Un libro bellissimo e i fascisti scomparsi

 


Mentre leggevo questo bellissimo libro dove l'autrice partendo dal desiderio di ricostruire i tasselli mancanti nella vita  del nonno materno appartenente alle SS finisce per affrontare il tema della memoria, del come ricordiamo e se vogliamo ricordare, dei non detti che ci stanno addosso per decenni, delle parole da non pronunciare in presenza di questo o quell'altro, del passato che si trasforma attraverso le lenti della vecchiaia e della malattia, del passato che diventa un peso che schiaccia le generazioni presenti e future ho pensato a tutti quelli che mi parlano oggi di Fascismo, di una mancata Norimberga in Italia, dei presunti fascisti al governo e poi ho pensato sorridendo alle presunte parole attribuite a Churchill e a come  ho sempre faticato a incontrare persone, a parte i nostalgici del Ventennio o gli eredi di quella tradizione politica, che mi dicessero: 

I miei vecchi sono stati fascisti. Mia nonna amava il Duce. Il cugino di mio padre era un Repubblichino. Sai, ho uno zio Podestà. Il mio parente andava a picchiare i socialisti. Quell'altro ha partecipato ai rastrellamenti. Mia nonna era un insegnante fascista. 

Tutti democratici. Tutta brava gente di sinistra. Tutti antifascisti. Tutti dalla parte giusta della storia. 

Tra l'altro, la maestra di mia madre (che è nata nel 1946)  era stata una fascista convinta. Antisemita. Viveva nel palazzo affianco al mio. Leggeva Gentile in cortile. E con lei riuscii a parlare di Brasillach. E a dirle che era una grande merda di maestra per come aveva trattato mia madre.

Questa storia vale anche per i monarchici e tanto per chiaire: quasi tutti i parenti della mia famiglia paterna erano monarchici e anticlericali e la zia di mio padre votò convitamente Monarchia al referendum.

Ho avuto un nonno partigiano nei Balcani, un bisnonno socialista che per vent'anni prese botte su botte anche se era un muratore tisico ed ex Ardito. Un bisnonno che aveva conosciuto Benito Mussolini. Una nonna che sbeffeggiava i soldati tedeschi.

Ma ho avuto anche un secondo cugino della mia nonna paterna repubblichino e salvato dal mio bisnonno dopo il 25 aprile. Il primo cugino di mia madre era un Fascista convinto e fu fucilato dai partigiani quando aveva poco più di vent'anni e tutto quel ramo della mia famiglia materna fu sempre fedele al Regime. Uno dei cugini di mia madre si rifugiò in Svizzera e da lì fece perdere le sue tracce.

Il fratello di mia madre, nato nel 1930, e una persona alla quale devo tutto fu un Balilla convinto e avrebbe voluto combattere per Salò. Al termine della guerra fu responsabile di parecchie provocazioni e prese un sacco di legnate dai Partigiani. Anche per questo aveva una gran voglia di andarsene in Argentina.

Quando era già malato mio zio mi portò in giro per il paese e per il cimitero e mi parlò di molta gente del paese e di come in tutta fretta avessero cambiato casacca.

Mi parlò spesso della Riscina, Redaelli Rina, che faceva parte del Fascio femminile del paese e di come aiutasse i soldati ma anche tantissimo la nostra famiglia che era poverissima. E di come la raparono a zero a guerra conclusa. 

Ogni volta che in paese incontravo la Riscina lei mi parlava sempre del mio nonno materno e di quanto fosse buono, anche se era tornato dalle trincee del Carso col fisico e la mente fragilissimi. Era rimasta una fascista convinta anche dopo la caduta del Fascismo e ce l'aveva a morte con tutti i vecchi e le vecchie del paese che si vergognavano di salutarla.

Io l'ho sempre salutata.

Anche se sapeva come la pensassi.

Ho litigato tanto con la Riscina.

Anche in mezzo alla strada.

Ma ci ho bevuto anche un paio di caffè e qualche birra e parlato di Persia e lesbismo. 

....

Poi c'è il capitolo spinoso per quanto mi riguarda di ciò che fecero i militari italiani durante il Ventennio.

Perché a tutti piace ricordare Mediterraneo o pensare all'italiano brava gente.

Ma quando guardo le foto di mio nonno a me sale un'ansia che mi toglie il fiato.

Quando sono stato in Grecia e in altri luoghi dei Balcani mi è successo di essere preso a male parole quando ho parlato di mio nonno e di suo cugino.

Una famiglia ebrea anni fa mi disse in faccia, prima che partissi per Rodi, che gli italiani erano stati delle vere merde.

E ricordo sempre mio nonno che un giorno mi disse: 

Tu Andrea, non hai idea di quello che abbiamo fatto e di quello di cui siamo stati complici. E di come cantavamo. Cantavamo Andrea. Me ne vergogno ma quello che abbiamo fatto non si potrà mai cancellare. 

 


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