Saltare all'aria, casa, Pirlo/Campo Lavrov, libri belli
Sono una persona che fa una vita molto ma molto ritirata e da quando mio padre è stato male ho dovuto vedere e parlare con tanta troppa gente: mia sorella, parenti, dottori, infermieri, volontari, baristi, sconosciuti, pazienti, tossici, poliziotti, gente del paese. Anche al lavoro ho dovuto aprirmi, spiegare la situazione, chiedere permessi. E intanto fra lavoro, poche ore di sonno, pochissimo tempo libero da dedicare a me, a mia moglie, ai miei libri, a quello che sto scrivendo, ai miei racconti, al lago.
E come sempre quando comincio a sentirmi stanco mi accade che a un certo punto o salto all'aria o scappo o esagero in qualcosa.
E ieri allo stadio a un certo punto l'amica Marina mi ha detto: "Andy, sei arrivato da dieci minuti e hai già bevuto quattro birre. Attento."
Non mi sono accorto di nulla.
Il conto in banca sì a fine partita.
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Casa.
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Pirlo, no grazie Chi fa propaganda per la Russia non può essere Ct della nazionale e poi qui:
e aggiungo che il Campo Lavrov è davvero vasto in Italia e già sto sentendo da sinistra appelli al votiamo tutti perché nel 2027 c'è a rischio la democrazia... gente che ha il coraggio di votare e allearsi con AVS e i grillini... lasciam perdere............................. i nuovi partigiani... e dall'altra parte lo stesso schifo.
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Mi hanno sempre dato dello snob. Forse per la r moscia. Forse semplicemente perché sono sempre statouno stronzo. Ma che bello leggere "Stile Alberto" di Michele Masneri (Quodlibet) e ricordarmi di una zia di mia madre che aveva sposato un industriale brianzolo e che si atteggiava da aristocratica.
La sua casa era piena di libri che nessuno leggeva e li poteva toccare solo la donna delle pulizie per spolverarli e il sottoscritto, che ero il suo favorito perché quando andavamo a trovarla mi sedevo su un seggiolino in un angolo del grande soggiorno e non aprivo bocca. Poi quando partiva l'interminabile partita di scala quaranta ricevevo il permesso di prendere un libro qualunque, leggerlo ma senza mai avere la concessione di portarmelo a casa.
Mai.
La zia di mia madre non mi regalava mai libri ma solo cravatte.
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