Nessuno tocchi Caino - I KENNEDY SI SPACCANO, SIRHAN RESTA IN CELLA (DOPO 54 ANNI)
Nessuno tocchi Caino news
Anno 23 - n. 10 - 11-03-2023
Contenuti del numero:
1. LA STORIA DELLA SETTIMANA : I KENNEDY SI SPACCANO, SIRHAN RESTA IN CELLA (DOPO 54 ANNI)
2. NEWS FLASH: SI’, C’E’ UN GIUDICE A BERLINO PER FAZZALARI ERGASTOLANO AL 41 BIS
3. NEWS FLASH: ERGASTOLO OSTATIVO: NESSUNO TOCCHI CAINO SU RINVIO DELLA CASSAZIONE A TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA
4. NEWS FLASH: SOMALIA: TRIBUNALE MILITARE DEL PUNTLAND FA FUCILARE 19 UOMINI
5. NEWS FLASH: ARABIA SAUDITA: TRE CITTADINI SAUDITI GIUSTIZIATI
6. I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :
I KENNEDY SI SPACCANO, SIRHAN RESTA IN CELLA (DOPO 54 ANNI)
Valerio Fioravanti su Il Riformista del 10 marzo 2023
Sirhan Sirhan nel 1968 uccise il senatore Robert Kennedy, il fratello
minore di John Fitzgerald, che a sua volta era stato ucciso a Dallas nel
1963. Il 1° marzo è stata discussa per la diciassettesima volta la sua
richiesta di libertà condizionale, che è stata respinta, e potrà
presentare una nuova richiesta “non prima di 3 anni”. Quel giorno Sirhan
avrà scontato 57 anni di carcere duro.
Sirhan oggi ha 78 anni. Nato a Gerusalemme da famiglia palestinese di
origini giordane, cristiano, si era trasferito con i genitori negli
Stati Uniti all’età di 12 anni. All’età di 24 anni, la sera del 4 giugno
1968, in una data che segnava il 1° anniversario della Guerra dei Sei
Giorni, sparò al senatore Robert Kennedy, che a Los Angeles aveva appena
vinto le primarie del Partito Democratico. Con quella vittoria Kennedy
Junior si avviava a essere il candidato democratico alle presidenziali
del novembre ‘68, elezioni che poi videro la vittoria del repubblicano
Nixon.
Sirhan, le cui cartelle cliniche dell’epoca attestano problemi mentali e
di alcolismo, si fece largo tra la folla, e colpì Kennedy con tre colpi
di un revolver di piccolo calibro, un “22” a canna corta. Il primo
colpo, esploso da pochi centimetri, prima della reazione della scorta,
aveva colpito il senatore alla testa, e Kennedy morì poche ore dopo in
ospedale.
Sirhan disse di aver voluto vendicare il suo popolo colpendo Kennedy,
che in campagna elettorale continuava a dirsi favorevole a un appoggio
incondizionato a Israele. Nel diario manoscritto di Sirhan compaiono più
volte frasi come “Kennedy deve morire”, “Kennedy deve essere ucciso”,
“Ucciderò Kennedy”.
Al processo gli avvocati impostarono la difesa sull’instabilità mentale
dell’imputato, che avrebbe agito impulsivamente. La pubblica accusa
esibì invece le pagine del diario, dove le ripetute accuse a Kennedy non
vennero interpretate come segno di labilità mentale, ma di
premeditazione.
Il giovane venne condannato a morte il 23 aprile 1969. Nel corso del
tempo si svilupparono varie teorie “complottiste”, alimentate
addirittura dal suo difensore, l’avvocato Pepper (difensore anche di
James Earl Ray, l’assassino di Martin Luther King, ucciso pochi mesi
prima di Kennedy Jr.), che arrivò a sostenere che Sirhan fosse innocente
in quanto non aveva agito di sua volontà ma perché qualcuno lo aveva
“programmato” attraverso l’ipnosi.
Nel 1972 per alcuni mesi la pena di morte in California venne dichiarata
incostituzionale, e prima che la legge venisse modificata Sirhan e
molti altri ottennero la commutazione delle condanne a morte in
ergastolo. Allora non esisteva l’ergastolo senza condizionale. Per
l’ergastolo “normale” la condizionale può essere chiesta dopo 25 anni.
