Jana Horn - libri - la fuffa della sinistra alla Barbero & co.
Questa sinistra insopportabile che va da Elly Schlein a Montanari, da Barbero a Conte, dai reduci comunisti a Formigli. Insopportabile. Mi auguro che Pina Picierno e gli altri pochi riformisti rimasti in quel partito di merda che è il PD prendano finalmente una decisione.
Lascio due righe sulla questione referendum giustizia e sono felice di essere un Radicale, anche dopo la manifestazione/marcia contro la dittatura iraniana di sabato scorso a Roma. Siamo quella roba lì che non muore mai e che non può essere incasellata a destra e nemmeno a sinistra.
Europa Radicale: “Alessandro Barbero sul Referendum Giustizia 2026 è ideologico e inesatto”
Nota di Emilia Rossi (Consiglio Direttivo Europa Radicale):
L’intervento di Alessandro Barbero sul Referendum Giustizia 2026 contiene affermazioni inesatte e ricostruzioni fuorvianti, che rischiano di confondere il dibattito pubblico su una riforma complessa e articolata.
In primo luogo, è inesatto sostenere che il referendum non riguardi
la separazione delle carriere. I quesiti referendari intervengono
infatti su più aspetti: separazione delle carriere tra giudici e
pubblici ministeri; separazione dei Consigli Superiori della
Magistratura; introduzione dell’Alta Corte di giustizia disciplinare;
nuovo metodo di selezione dei membri togati del CSM.
Ridurre il referendum al solo tema del CSM significa alterarne il perimetro reale.
È inoltre fuorviante e grave affermare che la separazione delle carriere “di fatto esista già”. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine, condividono lo stesso CSM, gli stessi meccanismi di carriera e una comune cultura ordinamentale. La riforma mira proprio a una separazione istituzionale, che attualmente non esiste.
Definire poi la separazione dei CSM come una loro “distruzione” è una valutazione politica, non un dato oggettivo. Il governo autonomo della magistratura non viene abolito, ma riorganizzato, anche per affrontare criticità evidenti, a partire dall’inefficacia storica delle funzioni disciplinari, rimaste in larga parte lettera morta.
Anche sul tema della selezione dei membri togati del CSM, l’intervento di Barbero risulta impreciso: la riforma non introduce un’estrazione a sorte pura, ma un meccanismo a doppio livello, che combina selezione per competenza e sorteggio finale, con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti e rafforzare l’indipendenza.
Infine, il richiamo al controllo politico della magistratura in epoca fascista viene utilizzato in modo retorico: la riforma non restituisce al governo alcun potere di indirizzo o sanzione sui magistrati. Infatti, l’articolo 104 della Costituzione resta intatto.
Il Referendum Giustizia 2026 merita un confronto serio e nel merito.
Le opinioni sono legittime, ma non possono sostituire una ricostruzione corretta dei contenuti della riforma.
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E trascrivo il tweet di uno dei più bravi giornalisti in Italia che si occupa di tematiche giudiziarie, Ermes Antonucci:
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Ho letto in questi giorni "Nirvana" di Tommy Wieringa (Ipeborea, traduzione di Claudia Di Palermo) e mi è piaciuto molto anche se la ripetizione di passaggi sul disastro ambientale e la crisi del pianeta alla lunga mi ha annoiato. Mentre lo leggevo ho pensato a mio nonno partigiano che le poche volte che raccontava di quegli anni premetteva sempre che si sentiva sempre in colpa per tutto quello a cui aveva partecipato come truppa d'occupazione italia nei Balcani. Mi diceva: Quello che ho fatto come partigiano non mi purifica da quello che ho combinato come soldato. Ho pensato anche al cugino di mia nonna e quindi anche mio lontano cugino che combattè convintamente per la Repubblica di Salò. La sua famiglia era una famiglia mussoliniana convinta e anche dopo la guerra molti di loro sono comunque rimasti convintamente fascisti o di estrema destra. L'ho incrociai da piccolo quell'uomo a qualche funerale di famiglia. Doveva essere fucilato ma fu risparmiato per volere del mio bisnonno, suo zio, socialista. Fece qualche mese in prigione e poi sparì dalla circolazione e tornò nel legnanese una decina d'anni dopo la fine della guerra. Somigliava tantissimo a mia nonna, stessi capelli ricci, stessa carnagione scura, stessi occhi. Ricordo che venne a parlarmi ma appena si avvicinò arrivò il fratello di mia nonna che gli disse: Vedi di non raccontargli stronzate. Lui arrossì e si allontanò. Mi aveva chiesto per che squadra tifassi.
E sulla scrivania un po' di nuove letture e riletture:
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