Un Sì al referendum, non al governo. L'appello di Europa Radicale
UN SÌ AL REFERENDUM, NON AL GOVERNO
L’Appello di Europa Radicale
Come hanno confermato tutti i sondaggi diffusi fino al momento del
blackout elettorale, il risultato del referendum sulla legge di
revisione costituzionale in materia di ordinamento giudiziario sarà
deciso, in un senso o nell’altro, dal voto di quanti non sono elettori
dei partiti della maggioranza parlamentare, ma ritengono che la
separazione delle carriere dei magistrati sia un doveroso completamento
di un (troppo) lungo processo riformatore, articolato in tre tappe.
La prima portò, nel 1988,
un anno dopo il “referendum Tortora” sulla responsabilità civile dei
magistrati, all’approvazione del nuovo codice di procedura penale e al
passaggio dal processo inquisitorio a quello accusatorio; la seconda, nel 1999,
alla modifica dell’articolo 111 della Costituzione per l’introduzione
del principio del giusto processo, davanti a un giudice terzo e
imparziale, che indicava chiaramente la necessità di un corrispondente
adeguamento ordinamentale; la terza, oggi, all’affermazione della terzietà del giudice sul piano istituzionale e non esclusivamente processuale.
Il
fatto che questo percorso si completi in base alla legge approvata da
una maggioranza, le cui scelte legislative, con ogni evidenza, non sono
state sempre ispirate a principi e scrupoli garantisti, non toglie che
la riforma sottoposta al voto referendario abbia un segno tutt’affatto
diverso e che la sua approvazione rappresenterebbe un passo avanti
necessario, anche se non sufficiente verso un diritto penale davvero
liberale.
Impedire questo avanzamento per ostilità alla compagine di centro-destra o per indiretta sanzione di altre scelte politico-legislative sarebbe un errore e un danno per i cittadini e per la causa della giustizia giusta.
Il
voto favorevole degli elettori che non si riconoscono nell’attuale
esecutivo avrebbe peraltro un duplice effetto: far entrare in vigore una
riforma che ha solide radici nella tradizione liberale e progressista, e
al tempo stesso impedire che essa venga strumentalizzata per
giustificare politiche di segno opposto, orientate alla demagogia
securitaria e al populismo penale.
Se, come auspichiamo, alla fine
la riforma verrà approvata, questo si dovrà al voto di una parte
tutt’altro che irrilevante degli elettori dei partiti di opposizione e
quanto più questo sarà chiaro, non solo nelle analisi dei flussi
elettorali, tanto più sarà difficile per la maggioranza strumentalizzare
il successo come un’espressione di consenso alla sua politica, compresa
quella in materia penale.
Il SÌ affrancato da obbedienze di maggioranza può diventare il vero custode dello spirito della riforma.
Il SÌ consapevole, critico e liberale non solo può dare corso a una
riforma giusta, ma anche impedire che sia contraffatta per giustificare
politiche di segno esattamente opposto.
È una ragione in più per andare a votare il 22 e il 23 marzo
non come se si trattasse di un anticipo delle prossime elezioni
politiche o una rivincita delle precedenti, ma ubbidendo allo spirito
della Costituzione e ai doveri che essa impone agli elettori come
arbitri delle modifiche costituzionali.
Votiamo SÌ per un giusto processo e per una giustizia più giusta.
Pina Picierno, Stefano Ceccanti, Igor Boni, Federica Valcauda, Francesco Bragagni, Giovanni Boggero, Pietro Bussolati, Massimo Cavino, Luca Cassiani, Anna Paola Concia, Domenico Duso, Sergio D’Elia, Stefano Esposito, Piercamillo Falasca, Emma Fattorini, Roberto Giachetti, Norberto Guerriero, Claudia Mancina, Silvja Manzi, Alessandro Maran, Alessandro Massari, Enrico Morando, Daniele Nahum, Magda Negri, Carmelo Palma, Federico Papa, Giulia Pastorella, Marco Perduca, Ettore Rosato, Emilia Rossi, Sergio Scalpelli, Francesca Scopelliti, Ivan Scalfarotto, Alessandro Sterpa, Lorenzo Strik Lievers, Marco Taradash, Giorgio Tonini, Sofia Ventura, Gianni Vernetti, Paolo Vigevano
Per sottoscrivere l’appello: europaradicale@gmail.com



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