Parlare con mio padre + Aimee Bender
Con mio padre ormai ho smesso di provare a parlare, raccontare qualcosa di me, offrirgli degli spunti, dirgli come mi sento, cosa mi è accaduto al lavoro.
Lo lascio parlare delle sue giornate e affermare le sue verità.
Non lo fa da oggi ma da sempre.
Io e lui siamo molto diversi ma abbiamo in comune lo sprofondare nella depressione.
Ci ho messo anni ad accettare il fatto che non ero il figlio che avrebbe voluto avere. Che gli ho dato piu' dispiaceri che gioia. Che mi ha fatto del male e che io ho fatto del male a lui. Che non mi è mai interessato fare carriera, che non ho mai sognato di diventare qualcuno.
Ci ho messo tanto tempo a comprendere che questa è la vita e ci sono questioni che non si possono risolvere ma solo accettare per come stanno e lasciarle andare.
Accettare e ascoltare.
E allora lo ascolto affermare della necessità di un'alleanza strutturale PD - Cinque Stelle.
Lo ascolto incazzarsi mentre gli rispondo che non votero' mai a destra ma che non votero' mai per un partito o una coalizione alleata dei Cinque Stelle per poi perderlo in divagazioni sul "Non c'è un cazzo da fare a Lugano".
Lo ascolto nelle sue derive giustizialiste, forcaiole, giacobine, travagliste.
Lo ascolto esprimere giudizi sul mondo che mi feriscono e che mi fanno salire la voglia di spaccargli il culo.
E poi lo ascolto mentre mi racconta una delle sue storie di vita che mi fanno stare bene.
Perché alla fine lo accetto, lo ascolto perché quando parla degli altri, della donna che gli fa le pulizie, di migranti, di emarginati, del suo passato è una persona davvero in gamba e buona.
Perché trovo in lui lo sguardo della nostra famiglia, di mio nonno ma anche di mia madre.
Siamo diversi ma anche molto simili.
Siamo due uomini che non si frequenterebbero mai se non fossimo padre e figlio.
Ormai viviamo in due mondi diversi.
Ma lui sa che io ci sono per lui.
E so che si sente in imbarazzo quando sto con lui in pubblico.
Lo so.
Sento che lo metto in difficoltà.
Ed è anche per questo che non ci vediamo mai.
Perché preferisco che viva serenamente gli ultimi suoi anni senza che io gli procuri ulteriori problemi..
Preferirebbe sicuramente trascorrere molto piu' tempo con mia sorella.
E sono molto contento del loro rapporto.
Lei lo rende felice.
Tutto qui.
E ci ho pensato davanti alla tomba di mia madre.
Ho pensato a come ormai il paese dove sono cresciuto mi sia completamente indifferente, anche se stanno morendo tantissime persone che ho conosciuto.
Ho riflettuto su come io e mia sorella siamo due estranei che non si conoscono e che non hanno nemmeno voglia di tornare a parlarsi e frequentarsi.
Ogni volta che rivedo mio padre o mia sorella o torno nel mio paese torno a casa spossato, prosciugato, intristito, depresso.
Ho provato a scriverne senza particolare talento e successo in un mio vecchissimo libretto.
Prima di tornare a casa ho comprato qualche birra, un po' di vino.
Alle 20 c'è il Lugano impegnato in Coppa Svizzera.
Rileggo i racconti di Thom Jones.
Domani lavoro.
Dicono che pioverà.
Meglio.
Forse arriverà più gente al cinema.
E Domani vado ad acquistare l'ultimo di Aimee Bender perché ho bisogno di tenermi stretto chi sono.


Almeno tu con tuo padre ci parli. Noi, nonostante abitiamo nella stessa casa, lui nell'appartamento di sopra e io in quello di sotto, non ci parliamo da anni, ci limitiamo solo a un "ciao" quando ci incontriamo. Troppa distanza.
RispondiEliminaAnche con mio fratello è la stessa cosa.
L'unica persona con cui ogni tanto parlo è mia madre.
Un po' mi spiace, un po' va bene così.
Ciao, anche la mia compagna non ha praticamente rapporti da anni e anni con la sua famiglia d'origine. Io ho promesso a mia madre, prima che morisse, mi sarei curato di lui e lo avrei tenuto d'occhio.
EliminaIo non riuscirei mai a vivere nella stessa casa di mio padre e nemmeno nello stesso paese. Siamo già d'accordo che quando non potrà piu' prendersi cura di se stesso, accetterà una badante o finirà in una casa di riposo. Sempre che non si faccia fuori prima. Sono duro ma le cose stanno in questo modo.