Maturati i termini, Sirhan ha presentato la richiesta di libertà
condizionale 14 volte, ed è sempre stata respinta.
Al 15° tentativo le cose sembravano andare meglio: il 27 agosto 2021 la
sua richiesta venne accettata, anche grazie a una innovativa presa di
posizione di George Gascon, procuratore distrettuale della Contea di Los
Angeles. Gascon, che in passato era stato anche vicecapo della polizia
di Los Angeles, la città dell’omicidio, ritiene che il compito del
pubblico accusatore termini con il processo, e che la Pubblica Accusa
non debba interferire con chi è chiamato a valutare l’eventuale percorso
rieducativo di un condannato. Per questo motivo, a differenza degli
anni precedenti, la Pubblica Accusa non si era opposta a Sirhan. In più,
la difesa aveva allegato le dichiarazioni di 2 degli 8 figli ancora in
vita della vittima, Robert e Douglas Kennedy, e di Paul Schrade, che era
accanto a Kennedy e venne ferito gravemente, seppure involontariamente,
da Sirhan: erano favorevoli al rilascio. E alla Commissione era
sembrato che l’uomo fosse “sufficientemente ravveduto”.
Dopo che la stampa aveva diffuso la notizia dell’esito positivo
dell’udienza, gli altri 6 figli viventi della vittima (Joseph, Courtney,
Kerry, Christopher, Maxwell e Rory Kennedy) avevano espresso il loro
disappunto, invitando il governatore della California, Gavin Newsom, a
porre il veto. Cosa che poi il governatore ha fatto, sostenendo che il
ravvedimento che pure il prigioniero aveva dichiarato davanti alla
Commissione e in alcune interviste, non fosse “abbastanza profondo”,
visto il danno fatto all’intera nazione americana e agli 11 figli della
vittima. E adesso la Commissione per la Condizionale, i cui membri sono
tutti di nomina governatoriale, ha cambiato idea, e non pensa più che
Sihran abbia espiato abbastanza. Adesso che Sirhan ha visto anche
questa, secondo me, sì.
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SI’, C’E’ UN GIUDICE A BERLINO PER FAZZALARI ERGASTOLANO AL 41 BIS
Luigi Longo su Il Riformista del 10 marzo 2023
Di Ernesto Fazzalari avevamo già parlato un paio di settimane fa su questa pagina di Nessuno tocchi Caino. La buona novella è che la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, annullando con rinvio la decisione dei giudici di sorveglianza in merito alle sue gravi condizioni di salute. Esiste dunque un giudice a Berlino. La famosa frase, mutuata da un’opera di Bertold Brecht nella quale si narra la storia di un mugnaio che lotta tenacemente contro l’imperatore per vedere tutelato un proprio diritto, può essere la metafora della sua vicenda umana e giudiziaria.
Fazzalari si trova detenuto, in regime di 41 bis, presso il Centro Diagnostico e Terapeutico del Carcere di Parma in quanto sta espiando la pena dell’ergastolo, ridotta a trenta anni in seguito agli effetti della nota “sentenza Scoppola” della CEDU, comminata nell’ambito del processo Taurus che ha riguardato i tristi fatti della faida di Taurianova. Per lungo tempo, stante la sua latitanza durata oltre un ventennio, è stato considerato l’uomo più ricercato d’Europa dopo Matteo Messina Denaro.
Durante la sua detenzione, è stato arrestato il 25 giugno 2016, si è ammalato di adenocarcinoma duttale di tipo a cellule chiare, una forma di tumore al pancreas aggressiva e dalla prognosi incerta.
Il suo tumore, di ben 5 centimetri, è stato considerato inoperabile e attualmente è sottoposto a pesanti cicli di chemioterapia presso l’Ospedale di Parma. Il suo generale stato di salute appare già molto compromesso rilevandosi, dall’analisi della cartella clinica, la vascolarizzazione della neoplasia unitamente alla presenza di metastasi linfonodali.
