"Tempo variabile" di Jenny Offill (NNE, traduzione di Gioia Guerzoni)
“Chissà perché ora mi trovo davanti allo specchi a schiacciarmi le gengive per vedere se sanguinano ancora. No. Bene. Dovrei tornare al lavoro, invece rimango lì a fare le facce finché entra qualcuno. È la ragazza bionda che si mangia le unghie. Mi viene in mente che si faceva un sacco di cristalli. Aveva raccontato una storia di quando era in bagno la prima volta che li aveva presi. Il ronzio della festa era sempre più forte, tanto che era sicura di tornare dentro e trovare un'invasione di locuste.” (pag. 85)
Tutte domande che ho respirato mentre leggevo, fra temporali e fiumi ingrossati di alberi sradicati, lo splendido romanzo “Tempo variabile” di Jenny Offill (NNE,traduzione di Gioia Guerzoni) costruito su un ritmo quasi persecutorio di pensieri, frammenti, istantanee, fulmini di un mondo che si prepara alla prossima apocalisse con una bibliotecaria Lizzie che si muove in un reticolo di mondi sovrapposti che sembrano quasi tutti sull'orlo del tracollo.
“Più tardi, continuo a pensare a quelle persone di cui ogni tanto leggi nei giornali, quelle che vengono scoperte dalla protezione animali. Vivono in un monolocale, vanno a lavorare ogni giorno, i vicini non si sono mai accorti di niente, ma quando buttano giù la porta, dentro trovano un alligatore o un boa. Cose che avrebbero potuto ucciderli.” (pag. 103)
Un'esplosione di messaggi apocalittici, visioni bibliche, strette della pace in chiese disperate, guerre lontane combattute per chissà quale motivo, questionari che esplorano ogni singolo aspetto della tua vita e in cambio vogliono solo una x nella casella giusta, catastrofi ambientali, virus assassini, assicurazioni sanitarie, fratelli tossicomani, vicini di casa spacciatori, denti guasti, figli portatori di dubbi, relazioni familiari frammentarie, morbosità ecologica, sermoni filosofici che non portano a nulla, famiglie disastrate.
Una narrazione che procede quasi per istantanee di una chiarezza lancinante, quasi come dei quadri di Edward Hopper, che illuminano il microcosmo silenzioso di cui sono composti un pensiero, una riflessione, un abbraccio, una dipendenza, un amore, una devozione, una paura, un rifugio, un discorso, un pupazzo, un cane.
“Tempo variabile” è un romanzo
permeato da un'angoscia oscura, sottile, quasi come un racconto di Shierly
Jackson strafatta di tvspazzatura/Playstation/oppiacei/metanfetamina
che prende alla gola ma che respira di un'umanità genuina perché se
la paura farà sempre parte di noi forse saranno anche sempre le
piccolissime cose della vita che ci potranno salvare: quella
quotidianità tanto disprezzata, quei particolari straconosciuti
della persona che amiamo e che abbiamo fatto nostri anno dopo anno e
di cui non possiamo fare a meno.
Quel ritrovare, sotto le coperte, nella notte, nel bosco la persona che amiamo, che ci fa sentire al sicuro, che ci protegge dal buio che sta là fuori e dentro di noi.
Che la pace sia con te.
E anche con te.” (pag. 156)
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