Irriconoscibili, e ignot - iCaro Merlo, meglio una diaspora di radicali che nessun radicale
Irriconoscibili, e ignoti Caro Merlo, meglio una diaspora di radicali che nessun radicale
di Igor Boni
Il giornalista si rammarica su Repubblica della divisione del mondo post pannelliano, ma la moltiplicazione dei soggetti non significa la fine di un metodo politico. Europa Radicale ha scelto di ricominciare da capo, senza leader da venerare e senza nostalgie, per tornare a essere una squadra piccola ma incisiva.
Il tema della parcellizzazione radicale post-pannelliana torna, guarda caso, nel periodo giornalisticamente più morto che ci sia, agosto. Proprio Marco Pannella soleva moltiplicare le iniziative in questo mese, per sfruttare l’indolenza estiva di un’informazione che, altrimenti, usa considerare “non notiziabili” i radicali. Francesco Merlo, su Repubblica, ha quindi avuto un inusuale quanto considerevole spazio per amareggiarsi della diaspora radicale che lodevolmente continua a visitare le carceri a ferragosto ma lo fa ciascuno con il proprio soggetto politico.
Possiamo condividere l’amarezza per aver visto avverarsi una dinamica distruttiva, perfino banale, ancorché prevista. Chi scrive lo aveva infatti paventato al primo congresso successivo alla morte di Pannella, era il 2016 a Rebibbia; si può facilmente riascoltare nella registrazione audio-video di Radio Radicale. Tuttavia meglio una moltiplicazione di iniziative, anche di diversi soggetti che si rifanno alla storia radicale, anziché la fine definitiva di una storia che è anzitutto un metodo politico unico.
Dunque ben venga il Partito Radicale di Maurizio Turco e Irene Testa, con la lunga lotta che ha liberato Beniamino Zuncheddu e le manifestazioni per un Iran libero (a lungo i soli a farlo); ben venga l’Associazione Luca Coscioni di Marco Cappato e Filomena Gallo e la loro strenua battaglia per un fine vita dignitoso; ben venga Nessuno tocchi Caino di Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti con le instancabili visite in tutti gli istituti penitenziari durante il corso dell’anno. Si potrebbe continuare, sono stati citati solo alcuni dei soggetti politici e delle campagne su cui sono impegnati i compagni radicali di ieri, di oggi e senz’altro di domani.
Merlo dedica anche due parole a “Europa Radicale”, l’associazione più ignota degli ignoti radicali. Quando il virus della partitocrazia, con i congressi vinti a colpi di tessere (non di iscritti) è entrato prima in +Europa poi persino in Radicali Italiani, non abbiamo ingaggiato una lotta fratricida.
Abbiamo, certo, denunciato quanto ritenevamo e riteniamo penalmente rilevante, ma non abbiamo pensato di risolvere le beghe interne per via giudiziaria. Abbiamo semplicemente abbandonato un campo divenuto impraticabile. Lo abbiamo fatto senza alcuna scialuppa di salvataggio pronta. Abbiamo tentato il possibile contro il probabile, e ricominciato. Siamo riusciti a costruire una squadra vera fatti di radicali vecchi e nuovi, che opera e lavora insieme, che non ha leader maximi da cui aspettare improbabili oracoli ma un insieme di persone che, con i loro limiti e le loro eccezionali capacità, lotta utilizzando il metodo radicale.
Sono passati poco più di otto mesi dal nostro congresso costitutivo, dopo un anno di meticoloso lavoro di costruzione della associazione. Siamo stati in Ucraina portando cento italiani a manifestare in Piazza Indipendenza a Kyjiv per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e a Odesa nell’anniversario del quarto anno di guerra su larga scala per una no-fly zone nei cieli ucraini; siamo stati a Tbilisi per manifestare insieme ai georgiani che non vogliono soccombere a un governo sempre più liberticida; siamo stati a Berlino con i Russi Liberi; siamo stati in Moldova a manifestare in alcune decine di fronte al Parlamento di Chișinău, con i Giovani Federalisti Europei di quel Paese per chiederne l’ingresso nella UE; siamo stati a Tel Aviv, sotto le bombe iraniane, per presentare la nostra “Offensiva di pace per Israele e Palestina” e ci torneremo alla vigilia di queste cruciali elezioni; siamo stati a Budapest per manifestare contro la legge anti-pride quando Viktor Orbán minacciava arresti e sanzioni. Abbiamo prodotto dossier su: la “Peste Putiniana” contro la guerra ibrida russa, sui prigionieri politici georgiani, sul “caso Pirlo”, sulla siccità e le riforme necessarie di gestione dell’acqua, sull’“Altra Velocità” per denunciare i silenzi del ministro Salvini e i disservizi della rete ferroviaria italiana. Abbiamo fermato il propagandista russo Gergiev, invitato alla Reggia di Caserta con tutti gli onori. Abbiamo animato uno dei comitati per il SI ai referendum giustizia e quello per il NO ai referendum “contro” il lavoro della Cgil; abbiamo chiesto (e ottenuto) spazi informativi in Rai sulle condizioni carcerarie; abbiamo organizzato con centinaia di persone una grande manifestazione a Venezia per la “Biennale del Dissenso” contro l’invito infame alla Russia del dittatore Vladimir Putin.
Solo guardando ai titoli di questi impegni e di queste iniziative folli – e ragionevoli – che abbiamo sinora portato avanti si capisce il livello di ambizione politica che abbiamo e al contempo la nostra inadeguatezza.
L’obiettivo è quello di rigenerare dalle ceneri un gruppo di guerriglieri nonviolenti che sappia usare il metodo radicale, aggiornandolo, senza rimanere incagliati nella adorazione o rievocazione del glorioso passato o di un Pannella che non c’è più e mai più ci sarà. Un gruppo che sappia lavorare e fare iniziative con tutti, un gruppo che abbia la volontà di costruire un’alternativa al bipopulismo italiano, alternativa alla maggioranza di governo e all’opposizione e che, guardando all’Europa e oltre, sappia essere motore di azioni e lotte per la libertà, la democrazia e lo Stato di diritto. Una piccola associazione guerrigliera che non è un “fine” ma un “mezzo” per ottenere risultati sempre più grandi, sempre più importanti. Non siamo un “partito” ma ci sarà un congresso nel quale discuteremo di tutto, anno dopo anno. La nostra non è stata certo una nascita per scissione, siamo figli della nostra storia e da radicali creiamo strumenti politici per agire, per essere efficaci; per essere di nuovo efficaci al contempo mantenendo l’alterità necessaria.
Con questo spirito invitiamo tutti i radicali, in qualsiasi organizzazione si riconoscano, ma non solo, il 19 settembre a Roma presso Sala “Esperienza Europa – David Sassoli” (Piazza Venezia 6, dalle 15 alle 17) per ricordare Olivier Dupuis e il suo straordinario impegno di militante nonviolento per la democrazia e la libertà. Subito dopo ci ritroveremo nella sede di Nessuno tocchi Caino (Via della Panetteria 15, ore 19, a pochi metri dalla storica abitazione di Pannella), per presentare “Radicalissimamente. Dizionario di un metodo”, libro che ho scritto proprio per evitare che un metodo unico e prezioso come quello della nonviolenza radicale venga disperso.
Essere ignoti non ci spaventa ma certo non smetteremo di fare ed essere radicali; consiglio vivamente a tutti e ciascuno di farlo ed esserlo con noi.

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