Perdono, ideata da Daniel Lumera nel 2016 e organizzata annualmente dalla My Life Design ODV, era presente anche Agnese Moro, che a sua volta ha ricevuto la nomina di Ambasciatrice. “Per il coraggio di aver intrapreso un percorso di riconciliazione, oltre il giudizio, cercando di comprendere l’essere umano e le sfide della Vita nella loro complessità, contribuendo così a risanare una ferita personale e collettiva.”
Questo dunque è il senso del perdono: non dimenticare, condonare, subire, considerarsi superiori o inferiori. Ma accogliere la vita nella sua interezza, per-donare, donare ogni sua manifestazione, uscire dal giudizio di sé e del prossimo che porta contrapposizioni, odio, rancore, per liberare e guarire il passato, rendendo reale un futuro migliore. Commovente l’abbraccio tra lei e i sei da Opera, che ha definito vite preziose ritrovate, parlando di dolori che hanno portato vita. Eccolo lì davanti agli occhi di tutti, il futuro insperato, ma realizzato.
VERONA: 20 MAGGIO VISITA AL CARCERE E CONFERENZA
GRANDE SATYAGRAHA 2024
Forza della verità sulla condizione delle carceri
Verona - lunedì 20 maggio 2024
Ore 10:00 Visita al Carcere di Montorio
Ore 16:00 Conferenza
COMUNE DI VERONA
Palazzo Barbieri
Sala Carlo Delaini
Intervengono
Paolo MASTROPASQUA, Presidente Camera Penale Veronese I Sergio D'ELIA, Segretario di Nessuno tocchi Caino I Simone BERGAMINI, Responsabile esterno Commissione Carcere Camera Penale Veronese I Marco VINCENZI, coordinatore di Verona Radicale I Barbara SORGATO, componente Giunta Unione Camere Penali Italiane I Cesare BURDESE, Architetto I Don Carlo VINCO, parroco della Chiesa di San Luca, Garante dei diritti dei detenuti a Verona I Antonella MASCIA, Consiglio
Direttivo di Nessuno tocchi Caino I Alessandro FAVAZZA, direttivo Camera Penale Veronese, componente Osservatorio Carcere UCPI I Jessica CUGINI, consigliera comunale (In Comune per Verona - Sinistra Civica Ecologista) I Alessia ROTTA, consigliera comunale (Partito Democratico) I Chiara STELLA, consigliera comunale (Damiano Tommasi Sindaco), Presidente Commissione Consiliare 5° I Beatrice VERZÈ, consigliera comunale (Traguardi) I Federico LUGOBONI, Nessuno tocchi Caino I Samuele VIANELLO, Radicali Venezia I Elisabetta ZAMPARUTTI, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino
Info 3358000577
ARABIA SAUDITA: TRE GIUSTIZIATI PER TERRORISMO E TRAFFICO DI DROGA
Tre prigionieri sono stati giustiziati in Arabia saudita in questi ultimi giorni.
Il 13 maggio 2024 le autorità saudite hanno giustiziato un cittadino appartenente alla minoranza sciita per aver minacciato la sicurezza nazionale finanziando il terrorismo e associandosi ad elementi terroristici.
Hassan bin Ahmed bin Mansour Al Nasser era stato accusato di aver aiutato dei terroristi a compiere omicidi mediante sparatorie contro stazioni di polizia, posti di blocco e pattuglie.
La condanna a morte di Al Nasser è stata eseguita il 13 maggio, ha comunicato il Ministero degli Interni saudita.
Nella sua dichiarazione, il Ministero ha sottolineato l'impegno del governo del Regno nello "stabilire la sicurezza, garantire giustizia e applicare le disposizioni della Sharia islamica nei confronti di chiunque attacchi persone innocenti, versi il loro sangue e violi il loro diritto alla vita".
Dopo l’esecuzione, le autorità saudite avrebbero trattenuto il corpo di Al-Nasser senza informare la sua famiglia circa il luogo di sepoltura, impedendo ai familiari la celebrazione della cerimonia funebre.
