"L'ultimo singolo di Lucio Battisti" di Adriano Angelini Sut (Gaffi)

 

Da ragazzino ho ascoltato tantissimo Lucio Battisti, vuoi perché piaceva molto a mia madre che lo sparava a tutto volume insieme a Califano, Patty Pravo, Ornella Vanoni e Mina o perché era impossibile non ascoltare per radio una delle sue canzoni quando si era in macchina o si guardava la tv. Crescendo mi sono un po' colpevolmente vergognato di amare Battisti. Da adolescente, tempi del liceo, ascoltavo musica alternative, gli Slowdive, i Nirvana, i Nine Inche Nails e molto altro (musica che ascolto ancora oggi) e quando provavo a parlare di Battisti mi davano sempre del fascista, del vecchio, del borghese, della femminuccia. Stessa cosa quando ancora oggi esprimo il mio amore incondizionato per Céline, Pound, Drieu, Brasillach.

Mi hanno sempre annoiato i cantautori impegnati politicamente. Se mi facevi ascoltare canzoni sul proletariato e la rivoluzione mi annoiavo. Ancora oggi non ce la faccio proprio e mi basta un accenno di Giovanna Marini per farmi salire un'irritazione che non vi dico. Tutta la vita Donna Summer.

Crescendo ho finalmente smesso di vergognarmi, anche grazie alla mia compagna, di ascoltare Battisti o anche Bruno Lauzi (la sua Io canterò politico la farei ascoltare a tutti i presunti cantanti rivoluzionari de 'noantri) e quel cazzo che mi pare e non me ne frega nulla dell'etichetta che mi piazzeranno addosso per quello che leggo, ascolto, dico. 

Perché sto a scrivere di Battisti? 

Perché il romanzo “L'ultimo singolo di Lucio Battisti” di Adriano Angelini Sut (Gaffi, 2008) è uno straordinario e disperato atto d'amore rivolto a Lucio Battisti e a Roma e all'Italia e all'amicizia e alla passione che coviamo nel cuore e ai padri e ai maschi e ai figli e a Israele e alla musica tutta che vi consiglio di leggere al più presto, sempre se come me cercate nella letteratura qualcosa che non vi debba ribadire le vostre certezze, cullarvi nel vostro mondo, funzionare come un “passatempo” (artistico) fra le altre nella vostra vita o un'ostentazione per dimostrare quanto siete intelligenti o appartenenti alla parte Giusta della società.

Penso tutto il male possibile dei premi letterari di ogni genere (e non solo di quelli letterari) ma mi dispiace molto che questa epopea familiare lunga quarantacinque anni non sia stata ammessa alla cinquina finale del Premio Strega. Mi dispiace che non l'abbia anche vinto lo Strega. E chissà cosa sarebbe accaduto se a vincere uno dei tanti premi dei salotti culturali/politici italiani fosse stato un romanzo che fra i protagonisti principali vede un neofascista che ha partecipato al Golpe Borghese. Sarebbe stato bello vedere le facce degli altri scrittori di fronte alla lettura di alcune di queste pagine che sono un vero pugno allo stomaco.

Che cos'è allora questa epopea? È la storia intrecciata di tre famiglie dal 1953 al 1998: i De Santis, famiglia di origine contadina, con Alessandro che cerca la fortuna nella musica e vede in Battisti il suo mito assoluto e che cercherà per anni di incontrare per un'eventuale collaborazione artistica; i Leoni, famiglia ebraica, con Saul dedito quasi esclusivamente al lavoro che sposerà Rosa, la sorella di Alessandro, dopo la sua conversione all'ebraismo e infine gli Antei, famiglia ricca e ben inserita nel tessuto politico ed economico della Capitale, col primogenito Romano (i suoi genitori somigliano, per carattere ai miei) che segue le orme del nonno fascista dedicandosi anima e corpo alla politica nel periodo del terrorismo, degli scontri in piazza, degli attentati, dei falliti golpe e che stringerà un'indissolubile amicizia con Alessandro che invece di politica non ne vorrà proprio sapere.

Al di là della maestria di Adriano nel restituire, senza mai annoiare o compilare un sussidiario scolastico politicamente corretto (tutt'altro... e anche per me, che politicamente non sono su questi binari non è sempre stato facile proseguire nella lettura), un lucido e partecipato ritratto dell'Italia del dopoguerra, raccontandoci del boom economico, del sacco di Roma, degli anni '60, dell'impegno politico ma anche di musica, mare, calcio (la mia odiata Roma), rinnovamento dei costumi, terrorismo, musica elettronica, Ibiza, servizi deviati, Sanremo, della strenua lotta di Israele per non scomparire, del razzismo mai morto ho molto apprezzato come l'autore saputo far vivere sulla pagina personaggi complessi, stratificati, mai scontati, senza mai cedere a una rappresentazione buonista o da cartolina o lisciando il pelo al critico di turno o al lettore da classifica avido di romanzi da prima serata Rai.

Leggere il diario di Romano farà sobbalzare in molti sulla sedia per le sue riflessioni razziste, antisemite, i viaggi lisergici, rimandi a Junger e Mishima, Hitler, Mussolini e qualcuno non si capaciterà come sia possibile far convivere dentro a questo libro un busto di Mussolini e un matrimonio fra un ebreo e una cristiana oppure, e direi finalmente, un'Israele lontana dalle rappresentazioni come il Male assoluto. Ho trovato bellissimi il personaggio di Simone, fratello di Saul e forse il personaggio che sento più simile a me, che parte a combattere per Israele o il figlio di Saul, Aaron/Marco, che vorrebbe diventare uno studioso della Bibbia e che invece si trova il cuore spezzato a causa di una bellissima gentile.

