"Il sergente Studer" di Friedrich Glauser (Sellerio, traduzione di Gabriella de' Grandi e Valeria Valenza)

 

Come già avevo scritto negli giorni scorsi ho deciso di dedicarmi anche al panorama letterario e saggistico svizzero. Ho trovato un po' di libri che mi interessano e dopo il saggio sulla Svizzera ho letto il primo romanzo di Friedrich Glauser "Il sergente Studer" (Sellerio, traduzione di Gabriella de' Grandi e Valeria Valenza) pubblicato nel 1936 e nel mio caso all'interno di un volume che accoglie anche "Korck & Co." e "Il Grafico della febbre" di cui scriverò prossimamente. Friedrich Glauser è considerato una specie di Simenon svizzero ma Glauser è stato un uomo con una vita molto più dolorosa e difficile dell'autore creatore di Maigret. Finì in carcere, manicomi, nella Legione Straniera, fu dipendente dalla morfina, morì a solo 42 anni ma di sicuro, dopo questa prima opera che ho letto, lo si può certamente accostare a Simenon per l'universo di fragilità presente nelle sue opere. Più che l'indagine e la scoperta dell'assassino a Glauser, come a Simenon, interessa ritrarre l'umanità nelle sue miserie, difficoltà, meschinità, debolezze. Racconta gli umili, i diseredati, gli avari, le spie, i commercianti, i bottegai, i piccolo borghesi.

Prima di leggere "Il sergente Studer" avevo visto, penso nel 2019 o forse nel 2018, il film svizzero di Leopold Lindtberg che ne era stato tratto nel 1939 (un bianco e nero che mi aveva stupito favorevolmente) e per questo la trama (un giovane ex carcerato accusato ingiustamente dell'omicidio di un commerciante, nonché padre della sua amata) e l'esito delle indagini mi era prressoché noto ma rispetto al film ho trovato sulla pagina un personaggio meno accomodante verso lo Stato e la società, meno bonario e soprattutto ho trovato incredibile lo sguardo di Glauser  intreso di cinismo e umana comprensione nel raccontare la profonda provincia svizzera/bernese (ma vale per ogni provincia) svelandone i segreti, pettegolezzi, ombre, conformismo soffocante, iprocrisia.

Un autore tutto da scoprire e per nulla invecchiato.


(Sara Davachi - Pale Bloom)

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