Il dilemma del prigioniero, Richard Powers, Antonia Molinari, Yuppie Flu e un sacco di ricordi
In questi giorni ho riletto "Il dilemma del prigioniero", uno splendido romanzo di Richard Powers che mi fu regalato da una persona a me molto e che è stato appena ripubblicato da La nave di Teseo. Non è un romanzo semplice e lo sconsiglio a tutti quelli che sono abituati a letture "lineari" e lo consiglio invece (odio semplificare) a tutti quelli che amano una letteratura massimalista/postmoderna. Ogni volta che lo rileggo mi si aprono mondi infiniti, possibilità interpretative che non avevo preso in considerazione e non avevo ancora perso mia madre e per certi versi la malattia di Edward Hobson è sovrapponibile a quella di mia madre.
Powers è uno scrittore incredibile e non riesco proprio a farne a meno.
Consola senza consolare.
Pagina dopo pagina sono finito in un vortice di ricordi, letture, volti, ferite, film, fumetti, sogni, fotografie, racconti e poi stamattina sono venuto a sapere della morte di Antonia Molinari, l'impiegata del collegio dove ho frequentato il liceo. Una presenza costante per cinque anni. Cattolicissima, severa, indisponente, buona, antipatica, noiosa, gioiosa, d'altri tempi. E allora ecco nella mia mente tornare la sua voce, l'ufficio di presidenza, le suorine che giravano silenziose, i corridoi, i due campi da calcio, la messa mattutina, il refettorio al piano inferiore coi panini al salame o al prosciutto da mangiare nell'intervallo.
Forse la depressione che non se ne va mai, forse è questa reclusione pandemica che non ha fine, forse è la mancanza del lavoro e di offerte di lavoro a cui aggrapparsi, di prospettive future a far riaffiorare mancanze e lontananze e tonnellate di dolore e allora sono tornato a riascoltare quasi maniacalmente gli Yuppie Flu ma solo quei tre dischi che mi piacciono tantissimo:




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