Lo so già che in molti considereranno spazzatura fascista questo romanzo e non capiranno nemmeno come io possa scriverne pieno di entusiasmo e invece non posso che ribadire di essere uscito entusiasmato dalla lettura di questo romanzo e di averlo apprezzato perché la vita, anche la mia vita, è una questione di purezza e fragilità, di strade che s'incrociano e vicoli ciechi, di morte, di perdono, di trasformazioni, di amicizie improbabili, di amori che sbocciano quando meno te lo aspetti, di radicalità e innocenza, di scontri famigliari e di riappacificazione, di materia e di spirito, di anima e viscere, di sperma e sangue, di libri e utopie, di violenza e slanci verso l'abisso.

E poi questo romanzo ha una colonna sonora formidabile perché l'autore, quasi magicamente, ha saputo trovare l'alchimia giusta (come in uno studio di registrazione) affinché le canzoni e le evoluzioni artistiche e umane di Lucio Battisti diventassero la pagina, nel senso proprio fisico, dove è vergata in maniera indelebile questa storia, sopra cui sbocciano e vivono i personaggi (una nota di merito per i personaggi femminili e io Rosa l'abbraccerei e bacerei tutta la vita) abbracciati a tonnellate di musica di ogni genere che vi riempiranno il cuore. È un Lucio Battisti restituito in tutte la sua grandezza e mai in maniera oleografica. È il Lucio che vive nelle nostre stanze mentre cerchiamo quello scatto d'orgoglio per affrontare il mondo, mentre ci batte il cuore per la prima ragazza o dopo la prima scopata, mentre siamo i ragazzini in spiaggia o quegli adulti, come me, che hanno perso un padre o una madre o entrambi i genitori, stanno perdendo il lavoro e non hanno prospettive future, hanno dei figli o non li avranno mai, stanno guidando in macchina a notte fonda fino a rimanere soli per sempre.

“L'ultimo singolo di Lucio Battisti” è un romanzo coraggioso, sfrontato, sbarazzino, indecifrabile come il Re Serpente, libero come lo è stato dall'inizio alla fine della sua carriera Lucio. È un'avventura lisergica, spirituale, spiazzante, arricchente e mai accomodante. È come scoprire gli ultimi album di Battisti, quelli con Pasquale Panella, che ad ogni suono, parola, canzone regalano tanta tanta libertà e coraggio mentre tutto questo mondo va inesorabilmente a rotoli. 

 

(Don Giovanni)

Commenti

  1. Hai svegliato la mia curiosità... e poi io adoro Battisti: per me Anima Latina è un capolavoro, lo adoro; è uno dei migliori album in assoluto degli anni '70.

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    1. Ti dico subito che non è un romanzo di sinistra... se superi questo scoglio, so che per qualcuno è difficile da superare, allora diventa trascinante. So che dovrebbe essere ripubblicato prossimamente da un'altra casa editrice.

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    2. Non mi interessa che i romanzi siano di destra o di sinistra, l'importante è che "raccontino" e questo mi ispira, perché mi appassionano da sempre le saghe familiari (vedi "Prima di noi").

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    3. Bene, spero che prima o poi tu riesca a trovarlo.

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    4. https://www.edizioniensemble.it/prodotto/imago-lux/

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    5. E comunque Anima Latina è davvero un disco incredibile, di una bellezza fuori dal comune.

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  2. Davvero un grande pezzo, Andrea. Curiosamente, proprio oggi, la casa editrice Ensemble mi ha contattato per chiedermi se ero interessato a recensire "Imago Lux", il romanzo appena uscito di Adriano Angelini Sut (un thriller ambientato negli anni 70). Naturalmente ho accettato, sia per la trama del romanzo che per il fatto che da tempo ero curioso di leggere "L'ultimo singolo di Lucio Battisti", dello stesso autore. Questa tua recensione ha solo confermato ciò che immaginavo, ovvero che è un romanzo che mi devo procurare quanto prima. E mi dispiace, a questo punto, di doverlo necessariamente leggere dopo questo suo ultimo, ma come immaginerai, avendo diversi libri da recensire per impegno già preso, non posso seguire il giusto ordine temporale.

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    1. Ciao Fede, mi è letteralmente volato via il tempo mentre lo leggevo e mi sono anche emozionato in un periodo come questo davvero di merda. Sono molto curioso anche io di leggere la sua nuova fatica. Adriano mi ha scritto che per la stessa casa editrice dovrebbe essere ristampato questo romanzo e altre sue opere. Mi ha felicemente stupito perché mi aspettavo di leggere un certo tipo di libro e invece me ne sono trovato un altro fra le mani.
      ... sul resto, vedi di scrivere di piu' visto che sei un lazzarone totale....

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    2. Non c'ho più il tempo che avevo una volta, devo selezionare le letture... Questo poi è l'anno di Mishima, al momento sto esaurendo tutte le pubblicazioni uscite per celebrarlo. Tutte ben fatte, peraltro.

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    3. Edizioni Idrovolante? Scrivi solo e soltanto ancora per Lankenauta?

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