L'11 maggio sono stati giustiziati due cittadini siriani per il loro presunto coinvolgimento in un traffico di droga all'interno del Regno.
Il Ministero degli Interni saudita ha rilasciato una dichiarazione in cui annuncia l’esecuzione – praticata l’11 maggio - di due criminali di nazionalità siriana, nella regione nordoccidentale di Tabuk.
Dopo essere stati arrestati per il presunto contrabbando di pillole di anfetamine in una data non specificata, i due siriani – di nome Imad Mahmoud Hussein e Mustafa Mahmoud Hussein – sono stati riconosciuti colpevoli e successivamente condannati a morte. La sentenza è stata confermata dalla Corte d'Appello e dalla Corte Suprema, infine un regio decreto ne ha dato esecuzione.
Nella sua dichiarazione, il Ministero degli Interni saudita ha sottolineato che il governo è impegnato a combattere i narcotici di ogni tipo e i gravi danni che causano alla società e agli individui, nonché ad applicare le sanzioni più severe per contrastare il fenomeno.
(Fonti: Khaleejtimes, 17/05/2024; ABNA, 16/05/2024; MEMO, 13/05/2024)
BANGLADESH: ALTA CORTE LIMITA L’ISOLAMENTO PER I PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
Un’alta corte del Bangladesh ha stabilito il 13 maggio 2024 che i prigionieri del braccio della morte non possano essere tenuti in isolamento a meno che non abbiano esaurito tutti i loro appelli, in quella che gli avvocati hanno definito una grande vittoria per i diritti dei detenuti.
Sono più di 2.500 i condannati a morte nel Paese, la maggior parte dei quali tenuti in celle di isolamento per anni.
Gli attivisti per i diritti umani affermano che la pratica è gravemente dannosa per la salute mentale dei prigionieri, che possono trascorrere fino a 20 anni in cella d’isolamento mentre fanno appello contro la loro sentenza nel lento sistema legale del Paese.
L'Alta Corte ha stabilito che i prigionieri del braccio della morte possano essere tenuti in isolamento solo dopo aver presentato tutti i ricorsi legali. "È un verdetto storico", ha detto all'AFP Mohammad Shishir Manir, avvocato di tre prigionieri che hanno contestato la pratica. "Significa che d'ora in poi nessun prigioniero potrà essere tenuto in una cella di isolamento subito dopo il verdetto del tribunale di primo grado."
Manir ha affermato che storicamente circa la metà dei prigionieri del braccio della morte del Bangladesh sono stati prosciolti in appello. "Quando questi prigionieri vengono rilasciati, non si comportano più come esseri umani normali. Molti soffrono di problemi mentali. Alcuni hanno gravi problemi di salute", ha detto.
L’alta corte ha concesso due anni alle carceri cronicamente sovraffollate del Bangladesh per trasferire tutti i condannati a morte nei reparti generali.
Il numero di prigionieri nel braccio della morte è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni poiché centinaia di estremisti islamici sono stati condannati a morte nel Paese a maggioranza musulmana.
Secondo il principale gruppo per i diritti umani del Paese, Odhikar, le esecuzioni rimangono relativamente rare, considerata la dimensione della popolazione del braccio della morte del Bangladesh, con 20 persone impiccate dal 2018.
"Per anni abbiamo alzato la voce sulla difficile situazione di questi condannati a morte, i cui diritti sono stati pesantemente negati nelle carceri", ha detto all'AFP l'attivista indipendente per i diritti Rezaur Rahman Lenin.
"Questo è solo un passo nella giusta direzione", ha aggiunto. "La cosa migliore sarebbe abolire la pena di morte o dichiarare una moratoria sulle esecuzioni.
(Fonte: AFP, 13/05/2024)
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I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA
DONA IL 5X1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO
Firma nel riquadro “Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS di cui all’art. 46, c. 1, del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117, comprese le cooperative sociali ed escluse le imprese sociali costituite in forma di società, nonché sostegno delle Onlus iscritte all’anagrafe”.
E riporta il codice fiscale di Nessuno tocchi Caino 96267720587
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