Katherine Mansfield e purtroppo stanno arrivando l'autuno e l'inverno
Sono nato a giugno e l'unica stagione che amo è l'estate e le altissime temperature di quest'anno dovute al cambiamento climatico le ho assorbite come quando ricevo una critica feroce dalla donna che non smetterò mai di amare.
Amo l'estate anche se praticamente rimango quasi sempre in casa come faccio durante il resto dell'anno frequentando il meno possibile gli esseri viventi.
Amo l'estate perché l'estate è mia madre che mi leggeva i libri sulle spiagge dell'Adriatico e diventava più buona e attenta. D'estate ho imparato a camminare. Da bambino l'estate erano i mesi senza l'odiata scuola. Erano il lago. Erano i mesi dove potevo starmene per i cazzi miei senza nessuno che mi rompesse le scatole. Erano il mare. Erano le sigarette fumate alle cave. Era una stagione dove riuscivo a tenere a bada la depressione, la voglia di morire. Tutti i libri letti in posti raggiunti in bicicletta. L'estate è quel caldo che mi fa accettare il mio corpo per la merda che è sempre stato.
Poi l'estate è diventata altro.
Tutto è diventato altro.
Sta arrivando l'autunno e da quando sto in Svizzera l'autunno è la festa in centro, sono le cipolle di Berna, è la mia amica patrizia Marina che mi dice di andare a bere un bicchiere di vino alla festa d'autunno allo stand dove lei lavora, sono le mie occhiaie che diventano ancora più nere, è la mia amata Zurigo.
Quando arriva l'autunno mia moglie si preoccupa per me perché sa che vivrò giorni difficili e non sarà facile frequentarmi.
Ieri sera abbiamo parlato di un amore che abbiamo in comune: Katherine Mansfield e i suoi racconti.
In realtà sono stato quasi sempre ad ascoltarla per un'oretta perché Eva questi racconti li ha riletti tutti in questi giorni e voleva condividere con me alcune sue riflessioni su due o tre racconti che l'avevano nuovamente sorpresa per lo stile. Mia moglie è particolarmente allo stile. Ama Cechov, Flaubert, Nabokov.
Dopo che me ne ha parlato lei è andata a letto e io sono rimasto sveglio a riflettere sulle sue parole e sulla Mansfield.
Era quasi l'una di notte.
Alle 4 e 29 sarebbe suonata la sveglia.
Ho bevuto una birra.
E le ho lasciato due righe.
Dalla finestra è entrato un vento freddo.
Emma e Bianca hanno miagolato rispondendo alle gatte del vicino.
Ho guardato le tre stanze illuminate della casa anziani e salutato due ragazze che rientravano dalla serata.
Una somigliava tantissimo a mia madre.



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