"Il vaccino della ragione. Libertà e crescita dopo la pandemia" - Fondazione Luigi Einaudi Onlus, a cura di Nicola Galati e Lorena Villa (Rubbettino)
"Il vaccino della ragione. Libertà e crescita dopo la pandemia" della Fondazione Luigi Einaudi Onlus, curato da Nicola Galati e Lorena Villa (Rubbettino, con la prefazione di Davide Giacalone e postfazione di Giuseppe Benedetto) è un saggio composito suddiviso in cinque sezioni: 1) economica 2) politica, 3) giuridica, 5) istituzionale-amministrativa, 5) internazionale con una serie di interventi di esponenti del mondo liberale pubblicati negli scorsi mesi durante la pandemia e che riflettono sulle decisioni del governo, sulle limitazioni della libertà, sulle prospettive del rilancio, sull'equilibrio fra salute ed ecomoia, sulla necessità imprescindibile di tutta una serie di riforme, sull'assetto dello stato (troppo centralista) mentre la parte finale è dedicata invece alla storia dell'accesso agli atti del Comitato Tecnico Scientifico per cui si impegnò, alla fine con successo, la Fondazione Luigi Einaudi.
Prima dell'estate ci eravamo forse illusi che la pandemia/crisi ce l'eravamo lasciate alle spalle e invece la seconda ondata è arrivata devastante con migliaia di altri morti, chiusure, impossibilità di vedere i propri caro. Questo è un libro che invita a non perdere mai la capacità critica, a rispettare le decisioni dello Stato ma sempre mettendole in dubbio e chiedendo la maggiore trasparenza possibile. A non smettere mai di essere controllori dello stato per mantenere la propria libertà individuale. Un vero e proprio inno al liberalismo questi interventi.
Ve ne trascriverei alcuni ma vi lascio solo l'introduzione della mia amica Lorena Villa:
"Questo libro è il frutto di una decisione presa a caldo dalla Fondazione Luigi Einaudi durante uno dei momenti storici più peculiari che il mondo moderno abbia vissuto, il momento in cui nel momento occidentale la libertà è passata in secondo piano in nome di altri valori importanti e di pericoli che per la maggioranza dei cittadini hanno ampiamente giustificato la sua enorme limitazione temporanea.
La libertà è un concetto scomodo.
Non è facile spiegare a un popolo allevato a manna statale che libertà significa innanzitutto libertà da uno Stato interventista che, a nostro avviso, dovrebbe mantenere solo caratteristiche regolatorie, ma pur accettando come utopia che si possa a breve realizzare il sogno di una vera rivoluzione liberale, la resa allo status quo non fa per noi, soprattutto in una fase in cui vengono reclamati dal Presidente del Consiglio poteri speciali in nome di uno "Stato d'emergenza" basato su atti secretati.
Il liberale sa che una società senza rischio è una chimera pericolosa, che il governo che prospetta al cittadino la possibilità di "rischio zero" che si tratti di salute, lavoro o vita sociale lo inganna in due modi: illudendolo che uno Stato possa fare meglio di ciò che, nella maggioranza dei casi, farebbero meglio il mercato e la concorrenza e soprattutto che lo Stato possa risolvere tutti i suoi problemi permettendogli di vivere in una sorta di limbo felice in attesa di una morte, quella sì, ancora inevitabile.
Il liberale che il rischio e il cambiamento in genere non solo non sono da limitare, ma sono benefici all'evoluzione della società, che il "rischio zero" non esiste e che la propaganda in tal senso è sempre strumentale alla conservazione e all'ampliamento del potere.
Ecco dunque le antenne alzate in allerta durante il lockdown per Covid-19 degli amici della Fondazione Luigi Einaudi di Roma che, con video, articoli e interviste, fatto salvo il rispetto incondizionato per operatori sanitari e vittime e senza voler discutere in alcun modo decisioni di tipo sanitario, hanno lanciato per circa due mesi i loro strali verso le decisioni in forma di DPCM che mettevano in dubbio uno o più aspetti della libertà dei cittadini o dei territori.
Liberali come sentinelle attente che, come sempre senza se e senza ma, si sono incaricati di stimolare una discussione civile e costruttive sui limiti del potere statale e sui suoi bilanciamenti.
Per noi, quelli che di libertà vivono, che alla libertà si ispirano, che le dedicano buona parte del loro lavoro o del loro tempo libero, noi che amiamo così tanto questo concetto che non riusciamo quasi a definirlo, che fatichiamo a capire come tutti gli esseri umani non la pongono sopra qualsiasi altro principio anche se spesso si definiscono liberali, per noi dicevo, è stato un periodo di iperproduzione critica, di allarmi lanciati nel web e sulla stampa, di guardia quotidiana alle azioni di un governo che non sembrava avere la situazione in pugno, benché lo usasse come forza sproporzionata contro imprenditori, runner o bagnanti casuali.
Il concetto chiava del libro è espresso chiaramente in uno degli articoli raccolti dal professor Lorenzo Infantino: "Come i grandi maestri del liberalismo ci hanno insegnato, il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza. Un potere pubblico sottratto al controllo è la fine della nostra libertà, che è libertà di scelta. L'ideale del potere, infatti, è essere assoluto o totale, per prescriverci quel che dobbiamo fare".
Il libro segue una logica molto semplice, raccoglie gli articoli tratti dal sito della Fondazione Luigi Einaudi onlus in cinque macro argomenti in ordine cronologico di uscita (vi invitiamo a visionare i video direttamente sul sito www.fondazioneluigieinaudi.it), con un'appendice straordinaria, la sentenza vittoriosa del TAR Lazio che evidenzia come le parole scritte dalla FLE si siano tramutate subito in un'azione concreta a tutela della libertà di tutti i cittadini italiani: il ricorso, vinto, al TAR Lazio per desecretare gli atti del comitato scientifico posti a base di tutti i DPCM emessi durante il lockdown, con l'appello conseguente dell'Avvocatura dello Stato che chiede il blocco del disvelamento degli atti citati. La Presidenza del Consiglio ha poi deciso di lasciar cadere il ricorso e mettere a disposizione i verbali, pur facendolo, però, lo ha fatto, in un primo momento, solo per quelli richiesti e successivamente per tutti i verbali.
Lo scopo del libro è quello di lasciare una testimonianza che risponda alla possibile domanda dei posteri: voi dove eravate quando l'emergenza sanitaria in Italia ha evidenziato drammaticamente la cronica mancanza anche degli anticorpi forniti dal liberalismo?"


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