"Un'idea elvetica di libertà. Nella crisi della modernità europea" di Carlo Lottieri (Editrice Morcelliana)

 


 Una delle poche cose buone che salvo di questa pandemia è l'avermi concesso ancora più tempo per leggere, studiare e soprattutto scrivere, anche se molte cose che ho scritto le ho letteralmente cestinate perché facevano schifo. Avrei voluto fare di più e anche scrivere di più e scrivere robe migliore, avrei preferito trovare un altro lavoro (spero che l'estate possa offrire qualche opportunità di impiego stagionale), iscrivermi a un corso di riqualifica ma sono ancora qui e le perdite economiche cominciano a farsi sentire e tantissime persone non ha ancora imparato cosa sia una filiera e cosa ci sia dietro, davanti, fuori, prima e dopo una realtà economica come il cinema e tutte le altre. 

Ho avuto modo di riflettere e mettere in dubbio alcune mie certezze politiche e anche alcuni percorsi che avevo intrapreso o in cui avevo riposto fiducia. In altri casi tutte queste riflessioni, discussioni e letture hanno rafforzato alcune mie convinzioni e anche la mia estraneità a tutta una serie di posizioni che vanno per la maggiore.

Fra gli autori che mi hanno riempito la testa di riflessioni e dubbi c'è stato sicuramente Carlo Lottieri, coi suoi libri e articoli, perché fra le varie cose tratta di argomenti che mi stanno molto a cuore: libertà individuale, federalismo e Svizzera. Ho già espresso più volte qui il mio amore per la Svizzera e il suo ordinamento e sogno un giorno che in Italia e in Europa si possa realizzare una vera e propria svolta federalista... ma so già che non accadrà mai.

Questo suo “Un'idea elvetica di libertà. Nella crisi della modernità europea” (Editrice Morcelliana, 2017) è un libro diviso in tre capitoli, una premessa e le conclusioni, densi di riflessioni che analizzano le diversità fra i cantoni dell'Unione Europea e la Svizzera, la storia del federalismo svizzero e le sue pecurialità che risalgono a epoche remote, il suo sistema politico apparentemente vetusto e come la Svizzera persista, giustamente per il sottoscritto, a non volersi sciogliere all'interno di un sistema centralistico/burocratico/statalista come quello dello spazio europeo. Un libro consigliatissimo a tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell'Europa e sono innamorati di federalismo e decentramento come il sottoscritto.

E onestamente quando si parla di Svizzera ne ho le scatole piene delle solite robe sui trenini, le banche, gli orologi, il cioccolato...

Un estratto che descrive uno dei punti cardini della Svizzera: la capacità di mediazione:

La premessa – per così dire – metafisica sottesa alla mediazione e alle logiche contrattuali è il riconoscimento della persona di fronte a noi come alterità: in tal senso si può davvero affermare che la parità giuridica è conseguente al riconoscimento dell'asimmetria io-tu e al prevalere dell'etica sull'ontologia. È allora un'idea forte della dignità dell'altro uomo, quale è facilmnete riconoscibile in talune tradizioni religiose e di seguito anche in molte pratiche sociali, che permette l'instaurarsi di rapporti sottratti al richiamo del potere. Come Elazar ha più volte evidenziato nei suoi scritti, l'orizzontalità del piano giuridico-politico e la verticalità del piano etico-religioso sembrano insomma procedere di pari passo.

Al riguardo non è senza interesse che lo spirito della mediazione sia così radicato in Svizzera e tanto importante nella sua storia. Senza la saggezza del compromesso, l'ordine elvetico sarebbe scomparso più volte nel corso dei secoli. Quando ci si trova obbligati a mediare, però, è un po' come se ci si costruisse secondo logiche del tutto particolari. Come si è mostrato, da più punti di vista la mediazione manifesta la concreta possibilità di un diritto che nasce dal mercato: quale incontro di volontà disposte a intendersi e cooperare. In questo senso va ricordato – usando le parole di Polany sul diritto evolutivo – come il “coordinamento implicito in una controversia sincera e leale debba essere classificato separatamente come un sistema di ordine spontaneo basato sulla persuasione”. La mediazione è uno scambio che produce diritto, il cui esito è una regola. Si tratta di una relazione che apre alla possibilità di nuove norme, dato che ogni soluzione può “istruire” analoghe soluzioni in casi non troppo dissimili. Ma soprattuto mai come in tali rapporti emerge la centralità delle pretese avanzate dalle parti (quali fattori primi per il definirsi del diritto stesso), che però sono tanto più forti quanto più tengono in debita considerazione la possibile complementarità con le pretese altrui. La mediazione non è certo in grado di sostituire sempre e comunque il processo ordinario. Vi sono vertenze che non trovano una composizione volontaria e addirittura è ben che non la trovino. In taluni casi i diritti non possono e non devono lasciare campo agli interessi: il gioco degli interessi mediati non può far cancellare le esigenze dei diritti reclamati. Ma è pur vero che è proprio la volontà di vedere riconosciute come assolutamente giuste le proprie ragioni che talora ha scatenato conflitti senza fine." (pp. 180-182)

 

(Joyce Manor - Never Hungover Again)

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