Fegato, reni, esami e la mia dottoressa

 


Quando mi teneva sulle sue ginocchia Donato disegnava tutto quello che gli chiedevo e mi parlava del suo fegato che era stanco ma non mi aveva detto che sarebbe morto in un ospedale di Oxford per cirrosi.  

Li hanno fatti sparire tutti quei disegni.

Al telefono la mia dottoressa mi ha detto che il mio fegato si prenderebbe volentieri una pausa da me ma che non è ancora tempo di morire di cirrosi anche se devo scordarmi qualcosa che non sono riuscito a tenermi a mente.

Il mio rene sinistro è stanco ma è stanco sin da quando son bambino e mi dispiace non avergli voluto bene come si sarebbe meritato e lui me lo fa pesare e non gli ho mai regalato qualcosa di buono.

Oggi gli ho offerto una birra al mio rene sinistro mentre le nostre due gatte mangiavamo lucertole e gli leggevo qualche pagina di Proust. 

Il fegato ha registrato le parole della mia dottoressa.

La sua dolcezza. I suoi occhi azzurri e i suoi capelli biondi.

Il fegato mi ha raccontato delle birre che ho bevuto ieri sera e delle due ore di sonno del giorno prima.

E io gli ho ricordato il tempo che abbiamo passato insieme a Londra e a Zurigo quando ho affogato dentro a una cassa di birre la notizia che Luca era morto.

E di Donato che mi baciava la fronte come se fossi suo figlio.

E di Eva che è qui vicino a me. 

E della dottoressa che mi parlava sottovoce mentre bevevo un bicchiere di bianco e pensavo a mia madre che sedeva in cucina e accendeva una sigaretta con tre Martini in corpo e allungava la mano verso di me e mi chiedeva di parlarle dei libri che stavo leggendo.

Sai mamma, la dottoressa parla un po' come te.

Lo sa che non ne vale più la pena. 

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