A causa dell’aggravarsi delle sue condizioni, e agli effetti della chemioterapia, la difesa aveva chiesto la revoca del 41 bis e al magistrato di sorveglianza, prima, e ai Tribunali di Sorveglianza di L’Aquila e Bologna, poi, la sospensione pena o, in alternativa, la detenzione ospedaliera o domiciliare al fine di potersi curare, anche con terapie sperimentali, presso Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) ovvero presso centri che si occupano nello specifico della cura del tumore al pancreas.
Secondo i magistrati del Tribunale di Sorveglianza, che hanno rigettato le richieste, Fazzalari fuori dal circuito carcerario non potrebbe ricevere cure diverse o migliori di quelle praticate in regime detentivo grazie al continuo monitoraggio effettuato dai sanitari e la ininterrotta vigilanza del personale di Polizia penitenziaria, in grado di allertare in qualunque momento l’ausilio medico occorrente ciò anche in ragione del fatto che, pur non potendosi ignorare il gravissimo stato di salute in cui versa Fazzalari, nel caso di specie sono “evidentissime” le esigenze di certezza della pena e contenimento della pericolosità in quanto trattasi di soggetto ristretto al regime speciale ex art. 41 bis OP.
Orbene, al di la della pericolosità sociale, che in questo caso è naturalmente attenuata stante il grave stato della patologia che ne escluderebbe “in nuce” non solo qualsiasi pericolo di fuga ma anche la possibilità o la voglia della reiterazione delle condotte per cui è stato condannato, la mancata concessione del differimento di pena lede, soprattutto, il diritto alla salute del condannato, nella misura in cui gli nega la facoltà di scegliere di curarsi presso la struttura sanitaria da lui ritenuta più conforme alle sue esigenze e alla sua specifica condizione individuale.
La difesa di Ernesto Fazzalari, rappresentata dall’avvocato Antonino Napoli, non condividendo la decisione dei giudici del merito, ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la lesione del diritto alla salute del proprio assistito ed evidenziando che i giudici del merito avevano omesso un bilanciamento tra i valori costituzionali che nel caso di Fazzalari rendono incompatibile il regime del 41 bis con le cure palliative e del dolore praticate ai malati oncologici.
All’esito della valutazione del ricorso dell’avvocato Napoli la I sezione della Corte Suprema di Cassazione, in accoglimento dello stesso, ha disposto un nuovo esame presso il Tribunale di Sorveglianza di L’Aquila.
La sentenza Fazzalari ha confermato la sensibilità e senso di umanità che caratterizza, per fortuna, la dimensione umana di alcune decisioni della Cassazione.
E’ dovere del giudice, nelle proprie decisioni, di riuscire a trovare sempre un equilibrio tra empatia, compassione, comprensione, rigore e severità, in modo che la sua applicazione del diritto sia avvertita come legittima e giusta perché la decisione giudiziaria non è mai un atto di pura tecnica giuridica, ma un atto di coscienza: la coscienza del “giusto”.
ERGASTOLO OSTATIVO: NESSUNO TOCCHI CAINO SU RINVIO DELLA CASSAZIONE A TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA
In merito alla decisione della Corte di Cassazione di annullare con rinvio al Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila IL CASO Pezzino, i dirigenti di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, Presidente, Sergio D’Elia Segretario ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriere hanno dichiarato quanto segue:
“Rinvio è la parola che ha connotato la riforma del 4bis dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea per i diritti dell’uomo nel caso Viola vs Italia. La Corte Costituzionale ha rinviato al Parlamento, poi ha rinviato l’esame della legge di conversione del decreto alla Cassazione che a sua volta ha rinviato al Tribunale di Sorveglianza la valutazione del caso. Rinviare è rimandare indietro e questa è la valutazione che facciamo di questa riforma del 4bis che, seppur metta la parola fine alla presunzione assoluta di pericolosità, introduce tanti e tali paletti, da rendere davvero difficile l’esercizio del diritto alla speranza. Per noi la partita però non è ancora chiusa, perché il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ha ancora aperta la procedura nei confronti dell’Italia. E’ a questi organismi sovranazionali europei (Comitato dei Ministri e Corte Europea) che Nessuno tocchi Caino con il suo monitoraggio continuerà a fornire tutti gli el
ementi per valutare se la nuova normativa e la sua applicazione in concreto rispetta la sentenza Viola contro Italia.”
