Europa Radicale e Certi Diritti: “La vera Biennale del Dissenso, che si oppone alla guerra ibrida del Cremlino”

 

 


Europa Radicale e Certi Diritti: “La vera Biennale del Dissenso, che si oppone alla guerra ibrida del Cremlino”

VENEZIA, 9 maggio 2026 – LA VERA BIENNALE DEL DISSENSO

A Venezia, il 9 maggio, Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression hanno portato in Laguna la “Vera Biennale del Dissenso”

Opponendosi all’apertura del Padiglione Russia, megafono della propaganda del regime di Putin, le bandiere di Ucraina ed Europa hanno sfilato verso i Giardini della Biennale. I promotori: “L’arte non può essere usata per nascondere i crimini e i criminali di guerra”.

In occasione della Giornata dell’Europa e della contestata inaugurazione del Padiglione Russia alla Biennale di Venezia, le associazioni Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e il movimento internazionale Arts Against Aggression hanno dato vita oggi a una manifestazione politica e artistica dirompente.
Il corteo, partito dal Ponte della Paglia, ha attraversato Riva degli Schiavoni portando con sé simboli di libertà negata: grandi bandiere dell’Ucraina e dell’Unione Europea — le stesse che hanno sventolato sulla scalinata Potëmkin a Odessa e nelle strade di Kyiv —, vessilli dei popoli oppressi dal regime di Putin e opere di artisti perseguitati, arrestati e uccisi dal Cremlino. 

La marcia si è conclusa davanti ai Giardini della Biennale, proclamando la vera “Biennale del Dissenso”.
L’iniziativa si riallaccia idealmente alla storica Biennale del Dissenso del 1977, denunciando ancora una volta l’uso strumentale della cultura da parte di regimi liberticidi.

Igor Boni, Presidente di Europa Radicale, dichiara:
“Siamo qui per ribadire che non può esserci ‘normalità’ artistica mentre il regime di Putin compie uno sterminio sistematico in Ucraina e reprime ogni forma di libertà interna. Il Padiglione Russia non è un luogo di cultura ma un avamposto della propaganda del Cremlino, gestito da figure organiche all’oligarchia russa. La nostra presenza a Venezia ribadisce la centralità dei principi fondanti dell’Unione Europea: Stato di diritto, libertà e rispetto dei diritti umani. Restituire dignità alla Biennale significa dare voce agli artisti russi dissidenti, ai popoli colonizzati dall’imperialismo putiniano e a chiunque lotti contro l’aggressione russa.”

Chiara Squarcione, tra le organizzatrici dell’iniziativa e membro del Consiglio Direttivo di Europa Radicale, aggiunge:
“Buttafuoco ha invocato una Biennale ‘audace e libera’, ma ciò che abbiamo visto è l’ipocrisia di un’istituzione che apre le porte a chi finanzia la guerra. Il grande assente in questi Giardini è il dissenso autentico. Abbiamo portato in scena la realtà ignorata dalla direzione ufficiale: l’arte dei popoli oppressi e della comunità lgbti+ russa, perseguitata da leggi infami. Oggi, 9 maggio, festeggiamo l’Europa dei diritti opponendoci alla Laguna dei regimi.”

Nicola Bertoglio, Tesoriere dell’Associazione radicale Certi Diritti, sottolinea:
“La nostra presenza oggi è una denuncia necessaria contro un regime che ha fatto dell’omofobia e della discriminazione verso le persone lgbti+ un pilastro della propria identità politica e della propaganda di guerra. Portare i corpi, le opere e le istanze delle persone lgbti+ davanti al Padiglione Russia significa ricordare che i diritti civili sono il confine invalicabile tra democrazia e autoritarismo. Non permetteremo che la Biennale diventi lo specchio deformante di un regime che considera l’esistenza stessa delle minoranze un crimine.”

Durante l’iniziativa, artisti dissidenti e militanti hanno dato vita a performance e momenti di riflessione politica, ribadendo la richiesta di revoca delle onorificenze italiane ai gerarchi russi e consegnando simbolicamente cartoline indirizzate a Vladimir Putin con l’invito a presentarsi alla giustizia internazionale.

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Superare il diritto di veto. Proteggere i cieli dell’Ucraina. Costruire la difesa comune europea.

La celebrazione della Festa dell’Europa ci ha fatto comprendere che non possiamo fermarci. L’Unione Europea è nata dalle macerie della guerra e dall’idea che la pace, la democrazia e la libertà potessero essere garantite solo attraverso un destino comune tra i popoli europei.

Oggi quell’idea è sotto attacco.

Dal 24 febbraio 2022 la Federazione Russa conduce contro l’Ucraina una guerra di aggressione fondata sul terrore contro la popolazione civile. Decine di migliaia di droni e missili sono stati lanciati contro città, ospedali, scuole, teatri, stazioni ferroviarie, condomini, reti energetiche e infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza di milioni di persone. Contestualmente, la Federazione Russa si serve della guerra ibrida contro le democrazie europee, per destabilizzarle e allontanare i cittadini dall’idea di un’Europa forte e indipendente.

Di fronte a questa tragedia, l’Europa ha mostrato solidarietà, ma anche lentezze, divisioni e paralisi. Il principio dell’unanimità continua a impedire all’Unione Europea di agire con la rapidità, la coerenza e la forza necessarie davanti alle grandi crisi storiche.

Un’Europa che può essere bloccata dal veto di un singolo governo non è ancora una vera comunità politica. Non può difendere efficacemente i propri valori, la propria sicurezza e il proprio futuro.

Per questo chiediamo il superamento del diritto di veto nelle decisioni fondamentali dell’Unione Europea, a partire dalla politica estera, dalla sicurezza comune e dalla difesa dei diritti fondamentali.

Un primo passo che l’Europa può fare è sostenere la creazione di uno scudo protettivo europeo sostenuto da tutti i paesi sui cieli dell’Ucraina, finalizzato alla difesa della popolazione civile e delle infrastrutture essenziali dagli attacchi missilistici e dai bombardamenti russi. Proteggere i civili ucraini significa proteggere il diritto internazionale, la dignità umana e la sicurezza dell’intero continente europeo.

Lo scudo protettivo sui cieli dell’Ucraina può rappresentare il primo passo concreto verso una difesa comune europea: un progetto condiviso capace di unire gli Stati europei nella responsabilità della pace, della sicurezza collettiva e della protezione delle democrazie europee.

Oggi l’Ucraina non difende soltanto sé stessa. Difende il principio secondo cui i confini non si cambiano con la forza, secondo cui le democrazie hanno il diritto di esistere, secondo cui i popoli devono poter scegliere liberamente il proprio destino.

Se l’Ucraina cade, cade anche l’idea di un’Europa libera, democratica e capace di proteggere i propri cittadini. Per questo crediamo che il futuro dell’Ucraina debba essere dentro l’Unione Europea.

Chiediamo ai Governi, ai Parlamenti nazionali, al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo di attivarsi per creare le giuste condizioni affinchè venga abolito il diritto di veto e creare contestualmente uno scudo protettivo sui cieli dell’Ucraina.

Crediamo che sia arrivato il momento per l’Europa di scegliere: restare un’unione incompiuta, paralizzata dai veti e dalle paure, oppure diventare finalmente una vera comunità politica, democratica e solidale, capace di difendere la libertà e la pace.

L’Europa non può nascere davvero senza Kyiv. E Kyiv oggi resiste anche per noi.

Potete firmare qui. 


 

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