"Il muro" di John Lanchester (Sellerio, traduzione di Federica Aceto) + Alack Sinner + Jean Raspail + Arab Strap
Comincio ad averne i coglioni pieni delle distopie, delle visioni post-apocalittiche/fantascientifiche, dei rimandi a Orwell o Huxley e devo essere proprio un coglione per aver letto tutto "Il muro" di John Lanchester (Sellerio, traduzione di Federica Aceto) che racconta di una Gran Bretagna del futuro circondata completamente da un Muro per difendersi dall'arrivo/aggressione/invasione degli Altri.
Tra l'altro mi ha fatto uno strano effetto leggerlo mentre la Gran Bretagna post Brexit, a cui questo romanzo (e anche al muro statunitense) fa esplicito riferimento, dopo innumerevoli errori ha dimostrato di poter uscire con intelligenza/soldi/capacità di poter uscire da questa pandemia molto prima dell'UE e ve lo dice uno che sogna gli Stati Uniti d'Europa.
Ecco, non so cosa dire di questo romanzo perché l'ho trovato stucchevole, piatto, noioso, verboso, figlio di una certa retorica che ormai non riesco proprio più a digerire e mentre lo leggevo ho pensato a quel capolavoro che è "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati e non aggiungo altro per non infierire (anche sulle mie stupide velleità letterarie).
Ho pensato anche al romanzo maledetto di Jean Raspail e che per me è invece una vera e propria opera d'arte disturbante, cattiva, violenta, scritta divinamente e a suo modo profetica che è "Il Campo dei Santi". Un romanzo che a sinistra brucerebbero volentieri ma che è un testo con cui per me è stato bellissimo confrontarmi, scontrarmi, litigare, mandarlo a cagare... ma ci sono dei luccichii fra quelle pagine che sono memorabili e che invece nel libro di Lanchester non ho mai trovato. E non me ne frega proprio un cazzo che qualcuno possa considerarmi una merda perché leggo Raspail. Proprio me ne sbatto il cazzo. Basta davvero.
E allora visto che ultimamente sto leggendo un po' troppa roba che mi rompe il cazzo preferisco tornare a leggere Alack Sinner e perdermi nei miei incubi, deliri, con la nostra gatta che gironzola per la stanza in cerca di cibo e carezze mentre vanno gli Arab Strap.






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