(Fonte: NtC, 08/03/2023)
SOMALIA: TRIBUNALE MILITARE DEL PUNTLAND FA FUCILARE 19 UOMINI
Diciannove uomini sono stati fatti fucilare l'8 marzo 2023 dal tribunale militare del Puntland, stato semi-autonomo della Somalia.
Secondo le autorità, tredici di questi 19 uomini appartenevano ai gruppi Al-Shabaab e Daesh.
Le esecuzioni di queste 13 persone sono avvenute in tre diverse città - Galkayo, Garowe e Bosaso – tutte intorno alle 8:00 di mattina.
A Galkayo, cinque uomini che appartenevano ad Al-Shabaab sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco nella zona Wadajir di Galmudug.
Nel frattempo, Shuayb Mohamed (noto anche come Jaffar) è stato giustiziato a Garowe. Aveva partecipato a diversi scontri tra le forze del Puntland ed Al-Shabaab a Suuj, Garmaal e Kulub nel 2016. Sebbene avesse beneficiato dell'amnistia e della riabilitazione, si era unito di nuovo ad Al-Shabaab, commettendo degli omicidi a Mogadiscio. Era stato arrestato mentre si recava a Bosaso.
Altri sei uomini appartenenti alle reti Al-Shabaab e Daesh sono stati fucilati nella città di Bosaso per aver commesso diversi omicidi nella città portuale.
Il tribunale militare ha inoltre fatto fucilare sei soldati che erano stati condannati per aver compiuto diversi omicidi di civili, il che porta a 19 il numero totale delle persone giustiziate l'8 marzo.
(Fonti: HOL, 08/03/2023; AA, 08/03/2023)
ARABIA SAUDITA: TRE CITTADINI SAUDITI GIUSTIZIATI
Tre cittadini sauditi sono stati giustiziati di recente in Arabia Saudita in tre casi distinti.
Una delle esecuzioni è avvenuta nella Provincia Orientale il 7 marzo, ha riferito l'Agenzia di Stampa Saudita (SPA).
Haidar bin Nasser al-Tahifah era stato condannato a morte per essersi unito a una cellula terroristica al fine di destabilizzare il Paese, attaccare e uccidere le forze di sicurezza, lanciare bombe molotov contro le loro auto e distruggere proprietà pubbliche.
Era stato inoltre riconosciuto colpevole di portare un'arma in pubblico per "terrorizzare" le persone e attentare alla sicurezza.
Al-Tahifah era stato giudicato colpevole da un tribunale penale ed è stato emesso un ordine reale per eseguire la condanna a morte.
Il ministero dell'Interno saudita ha avvertito in un comunicato che chiunque compia atti di terrorismo incontrerà la stessa sorte, ha aggiunto la SPA.
Gli altri due uomini sono stati messi a morte per aver commesso violenza sessuale e omicidio, ha reso noto il ministero dell'Interno il 4 marzo.
Omar bin Abdullah bin Obeidallah al-Barakati era stato condannato per aver adescato e rapito ragazzi minorenni e per averli violentati e feriti, ha detto il ministero.
Il tribunale penale lo aveva condannato a morte e il verdetto era stato approvato dalla Corte d'Appello e dalla Corte Suprema, ha precisato il ministero, aggiungendo che è stato emesso un ordine reale per applicare la condanna capitale.
Al-Barakati è stato giustiziato il 4 marzo a Gedda.
Un altro uomo è stato messo a morte a Gedda dopo essere stato riconosciuto colpevole di diversi crimini tra cui omicidio.
Mohammed bin Abdelrazaq bin Saad Faydi era stato condannato per l'omicidio premeditato di un agente di sicurezza in servizio e per aver aperto il fuoco sulle pattuglie di sicurezza, secondo il ministero dell'Interno.
Faydi era stato anche riconosciuto colpevole di aver incendiato un impianto petrolifero e di aver acquistato e detenuto armi allo scopo di "effettuare attacchi e danneggiare la sicurezza".
"[Faydi] ha adottato una mentalità “takfir” (apostata) a sostegno degli attacchi terroristici", ha affermato il ministero.
(Fonti: Al Arabiya, 04-07/03/2023)

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