"L'incendio delle acque" di James Still (Mattioli 1885, traduzione di Livio Crescenzi e Tonina Giuliani)

 

"Abitavamo nel campo minerario di Houndshell l’anno del boom del carbone, e ricordo che le miniere lavoravano su tre turni quotidiani. Per quasi cinque mesi i nastri traspor- tatori non cessarono praticamente nemmeno per un attimo di emettere i loro gemiti arrugginiti. Ricordo l’abbondanza che c’era, e i dollari d’argento che tintinnavano ovunque gli uomini si recassero camminando; e ricordo che i cardellini rimasero lì tutto l’inverno, con il loro petto giallo che si tra- sformò in color grigio talpa." (da "Amo il mio gallo da combattimento" pag. 16) 

Resto sempre meravigliato dalla capacità di James Still di scrivere racconti che parlano di comunità disperse negli Appalachi e che seppur lontanissime non smettono mai di parlarmi, di rimbombarmi dentro alla bocca e al cuore.  "L'incendio delle acque" è l'ultima bellissima raccolta dell'autore statunitense pubblicata da Mattioli 1885 con la traduzione di Livio Crescenzi e Tonina Giuliani e come il resto delle sue opere che ho letto si finisce in un mondo fatto di fiumi che dividono territori che sono mondi a se stanti, di famiglie che girovagano fra miniere che vivono di boom della durata di pochi mesi o anni sognando una casa propria con qualche bestia e dei campi da arare, di bambini che sognano di avere un gallo da combattimento ma che non sopportano troppo l'orrore e la violenza, di bambine che sognano vestiti che forse non avranno mai, di uomini che soffrono di febbre da fieno e che trovano la salvezza pulendo i pozzi, di donne straordinarie che sono l'anima custode della famiglia, di tavole imbandite e di settimane di miseria, dell'arte della distillazione e di ferite d'amore: 

"Sulla guancia aveva un neo di fuliggine, ed era più ca- rina di qualsiasi passerottino, più bella persino di Plumey. Sollevata una mano, mi colpì sulla bocca e fuggì via. Jimp disse: “Solo una ferita d’amore.” Il colpo m’aveva fatto male, ma ne fui orgoglioso. E poi udimmo la voce del vecchio Gid risuonare come una campana e lo vedemmo che agitava le braccia accanto al bollitore della melassa di cui s’erano tutti dimenticati. “Terra d’abbondanza!” gridava. “Abbiamo fatto diciassette galloni di robetta per caramelle.” (da "Distillazione", pag. 65)

ma anche di cavalli e carichi di pesche perduti e di fiammate di due pagine come il racconto "Incontro al Keg Branch", di canzoni e tradizioni e necrologi ma soprattutto sono racconti di una straziante umanità e con dialoghi splendidi, fulminanti, musicali, pastosi, divertenti, enigmatici (e i traduttori ci tengono a ricordare come "Questa traduzione, infatti, non sarebbe stata possibile senza uno strumento prezioso come lo Smoky Mountain Voices. A Lexicon of Southern Appalachian Speech,  che ci ha permesso di penetrare in una letteratura ancora sconosciuta al pubblico italiano) che restituiscono suoni, ansie, brama di vita, paura di questi uomini e donne da sempre condannati a lottare contro ogni avversità.

 

Commenti

Post più popolari