Ospedale

 Ormai ho perso il conto dei giorni che mio padre è ricoverato nell'Ospedale Manzoni di Lecco.

Non è facile gestire la situazione vivendo a  Lugano, anche perché non riesco nemmeno più a capire come funziona la sanità italiana.

È ancora più difficile per mia sorella gestire questa situazione visto che vive ancora più lontano rispetto a me e ha un lavoro di responsabilità e impegni gravosi. 

Vivo la corsia per come devo viverla.

Gli ospedali sono come una seconda vita per noi di famiglia.

Ne parlavo ieri con mia cugina.

Le ho raccontato del Pronto Soccorso.

Della Rianimazione.

Di come io me ne sto in disparte. 

Di come tanto le mie parole non contano nulla. 

Le ho ricordato Silvia. 

 


Di come ieri sono andato a mangiare dove io e lei ci siamo abbracciati vent'anni fa.

Libera uscita dal reparto psichiatrico. 

Oggi tuonava quando siamo usciti dal parcheggio e io e Eva siamo scesi al lago a prenderci in bocca il vento che sapeva di sangue.

Con mio padre non riuscirò mai a parlare.

Va così.

Non è un problema. 

Altri vogliono sistemare tutto. Trovare le soluzioni. Far finta che la morte non sta per arrivare.

Adesso mi bevo una birra e ascolto Nick Drake e Karen Dalton.

E sono stanco. 

Il nuovo dottore lo vedo il 14 luglio.

E poi dipende.

Se ne avrò voglia. 

E per come andranno gli esami.

E se ne avrò voglia.

 

 

 


 

 

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